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Rehn: il taglio dell’Imu contrario alla linea Ue

Attento e puntuale “monitoraggio” delle misure compensative che il Governo metterà in campo per finanziare l’abolizione anche della seconda rata dell’Imu di dicembre e dar vita alla nuova service tax, comprensiva della Tares. Esame nel merito, soprattutto per verificare che queste misure siano in linea con le raccomandazioni di Bruxelles, e dunque prevedano lo spostamento del prelievo dal lavoro e dal capitale a consumi, beni e proprietà. Coperture certe che non dovranno pregiudicare l’obiettivo del 3% nel rapporto deficit/Pil. La premessa è che all’uscita dalla procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo dovrà seguire il rispetto degli impegni assunti. In caso contrario, la Commissione europea riaprirà la procedura.

Giornata fitta di impegni per il vicepresidente della Commissione europea e commissario agli Affari economici, il finlandese Olli Rehn. Prima l’incontro con il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, poi l’audizione presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato. Infine, la conferenza stampa presso la sede della rappresentanza in Italia della Commissione europea. Nessuna ingerenza nelle questioni politiche interne del nostro Paese, puntualizza, anche se l’incertezza «frena la crescita» e dunque l’auspicio è che il quadro della politica interna si stabilizzi. Spetta al Governo indicare come e dove intervenire per rafforzare il percorso e il ritmo delle riforme istituzionali, che Rehn giudica indispensabili se si vorrà accrescere il potenziale di crescita dell’economia e affrontare l’emergenza occupazione. È obiettivo prioritario perché si stanno consolidando i segnali di ripresa in Europa, «ma questo non vale per l’Italia».

Resta la preoccupazione del l’esecutivo comunitario sul sorpasso della Spagna sull’Italia in termini di spread. Rehn lo definisce «un segnale di allarme», cui evidentemente non sono estranee le fibrillazioni politiche di queste settimane. Nessun intervento tuttavia a sostegno del sistema bancario, come in Spagna, ma l’annuncio di un «esame attento» delle decisioni di bilancio in arrivo. Se non risulteranno in linea con gli impegni, Bruxelles «dovrà chiedere delle correzioni». Al momento è una sorta di sospensione di giudizio: «Le conseguenze per eventuali infrazioni sono chiare e non sono certo io a voler fare l’uccello del malaugurio. Sono sicuro che il Governo e le istituzioni italiane sapranno rispettare gli impegni».

Negli ultimi tempi sono stati «fatti progressi importanti su molti fronti, ma molto resta da fare» per un Paese che Rehn paragona alla Ferrari: «Per poter vincere bisogna avere un motore competitivo, essere pronti a cambiare. Il talento non basta».

Di certo – e Rehn lo dice senza mezzi termini – la decisione di abolire l’Imu sulla prima casa per Rehn «va nella direzione opposta» alle raccomandazioni Ue. Affermazione che ha suscitato la dura reazione da parte di esponenti di primo piano del Pdl. Ora il focus si sposta sulla futura service tax che, «se ben configurata» potrebbe a quel punto essere coerente con gli indirizzi della Commissione e del Consiglio. Rehn è ben consapevole dell’impatto recessivo indotto dal rafforzamento della disciplina di bilancio, soprattutto se saranno necessari ulteriori aggiustamenti in corso d’opera. Ma non vi sono alternative per un Paese con un debito che nel 2014 toccherà il 132% del Pil, stima che Rehn giudica «più o meno in linea» con le previsioni di Bruxelles: «L’importante è che l’obiettivo di pareggio strutturale nel medio termine sia raggiunto il prossimo anno».

Alla Commissione spetta di formulare gli indirizzi e vigilare sul rispetto degli impegni assunti. Da qui la “preoccupazione” per le decisioni assunte sul l’Imu: i nuovi interventi – ribadisce Rehn – «non devono mettere a repentaglio il consolidamento dell’obiettivo di bilancio». L’Italia «è la terza economia dell’eurozona. Tutti i successi e le cadute del vostro Paese sono i successi e le cadute del l’Unione europea».

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