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Riforma del Senato, è braccio di ferro all’interno del Pd

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Prosegue il braccio di ferro sulle riforme all’interno del Pd tra gli oppositori del d.d.l. del governo guidati da Vannino Chiti e il Ministro per le riforme Maria Elena Boschi. In questa frattura ha cercato di incunearsi M5s, che ha annunciato il sostegno al d.d.l. Chiti, alternativo a quello del governo: “Sulle riforme costituzionali il Movimento 5 Stelle giudica il d.d.l. Chiti una buona proposta. Con una serie di miglioramenti in tema di democrazia diretta e partecipata siamo pronti a sostenerlo”, si legge in una nota del capogruppo di M5s al Senato, Maurizio Buccarella.
Ma la giornata di ieri ha fatto registrare soprattutto l’incertezza della posizione di Forza Italia, dentro la quale monta la fronda contraria alla riforma, nonostante il nuovo incontro Berlusconi-Renzi di due settimane fa. In questo quadro è intervenuto il premier parlando di alcuni senatori che “cercano visibilità”. Ma io non ci sto a perdere la faccia, ribadisce intervistato dal Tg1. Da qui la conferma della necessità assoluta di decidere entro maggio sulla partita riforme.

“Da anni l’Italia è ferma nella palude” ma “sulle riforme costituzionali siamo veramente a un passo da un risultato storico. Fare questo ultimo miglio è fondamentale anche per dare una risposta al gesto di generosità del Presidente Napolitano”, afferma in una lettera al Corriere della Sera il Ministro per le riforme, Maria Elena Boschi.
Ancora, scrive Boschi, “una maggioranza schiacciante ha dato la disponibilità a individuare nel Senato un luogo alto di confronto sulle relazioni con l’Europa e con i territori, incentrando la composizione dell’Aula su rappresentanti di Regioni e Comuni, integrati da personalità individuate dal Presidente della Repubblica, senza alcuna indennità”. In questo scenario, sono parole del Ministro, “insistere per l’elezione diretta di una piccola parte dei senatori assume le caratteristiche più di un tentativo di bloccare la riforma che non l’affermazione di un valore imprescindibile. Il fatto che la proposta venga da parte della minoranza interna del Pd è poi particolarmente stupefacente, essendo proprio la minoranza Pd quella che ha chiesto e ottenuto alla Camera di eliminare dall’Italicum ogni riferimento alla legge elettorale del Senato proprio in forza dell’assunto per il quale il Senato non sarebbe mai stato elettivo”.

“Il Governo propone e non pretende” il ritiro del disegno di legge firmato da Chiti e altri del Pd: il “problema” è “il rispetto dei tempi che ci siamo dati. Per una questione di credibilità. Abbiamo detto che la riforma va approvata in prima lettura a Palazzo Madama entro il 25 maggio”. Così, intervistata ieri da Repubblica, il Ministro per le riforme Maria Elena Boschi ha difeso il testo del governo per la riforma del Senato.
“Le elezioni c’entrano poco – spiega -. C’entra invece il fatto che il 27 maggio Renzi incontra gli altri premier europei per discutere del futuro continentale. C’entra che la Commissione europea, qualche settimana dopo, valuterà il lavoro che abbiamo fatto sull’economia. Se ci presentiamo a questi appuntamenti avendo approvato la riforma del Senato e del Titolo V, avremo una maggiore credibilità”.
“Avevo 15 anni – ricorda – quando l’Ulivo mise, nelle sue tesi, l’idea di un Senato non elettivo, sul modello tedesco. Nessuno gridò allo scandalo. Da Ministro delle riforme Chiti confessò in Parlamento di preferire l’ipotesi di un Senato eletto ma indicò come alternativa la soluzione tedesca. Non vedo come possa appellarsi a un caso di coscienza”. Detto questo, “siamo il Pd – aggiunge – Sono gli altri quelli che espellono i dissidenti”. Boschi invita i costituzionalisti Zagrebelsky e Rodotà al confronto, ma “l’importante è che non sia solo un dibattito accademico”: “Loro fanno i professori, noi abbiamo la responsabilità delle scelte”.

“Niente di nuovo sotto il sole: ringrazio il Ministro Boschi di darmi atto di una coerenza di impostazione e quindi di non piegare le convinzioni sui cambiamenti alla Costituzione alle contingenze politiche del momento. È la replica del senatore Pd Vannino Chiti. “È evidente a tutti che la riforma del Senato proposta dal governo non ha niente a che vedere con il Bundesrat”, sottolinea Chiti.
“In ogni caso confermo che se in Italia, come in Germania, si andasse verso un federalismo solidale, la soluzione rigorosa del Bundesrat, e cioè la presenza dei soli governi regionali con voto unitario, sarebbe per me assolutamente accettabile”, spiega ancora Chiti sottolineando come, “naturalmente, dovrebbe essere sul modello tedesco anche la legge elettorale per la Camera dei deputati. La Costituzione va vista nel suo insieme: esige equilibri tra le istituzioni e tra i poteri”.
“Non si può avere per la Camera una legge ipermaggioritaria, come è l’Italicum, ri-centralizzare molte competenze, come è nella proposta del governo del nuovo Titolo V, e indebolire le funzioni di garanzia oltre che di rappresentanza dei territori del Senato”, evidenzia il senatore del Pd, concludendo: “Se le modifiche della Costituzione non hanno un raccordo unitario non si realizza un aggiornamento coerente ma si rischia di impoverire la nostra democrazia”.

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