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Rei: “Un tassello di civiltà importante”

Rei: "Un tassello di civiltà importante"

Per capire il fenomeno del contrasto alla povertà, considerare i risultati ottenuti attraverso le politiche di inclusione e pensare al futuro, si è tenuto a Milano il seminario “Il contrasto alla povertà in Lombardia”, che ha messo a confronto i diversi attori impegnati su questo fronte: Comuni, istituzioni, sindacati, associazioni laiche e religiose.

Interventi al seminario sul contrasto delle povertà in Lombardia

La premessa al confronto si è basata sull’evidenza che la “nuova povertà colpisce anche e soprattutto i giovani, e coinvolge i lavoratori, perché oggi il lavoro non è più uno strumento per uscire dalla povertà”, come ha indicato Luciano Gualzetti, delegato regionale Caritas Lombardia. “Per questo dobbiamo dotarci di strumenti che sappiano affrontare le nuove povertà”, e “si deve far sì che le risorse del welfare siano spese meglio, per farle arrivare a chi oggi veramente ha bisogno”. È inoltre “necessario affiancare il trasferimento delle misure monetarie all’accompagnamento sociale”.

I risultati del SIA e l’attesa per il Rei

I dati relativi al monitoraggio dei risultati ottenuti col SIA sono stati presentati da Luca Fanelli di ActionAid e parte del Gruppo valutazione SIA, che ha considerato soprattutto le aspettative e l’impatto sui beneficiari.
Le previsioni del Governo sui destinatari dalla misura contavano tra i 220 e i 250 mila nuclei famigliari in Italia e, a febbraio 2017 – ultimo dato disponibile a livello nazionale -, dopo circa 5 mesi dall’introduzione del provvedimento, erano state accolte domande per circa 62mila nuclei pari al 26% dei potenziali beneficiari previsti. In Lombardia  la situazione si fa invece più interessante, poiché a ottobre 2017 le domande accolte sono state 15mila a fronte di una previsione di quasi 27mila, con un take-up del 57%.
Con il Rei, invece, il Governo prevede circa 700mila nuclei famigliari interessati a livello nazionale, e spera in un take-up del 60%.

Rei: il contesto lombardo

Sulla strada delle politiche per l’inclusione ora si è di fronte a un nuovo cambio di scena con l’avvio del Rei. Ma cosa provoca questa novità nella pratica dei diversi attori coinvolti?
I 1523 Comuni lombardi dovranno, con l’INPS, gestire il Rei, e per Virginio Brivio “aver deciso di investire su questa misura è un tassello di civiltà importante”. Dal punto di vista dei Comuni inoltre, “l’esperienza dei piani di zona ci ha portato a vedere la gestione dei servizi sotto il profilo dell’ambito, e a efficientarli con la formazione del personale e la loro organizzazione”. Ora per Brivio è importante sapere se la Regione “per la programmazione della misura considererà il livello di ambito o quello del distretto, frutto della nuova legge regionale sul welfare”, e se si riuscirà a far sì che “questo strumento, pur essendo tarato su una dimensione individuale rientrerà all’interno di quella rete di servizi messi in campo fino a ora da Comuni”.
Giuliano Quattrone, direttore di INPS Lombardia, ha quindi evidenziato che l’istituto si sta “attrezzando, grazie allo scambio continuo con ANCI Lombardia, per gestire informaticamente le domande dei cittadini e l’iter delle pratiche”, e per strutturare un help desk. Delicato per Quattrone sarà seguire la procedura di analisi delle domande e di decisione in merito alla loro accettazione, che necessita di una particolare attenzione nella comunicazione e interazione coi soggetti interessati, pertanto è doverosa una collaborazione con gli enti coinvolti “per rendere un servizio più prossimo a questa tipologia di utenza in difficoltà”.

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