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Rifiuti, la Lega vota no al decreto

Fonte: Il Sole 24 Ore

NAPOLI – Il decreto c’è, ma non piace né alla Lega né a chi amministra Napoli e la Campania. Il tanto atteso Dl per risolvere l’ennesima emergenza rifiuti è arrivato ieri pomeriggio sul tavolo del governo: l’approvazione c’è stata, ma con il voto contrario (messo a verbale) dei ministri leghisti. «Di più non si poteva», ha detto il premier Silvio Berlusconi a margine di un incontro con gli enti locali, meglio studiare «un piano straordinario da presentare entro un mese per la realizzazione di impianti». A muso duro il ministro per le Riforme istituzionali Umberto Bossi che ha preteso che il dissenso dei suoi venisse ratificato: «Il problema dei rifiuti lo abbiamo già risolto una volta. I napoletani non imparano mai la lezione». L’opposizione grida all’«atteggiamento irresponsabile» del Carroccio mentre per il governatore campano Stefano Caldoro il provvedimento «non consente di superare concretamente le difficoltà di questi giorni» e per il primo cittadino partenopeo Luigi de Magistris è «pilatesco e deludente». Ma cosa prevede nello specifico il Dl? Il testo è essenziale, giusto tre articoli: il primo, in deroga alla normativa vigente, autorizza il trasferimento dei rifiuti urbani di Napoli fuori dalla regione Campania. Sempre che ci sia il nulla osta delle regioni riceventi. L’articolo 2 prevede l’ampliamento dei poteri dei commissari nominati dal governatore campano per i siti di conferimento locali, mentre l’articolo 3, preteso con forza dalla Lega dopo le due precedenti “fumate nere”, impone che i trasferimenti di rifiuti fuori regione abbiano come «destinazione prioritaria» le regioni limitrofe alla Campania. Secondo Berlusconi in questo momento il decreto legge «rappresenta il massimo dello sforzo che il governo poteva fare». Il premier ha poi annunciato «un piano straordinario da presentare entro un mese per la realizzazione di impianti di smaltimento», precisando la «volontà di seguire in prima persona la vicenda» recandosi «frequentemente nel capoluogo campano per seguire i lavori». Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani non usa mezzi termini: «Mi pare una frittata di proporzioni rilevanti. Il governo, invece di chiamare a raccolta la solidarietà di tutti, imposta delle norme che sollecitano la fuga di tutti». Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini sostiene che il provvedimento «conferma l’irresponsabilità della Lega. Adesso vedremo come voteranno in aula. Da noi sostegno al Dl». Il portavoce dell’Idv Leoluca Orlando contesta l’atteggiamento di un esecutivo che «scarica sulle regioni un’emergenza nazionale», ancora di più fa il Codacons che denuncia per epidemia i ministri leghisti. Come si pongono le regioni, direttamente tirate in ballo dal provvedimento? Per loro il Dl «non risolve nella sostanza il problema». Lo dice Vasco Errani, presidente dell’Emilia Romagna e della conferenza delle Regioni, sostenendo «la necessità di procedure certe per l’apertura di nuove discariche» e di «poteri speciali ai sindaci». Da Napoli il suo collega Stefano Caldoro, diretto interessato nella vicenda, appare insoddisfatto: il decreto «non consente di superare concretamente le difficoltà di questi giorni. Non è sufficiente». Ancora più netto il giudizio del sindaco de Magistris: «Ci aspettavamo che il governo facesse qualcosa per Napoli e non lo ha fatto. Il decreto è deludente e pilatesco». Per fortuna il piano da lui varato la settimana scorsa, con la conseguente apertura di un sito di trasferenza nella periferia orientale della città, comincia a dare frutti: i quantitativi di spazzatura in strada ammontano ormai a circa mille tonnellate, pulito il centro storico. Cinque giorni per risolvere la crisi non sono bastati. Ma in quindici qualche differenza, rispetto alle vecchie 2.300 tonnellate di giacenza, si vede.

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