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Rifiuti, tre giorni non bastano

A dare il benvenuto a Silvio Berlusconi, giunto a Napoli per i rifiuti, c’è un’indagine della Corte dei conti sulla gestione dell’emergenza in Campania. A Napoli il premier promette di ripulire la città in tre giorni. La corte dei conti, nero su bianco, fa capire che l’emergenza non è mai finita. E chi sa quando finirà. La Corte dei conti non fa sconti. Le colpe di una emergenza costata oltre 2 miliardi di euro? Di tante cose e di tanti. Sicuramente di «una serie di omissioni e inadempienze», ma anche di «una carente programmazione» e della «incapacità degli amministratori di alcuni comuni e consorzi di bacino ad attivare i fondi stanziati» ma soprattutto incapaci di «attuare una corretta comunicazione con le popolazioni così da mitigare la naturale avversione e diffidenza verso ogni tipo di insediamento impiantistico per quanto necessario e vantaggioso se correttamente gestito». E il pensiero va alla guerriglia di Terzigno. In Campania, praticamente si è andato avanti con «un perdurante ricorso alla gestione straordinaria» e «perdurante transitorietà». Facile addossare la colpa al «mancato decollo della raccolta differenziata», ma c’era da aspettarselo di fronte «a una strategia sino a ora incentrata sui Cdr» quanto sarebbe stato meglio, invece, realizzare «infrastrutture a sostegno di isole ecologiche e impianti di compostaggio». Quasi quasi, fa intendere la Corte dei conti, sarebbe tutta colpa degli impianti di Cdr e «del sostegno economico legato agli incentivi per gli inceneritori» che «fungendo da catalizzatore di ingenti quantitativi di rifiuti indefferenziati ha costituito un disincentivo alla implementazione della raccolta differenziata». Ma sono tanti i limiti che fanno della Campania «un’anomalia nel panorama delle regioni italiane». Non c’è «un programma operativo per la prevenzione e la riduzione dei rifiuti urbani. La situazione è grave e non concede speranze neppure ai miracoli perché, avverte la Corte dei conti, «pur attivando tutti gli impianti esistenti e quelli progettati e in attesa di finanziamento si potrebbe far fronte soltanto all’80% del fabbisogno richiesto». Che fare? Sarebbe, per esempio, «utile valutare» se «continuare ad accumulare ingenti quantitativi di eco-balle» in attesa degli altri termovalorizzatori. Niente impianti di grandi dimensioni per vasti bacini di utenza, ma una «rete infrastrutturale a basso impatto ambientale in prossimità di luoghi di produzione così da limitare i costi e i rischi ambientali». Una «funzione calmieratrice può essere rivolta a strumenti di fiscalità ambientale e locale, in particolare alla tariffa di conferimento dei rifiuti». E, perché no, «misure premiali – come il contenimento della tassa dei rifiuti – per chi raggiunge i target di conferimento differenziato» e qui la citazione è tutta per la provincia di Salerno. Un piano, quello suggerito, difficile da realizzare in tre giorni.

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