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Ridurre l’Irap? Il Sud non ci sta

Trasformare la compartecipazione Irpef in addizionale e utilizzare la compartecipazione Iva per alimentare il fondo perequativo a sostegno dei territori più deboli. Sono queste le principali richieste di modifica ai decreti attuativi del federalismo fiscale che le regioni recapiteranno oggi ai ministri Giulio Tremonti e Roberto Calderoli. I governatori ne hanno parlato ieri nel corso di una riunione straordinaria della Conferenza dei presidenti, convocata per mettere a punto una linea comune che è stata trasposta in un documento da presentare al governo. Oltre alle rivendicazioni di natura fiscale, i governatori chiedono maggiori garanzie sulle risorse da destinare al finanziamento di istruzione, welfare e trasporto pubblico locale (che rischiano di passare in secondo piano rispetto alla sanità) per i quali, «vanno opportunamente definiti i Livelli essenziali di assistenza (Lea)». Ma sulla strada che porta alla definizione di un documento condiviso, la Conferenza dei governatori non potrà non dare risposte alle richieste delle regioni del sud. Lazio, Sicilia, Calabria e Molise hanno fatto fronte comune per chiedere certezze sulla data che segnerà il debutto dei costi standard (2012 o 2014). Ma soprattutto per esprimere perplessità sulla riduzione della compartecipazione Iva che la bozza di decreto legislativo vorrebbe portare dall’attuale 44,7 al 25%. Un livello che secondo i governatori meridionali non garantirebbe la necessaria copertura della spesa sanitaria. Le regioni del Sud, inoltre, non guardano di buon occhio la chance, offerta ai territori virtuosi, di ridurre l’Irap fino ad eliminarla del tutto. «Si tratta di una misura che rischia di creare ulteriori differenze di competitività tra i territori», dice a ItaliaOggi, il presidente della regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, «perché difficilmente le regioni meridionali potranno azzerare l’Irap, come invece potranno fare quelle del Nord». «Tutto questo sarebbe in contrasto con lo spirito del federalismo fiscale», prosegue Scopelliti, «che non deve rendere più profonde le distanze tra Nord e Sud, ma deve procedere parallelamente con il piano di rilancio delle regioni meridionali». Sulla stessa lunghezza d’onda il governatore siciliano Raffaele Lombardo. «Lazio, Sicilia, Calabria, Campania e Molise», ha messo in guardia, «stanno esprimendo una posizione comune e se la Conferenza vuole pronunciarsi unitariamente per tutte le regioni non può non tenerne conto. Stiamo cercando, quindi, di arrivare a una sintesi che tenga conto del documento che queste cinque regioni stanno ponendo all’attenzione di tutte le altre». Esplicito anche l’invito di Michele Iorio del Molise, regione commissariata per i costi della sanità. «Le regioni che stanno mettendo a punto i piani di rientro», ha osservato, «necessitano per forza di cose di ulteriori verifiche tra le parti». In piena sintonia anche Stefano Caldoro, presidente della regione Campania, secondo cui «serve uno sforzo particolare per la messa a punto di un fondo perequativo funzionale» alle esigenze dei territori del sud. I governatori del Nord, dal canto loro, non sembrano molto preoccupati dalla fronda dei loro colleghi meridionali. E ostentano ottimismo. Il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, non ha dubbi: «con le regioni del sud è stata già trovata una soluzione in chiave unitaria». E il suo collega del Piemonte, Roberto Cota azzarda previsioni: «Credo che nell’incontro di domani (oggi per chi legge ndr) tutto filerà liscio».

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