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Resta il rebus sulle risorse dei Comuni

Dalle parti dell’Anci per ora prevale il silenzio. All’associazione dei Comuni la nota di Palazzo Chigi, che riassume l’accordo politico raggiunto nel Governo sull’ennesima revisione della tassazione immobiliare, non basta per prendere una posizione ufficiale. Si aspetta l’incontro di oggi con il ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio, che illustrerà i dettagli della proposta dell’Esecutivo, e, ancora di più, l’ufficio di presidenza di giovedì prossimo.

Tuttavia, interpellati dal Sole 24 Ore, alcuni sindaci non nascondono le loro perplessità sull’ipotesi di incrementare dello 0,8 per mille la sola Tasi sulla prima casa oppure il tandem Tasi-Imu sugli altri immobili. Il rischio è che la coperta dei municipi alla fine si riveli comunque corta. Anche perché non è così scontato che il gettito aggiuntivo atteso dall’aumento di aliquota garantisca gli 1,5 miliardi invocati a gran voce nelle scorse settimane dal presidente Piero Fassino. E tali cioè da assicurare sia le detrazioni ai nuclei familiari sulla falsariga di quelle previste per l’Imu sia le risorse utili a chiudere i bilanci comunali.

Quanto meno perplesso sulla via indicata dal Governo è il vicepresidente dell’Anci, Alessandro Cattaneo (Forza Italia). «Tutto ciò – commenta il primo cittadino di Pavia – che aiuta nel senso di una maggiore autonomia va bene ma la mia preoccupazione è che le tasse nel loro complesso diminuiscano». Da qui il suo monito: «Ben vengano le detrazioni ma temo che i cittadini ci continuino a vedere come quelli che aumentano le tasse». E un pensiero Cattaneo lo dedica anche all’altro chiodo fisso dei Comuni: la mini-Imu che circa 2,5 milioni di contribuenti saranno chiamati a pagare entro il 24 gennaio. «Oggi porterò al tavolo un altro elemento: l’impossibilità per i Comuni che hanno le risorse in cassa di non fare pagare la mini-Imu ai propri cittadini».

Temi e preoccupazioni che si registrano anche dalle parti del Pd. Innanzitutto sulla mini-Imu. Con il sindaco di Bologna, Virginio Merola, che rilancia la proposta dei primi cittadini emiliani di eliminarla aumentando il prelievo sul gioco d’azzardo. Ma da quest’orecchio l’Economia ha già dimostrato di non sentirci. Quanto alla Tasi, lo stesso Merola sottolinea che per come è stata congegnata la proposta riassunta nella nota della presidenza del Consiglio «non ha alcun senso dire che non si aumentano le tasse visto che poi le si fanno alzare agli altri (ai Comuni, ndr)». Bene anche per lui, dunque, l’aumento della dote per le detrazioni. Ma sarebbe bastato «aumentare di 1,5 miliardi i trasferimenti ai Comuni nella legge di stabilità tanto più che in quella sede sono stati approvati emendamenti dei parlamentari per circa sei miliardi e mezzo».

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