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Rimborsi Imu, Saccomanni ha firmato il decreto

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Una buona notizia per gli enti locali: dopo la firma in Conferenza unificata, ora arriva anche la firma del Ministro Saccomanni in calce al decreto che risarcisce i comuni della cancellazione della prima rata Imu.
Si chiude così la polemica sollevata dall’Anci, l’associazione dei sindaci italiani, che temeva l’impossibilità per i municipi di non poter pagare gli stipendi ai dipendenti, se il Governo non avesse compensato gli oltre due miliardi di mancato gettito della prima rata dell’imposta su abitazioni principali, terreni agricoli e fabbricati rurali.
Significa quindi che lo stanziamento di 2,32 miliardi è stato predisposto, e che le risorse dovrebbero arrivare a breve. Rimborseranno il mancato introito derivante non solo dall’abolizione definitiva della prima rata per l’abitazione principale, dopo la sospensione di maggio, ma anche dalla cancellazione della seconda rata per gli “immobili-merce”, quelli invenduti dall’impresa costruttrice, dall’esenzione per le abitazioni possedute da militari e appartenenti alle Forze dell’ordine che vivono in caserma e dall’estensione della detrazione “prima casa” (200 euro di base più 50 euro per ogni figlio convivente fino a 26 anni di età) agli alloggi degli Iacp.
Intanto a Roma finiscono 290 milioni di euro, a Torino ne arrivano 85, Milano (a causa dell’aliquota più bassa applicata lo scorso anno) ne riceve poco meno di 74 mentre Napoli 35,7. Per correggere qualche errore di calcolo, il decreto ministeriale accantona una provvista da 25 milioni di euro con cui si potrà intervenire in qualche situazione locale.

Superato, o quasi, questo scoglio, i sindaci si preparano però a una nuova battaglia: la quantificazione del gettito derivante dall’abolizione della seconda rata dell’imposta immobiliare, ufficialmente in vigore e in calendario per il 16 dicembre.
Per cancellare la seconda rata Imu, di miliardi ne serviranno dai 2,4 fino a 3, cifra a cui si arriva volendo compensare anche gli aumenti di aliquota intervenuti quest’anno come pretendono a gran voce i comuni: un’impresa difficile per un bilancio tirato all’osso e alle prese con lo sforamento del tetto nel rapporto fra deficit e Pil.
Secondo i desiderata degli amministratori locali, infatti, i risarcimenti dovrebbero essere calcolati prendendo, come riferimento, le aliquote deliberate nel 2013 e non, come invece qualcuno vorrebbe, nel 2012. Molti comuni, forse anche per questo motivo, hanno già in corso d’anno provveduto a rialzare le aliquote, e si attendono ora una pari ricompensa.
Su questo punto, però, si potrebbe aprire un nuovo fronte di scontro. Una compensazione ad aliquote più elevate, difatti, richiede per l’Erario coperture finanziarie più elevate e la situazione delle casse dello Stato italiano oggi non sono certamente fiorenti.
Ad oggi, i sindaci hanno già ottenuto un primo accordo, ma nella sostanza nulla ancora è stato deliberato, così che proprio su questo aspetto, nei prossimi giorni, si attendono aggiornamenti.

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