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Rinnovabili a ostacoli

Si può montare una turbina eolica in una «Important bird area?» Macchè! Non si può. E comunque, sempre, bisogna verificare «l’area di visibilità delle pale e gli effetti cumulativi derivanti dalla compresenza di più impianti». E una linea elettrica per collegare una centrale solare può attraversare un «cono visuale la cui immagine sia storicizzata?» Ci mancherebbe altro. Non può! Gli imprenditori delle energie rinnovabili aspettavano da quattro anni regole certe per favorire gli investimenti e coniugare le esigenze di crescita e il rispetto dell’ambiente e del paesaggio: tanta attesa è stata premiata, il 2 ottobre la G.U. pubblicherà questo articolato predisposto dal ministero dello Sviluppo Economico di concerto con quelli dell’Ambiente e per i Beni culturali. Le Regioni, a cui è affidata l’istruttoria di autorizzazione dei nuovi impianti, dovranno poi recepirle entro i successivi 90 giorni. Sono, infatti, le classiche «norme cornice». Ma il quadro che promettono è di quelli deprimenti, come l’Urlo di Munch. La premessa è che il governo non vuole «un appesantimento delle procedure»: i progetti sono assoggettati ad «autorizzazione unica» rilasciata dalla Regione o dalla Provincia delegata. In questa autorizzazione, però, possono confluire fino a 19 «atti di assenso» di singole autorità: e meno male che non si volevano appesantire le procedure! Tra gli atti d’assenso necessari ce ne sono alcuni celebri come l’Aia (l’autorizzazione ambientale integrata) o la Via (valutazione dell’impatto ambientale) statale o regionale; e ci sono altri assensi meno famosi, come l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera, l’autorizzazione alla gestione dei rifiuti, il nulla osta di competenza dell’Ente di gestione dell’area protetta, il permesso di costruire del Comune interessato, il parere di conformità del progetto alla normativa di prevenzione incendi, il nulla osta delle Forze Armate per le servitù militari e per la sicurezza del volo a bassa quota (ma il regolamento precisa, bontà sua, che l’ok dei generali è richiesto «solo se necessario»), il nulla osta idrogeologico, quello sismico e per la sicurezza del volo (da parte di Enac ed Enav). Attenzione, però: se per l’impianto bisogna tagliare qualche albero? Occorre un assenso! E se i macchinari fanno rumore? Ci vuole la «verifica di coerenza con i limiti alle emissioni sonore»; e per «attraversare e usare le strade?» Un altro assenso. Che serve pure per «l’autorizzazione agli scarichi», rilasciata dall’autorità competente (ma qual è l’autorità competente per gli scarichi, per esempio a Napoli?); e serve «il nulla osta minerario relativo all’interferenza dell’impianto e delle relative linee di collegamento alla rete elettrica con le attività minerarie». Ma attenti: l’autorizzazione unica non può essere «subordinata né prevedere» misure di compensazione a favore delle Regioni e delle Province. Ma può prevedere l’individuazione di misure, «a carattere non meramente patrimoniale» a favore dei Comuni, da utilizzare per interventi di miglioramento ambientale. Chiaro? Regioni e Provincie no, Comuni sì. Purchè questi oneri siano determinati sulla base dei principi di «ragionevolezza, proporzionalità e non discriminazione della fonte utilizzata»: chiaro, no? Qualunque impianto è comunque vietato se compromette le «tradizioni agroalimentari locali, la tutela della biodiversità, il patrimonio culturale e il paesaggio rurale»; o se deturpa i siti dell’Unesco o le «zone all’interno di coni visuali la cui immagine è storicizzata e identifica i luoghi anche in termini di notorietà internazionale di attrattività turistica”. E, per carità, non disturbiamo gli «important bird», aironi, cicogne e parenti. Il tutto, nell’Italia degli smottamenti e dei rifiuti a cielo aperto. L’impressione è che da rinnovare qui ci sia ben altro che le fonti d’energia.

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