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Riforme bloccate dalla manovra

Fonte: Il Sole 24 Ore

Manovra pigliatutto. Ma anche la temutissima delega collegata su fisco e assistenza all’esordio alla Camera e il promesso dimezzamento di deputati e senatori quasi pronto al debutto al Senato. Da domani il Parlamento riprende in pieno l’attività, ma il decreto legge da 47 miliardi per riportare in pareggio il bilancio nel 2013 e gli altri provvedimenti collegati sono destinati a tenere a lungo in scacco l’attività legislativa. E a lasciare in naftalina un lungo elenco di provvedimenti già da tempo in lista d’attesa. A venti mesi dalla fine (naturale) della legislatura, per le Camere si apre una stagione lunga e tortuosa. Con i conti pubblici e le misure per il rilancio dell’economia destinati a tenere banco, ma in un quadro di crescente instabilità politica che alimenta altra incertezza e semina dubbi sul futuro delle riforme. Di quelle promesse, ma che restano nei cassetti, e di quelle necessarie che però non prendono forma. Ma anche delle leggi da tempo già in cantiere in Parlamento, e che pure stentano ad agguantare il sì finale. Leggi oggi ancora più fragili, che rischiano di avere sempre meno chance di arrivare al traguardo. Eppure la materia non manca, anche se spesso le “leggi da fare” spaccano maggioranza e opposizione. Giustizia, sanità, servizi pubblici, ambiente, pensioni, pubblica amministrazione, lavoro, diritti civili: sono oltre cinquanta i disegni di legge di peso che hanno già ricevuto il via libera da almeno un ramo del Parlamento. In alcuni casi si è arrivati anche alla terza lettura, di navetta in navetta tra Camera e Senato. E chissà se basterà. D’altra parte le ragioni di contrasto, che talvolta dividono trasversalmente le forze politiche, non mancano. A cominciare dalla giustizia. Tema sempre più scottante, sul quale c’è da vedere quale sarà adesso l’atteggiamento della maggioranza sui provvedimenti più cari al premier. Dalla prescrizione breve (al Senato) al processo lungo, passando per le intercettazioni telefoniche (ferme in aula a Montecitorio). Per non dire della “grande, grande” riforma costituzionale che finora non ha fatto alcun passo in avanti nelle commissioni (Affari costituzionali e Giustizia) della Camera. Altro terreno minato resta il Ddl sul biotestamento: inviato nuovamente al Senato prima delle vacanze, attende di trovare spazio per il volo finale, ma con tutte le incognite politiche del caso. Il serbatoio dei disegni di legge che vorrebbero trovare lo sprint autunnale è pieno. Come le misure anti-corruzione, licenziate dal Senato in prima lettura solo con grande fatica. O la triade di provvedimenti sanitari più attesi al varco: la governance clinica, il cosiddetto Ddl omnibus che spazia dalle misure sugli Ordini alle sperimentazioni cliniche, nonché le novità sulla responsabilità professionale degli operatori sanitari. Sempre sul versante professionale, accantonata la riforma complessiva del settore – alcune misure spot relative a praticantato, disciplina e pubblicità sono state inserite nella manovra di Ferragosto -, resta in pista la riorganizzazione dell’attività forense, che ha già in tasca il sì di Palazzo Madama e ora è all’esame della commissione Giustizia della Camera. Nella medesima condizione si trovano la riforma del condominio e le nuove misure a favore di chi cade vittima degli usurai. La prima, licenziata in Senato con larghi consensi e data per imminente, una volta arrivata a marzo a Montecitorio si è invece arenata in commissione Giustizia e da aprile non ha più fatto un passo avanti. Più spedito, invece, il cammino del Ddl sull’usura, che introduce anche un nuovo profilo di concordato per comporre le crisi di sovraindebitamento, cioé di liquidità, di famiglie e imprese: dopo il sì del Senato, la riforma ha marciato in commissione Giustizia della Camera, che ha ottenuto di esaminarla in sede legislativa. La situazione di stallo, tuttavia, non è solo di oggi, allorché l’urgenza della crisi ha spostato gran parte dell’attenzione sulle misure anti-deficit. Il bilancio della legislatura tracciato prima delle vacanze registra, infatti, un non esaltante bottino di leggi approvate (252), di cui 201 di iniziativa governativa, ma 73 sono conversioni di decreti legge (il 29%), 12 leggi di bilancio (12%) e 96 ratifiche di accordi internazionali (38%). Il Parlamento ha portato al traguardo solo 48 proprie proposte: appena il 19% del totale.

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