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Riforma Senato, Renzi: in 15 giorni si chiude

Frenata dall’ostruzionismo e con il rischio ingorgo in Aula, si complica la corsa del treno delle riforme. Da lunedì pomeriggio 21 luglio, formalmente, si potrà votare sugli emendamenti (tantissimi e non ancora ridotti) ma le certezze sui tempi rapidi dell’approvazione continuano a vacillare anche se il premier Matteo Renzi torna a porre dei paletti ben saldi, affermando che, nonostante l’ostruzionismo di opposizione e dissidenti interni, il d.d.l. Boschi avrà il suo primo placet al Senato entro 15 giorni. Nel frattempo, alla ricerca dell’ultimo sprint anche sulla legge elettorale, Renzi allarga il raggio di dialogo e cerca un maggiore coinvolgimento del M5S, aprendo su preferenze e immunità ma incassando, a stretto giro, il warning di Silvio Berlusconi, preoccupato dalla prospettiva di un ‘Patto del Nazareno II’ con i pentastellati.

I giochi, insomma, sono tutt’altro che conclusi tanto che è lo stesso Renzi, nel suo faccia a faccia con i 5 Stelle di ieri e, soprattutto, con il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, ad annunciare un nuovo giro di consultazioni da qui al 1° agosto, con la prospettiva che, nel frattempo, il d.d.l. Boschi abbia già incassato il primo sì del Senato.

Anche ieri in Aula non sono mancati gli interventi contrari al d.d.l. Boschi, da quello di Walter Tocci a quello della leghista Bisinella, mentre nessuno, finora, ha manifestato la volontà di ridurre i quasi 8mila emendamenti che frenano il percorso del testo in Aula dove, come deciso dalla capigruppo, si comincerà a votare gli emendamenti formalmente da lunedì pomeriggio – dopo le repliche dei relatori e del ministro Maria Elena Boschi – anche se, precisa Roberto Calderoli, difficilmente si potrà votare in giornata. Finora, inoltre non è stato previsto alcun contingentamento dei tempi ma un interrogativo, tuttavia, avanza con il trascorrere delle ore: il governo, se da un lato è disposto a discutere, nel merito, alcune modifiche proposte, dall’altro, di fronte ad un ostinato ostruzionismo, potrebbe in qualche modo davvero usare la ‘ghigliottina’. Anche perché l’obiettivo resta chiudere entro la pausa estiva, ovvero l’8 agosto.

Fassino: “il 2015 sia l’anno di svolta per ridefinire fiscalità locale e rapporti tra comuni e Stato”

Ieri è intervenuto sulle riforme costituzionali anche il presidente Anci Piero Fassino durante l’Ufficio di presidenza Anci, l’ultimo prima della pausa di agosto.

“Innanzitutto – ha detto Fassino – apprezziamo il fatto che dopo trent’anni di dibattito si sta avviando una profonda riforma della nostra Costituzione, in cui il ruolo dei comuni è centrale”. Un ruolo, però, che per il presidente Anci non è ancora totalmente riconosciuto, in particolar modo riguardo la composizione del nuovo Senato. “Esprimiamo insoddisfazione – spiega il presidente Anci – per il numero inadeguato dei sindaci nella nuova Camera: 21 sindaci per rappresentare oltre 8mila comuni non è un corretto modo di legittimazione. Anche sull’elezione – rimarca Fassino – non è corretto che siano i consiglieri regionali ad eleggere i sindaci; sarebbe più corretta, invece, una elezione da parte degli amministratori locali”. Un cambio quindi “auspicato” e una richiesta precisa “a tutte le forze politiche affinché tengano conto delle nostre richieste e sollecitazioni”.

Posizione confermata anche dal presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, che, commentando le parole di Fassino, ha dichiarato: “Io non vedrei male anche un riequilibrio a favore dei sindaci purché resti un Senato che sia il luogo politico” dove si affrontino “le questioni del rapporto fra le autonomie locali, le Regioni e lo Stato. Questo secondo me sarebbe il grande senso” della riforma. E’ quanto sottolinea il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, al Forum Ansa, commentando le parole del presidente dell’Anci, Piero Fassino, secondo il quale la partecipazione di 21 sindaci al nuovo Senato è inadeguata.

Sempre parlando di riforme, Fassino è tornato sul nodo province che il 31 dicembre cesseranno le proprie funzioni. “Come Anci – ha detto – sottolineiamo la necessità di un intervento urgente, per garantire alle province uscenti di poter assolvere le proprie funzioni per i restanti sei mesi di attività. Un’assenza di risorse – ha ammonito – pregiudicherebbe l’erogazione di servizi fondamentali ai cittadini”.

Il presidente Anci ha fatto anche il punto sull’annosa questione della finanza e della fiscalità locale. “Apprezziamo – ha precisato – la costante interlocuzione avuta in questi mesi con il governo, che ci ha portato a condividere scelte importanti, ad esempio sulle questioni Imu e Tasi”. Questa interlocuzione e condivisione costante deve però essere il punto di partenza per far sì che “il 2015 sia l’anno della svolta nei rapporti tra enti locali e Stato centrale”. Svolta che per il sindaco di Torino deve prevedere: “Il superamento del patto di stabilità, anche alla luce del nuovo sistema di contabilità (dal 2015 n.d.r.) che supera la distinzione tra competenza e cassa; la competenza esclusiva in capo ai comuni dei tributi locali; e una dotazione di risorse per il 2015 non inferiore a quanto previsto per il 2014”. Tutto questo, “per consentire di riattivare politiche di investimento, fortemente penalizzate in questi anni”.

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