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Relazioni sindacali su tre binari

Le relazioni sindacali nella p.a. si fanno in tre. Messa in soffitta definitivamente la stagione della contrattazione, archiviata dalla legge Brunetta (dlgs 150/2009), le sole forme consentite di partecipazione dei sindacati alle scelte strategiche delle pubbliche amministrazioni saranno l’informazione (preventiva e/o successiva), la consultazione e l’esame congiunto. A scrivere le nuove regole del gioco, dopo l’intesa sottoscritta il 4 febbraio scorso tra governo e sindacati per regolamentare il regime transitorio conseguente al blocco del rinnovo dei Contratti pubblici, c’ha pensato lo stesso ministro della funzione pubblica che ha inviato all’Aran l’atto di indirizzo per la stipulazione dell’accordo quadro. Il testo è stato già esaminato dal Comitato di settore che, nella nuova composizione prevista dalla legge Brunetta, si è insediato ieri eleggendo a presidente il sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio. L’obiettivo del ministro e’ fare presto anche per porre un freno all’elevato contenzioso che, in assenza di regole certe, si sta formando lungo lo Stivale proprio in materia di relazioni sindacali. Con i tribunali di primo grado sempre più orientati a considerare il dlgs 150 applicabile non da subito, ma solo a decorrere dai futuri contratti (si veda ItaliaOggi del 12/1/2011). Per uscire dall’impasse il numero uno di palazzo Vidoni fu costretto a far approvare nel consiglio dei ministri del 21 gennaio (si veda ItaliaOggi del 20/1/2011) un decreto legislativo correttivo della riforma che ha chiarito, con una norma di interpretazione autentica, l’immediata applicabilità dei poteri unilaterali dei dirigenti in qualità di datori di lavoro in tema di organizzazione e gestione del rapporto di lavoro. Peccato pero’ che il decreto, approvato in fretta e furia in via preliminare da palazzo Chigi si sia poi perso nei meandri del ministero dell’economia, che non ha ancora dato il via libera al testo nonostante sia a costo zero per le casse dello stato. La bozza messa a punto da Brunetta (che ItaliaOggi e’ in grado di anticipare) non risolve tutti i problemi, ma mette alcuni importanti punti fermi. Il punto di partenza non cambia. Il futuro assetto delle relazioni sindacali dovrà «consentire il rafforzamento del sistema produttivo, lo sviluppo dei fattori per l’occupabilità e il miglioramento delle retribuzioni reali di tutti i lavoratori». E ancora, si legge nella bozza, si dovranno creare nei luoghi di lavoro «condizioni confacenti agli obiettivi generali dell’economia, perseguendo l’incremento dei redditi dei cittadini, delle imprese e degli stessi dipendenti pubblici attraverso la spinta alla competitività, all’innovazione e alla flessibilità produttiva». Vediamo allora come e in che modo si articoleranno le relazioni sindacali. L’informazione preventiva e/o successiva ai sindacati dovrà essere la regola in materia di organizzazione degli uffici, gestione dei rapporti di lavoro e trasferimenti di azienda. La consultazione dovrà invece essere attivata nelle materie previste dall’art.6 comma 1 del Testo unico del pubblico impiego (organizzazione e disciplina degli uffici, consistenza e variazione delle dotazioni organiche). Ma, spiega l’atto di indirizzo, la consultazione «non dovrà compromettere la funzionalità operativa, la tempestività e l’efficacia dell’azione amministrativa». L’esame congiunto, infine, dovrà essere il modello relazionale per tutte le materie non indicate dall’art.5 comma 2 del dlgs 165/2001 che attengano alla tutela della personalità del lavoratore (mobilità intercompartimentale pari opportunità e mobbing). Al pari della consultazione, anche le modalità di esercizio dell’esame congiunto dovranno essere tali da «non compromettere la funzionalità operativa, la tempestività e l’efficacia dell’azione amministrativa». E la decisione finale della pubblica amministrazione «non potrà essere condizionata in alcun modo da preventive forme di assenso da parte delle organizzazioni sindacali».

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