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Rifiuti e raccolta differenziata lezione veneta anche nella tragedia

Nel Veneto alluvionato si sta facendo la raccolta differenziata dei detriti. Evidentemente per le comunità locali la terribile calamità che si è abbattuta sulla regione non giustifica il cambiamento di abitudini consolidate. Nel 2007, secondo i dati Ispra contenuti nel rapporto Unioncamere 2009, la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani raggiungeva in quella regione il 51,4%. Con un picco del 69,1% a Treviso. Mica male. Se non fosse che questo fa aumentare ancora di più la rabbia per quello che sta succedendo altrove. «Fra tre giorni a Napoli non ci saranno più rifiuti», aveva promesso il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi il 28 ottobre, in piena recrudescenza della crisi della monnezza. Ma a diciotto giorni di distanza il problema della spazzatura in Campania è tutt’altro che risolto. La situazione sembra anzi decisamente fuori controllo. Al punto che le migliaia di tonnellate di rifiuti riversate ogni giorno nelle strade di Napoli dovranno essere probabilmente spedite in Spagna, dopo aver già per anni alimentato gli inceneritori tedeschi. Uno smacco senza precedenti per politici nazionali e amministratori locali: incapaci finora di trovare una soluzione credibile alla tragedia. Basta dare, anche qui, un’occhiata ai dati sulla raccolta differenziata. Nel 2008 in Campania era al 13,5%, con punte, ma in questo caso in basso, del 7,1% nella provincia di Caserta, dove l’emergenza ambientale è drammatica, e del 10,3% a Napoli. Ma anche nelle province più «virtuose», come Salerno e Avellino, non si andava oltre il 25%, dieci punti al di sotto della soglia minima fissata dall’Unione Europea. E la Sicilia? Pensate forse che in Sicilia le cose vadano molto meglio? Pure Palermo è stata di nuovo invasa dai rifiuti e il fetore dei cassonetti bruciati è il segnale inquietante di un’altra situazione davvero a rischio. Sempre nel 2008 la raccolta differenziata in Sicilia era al 6,1%: meno della metà che in Campania. E se a Palermo si attestava al 6,6%, a Messina non andava oltre il 3,6%, a Siracusa oltre il 3,5% mentre a Caltanissetta non arrivava nemmeno al 3%. Il livello più basso d’Italia.

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