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Regioni: no alle modifiche

ROMA – «Una pezza peggiore del buco», attacca Roberto Formigoni (Lombardia, Pdl). «Una modifica peggiorativa e ingestibile », rilancia Vasco Errani (Emilia Romagna, Pdl). «Il Governo cambia solo la corda a cui impiccarci », accusa Sergio Chiamparino (Torino, Pd). Mentre Umberto Bossi da Palazzo Chigi assicurava che «tra le regioni e Tremonti è scoppiata la pace», governatori e sindaci a cinquecento metri di distanza replicavano: «Arriverà anche a noi questa onda positiva… È pace se rivede i tagli». Per il momento, chiosava Luigi De Filippo (Basilicata, Pd) «lo scoppio ha ucciso le regioni». Non ci stanno regioni ed enti locali e respingono al mittente anche la proposta di modifica della manovra preparata dal relatore. E questa volta a una sola voce sindaci e governatori chiedono «un tempestivo incontro » con Berlusconi. Il tempo per il varo della manovra stringe e i margini si fanno sempre più stretti: la trattativa sul filo di lana è l’ultima speranza. La tensione cresce ma formalmente i governatori restano compatti, anche se c’è da vedere alla prova dei fatti il ruolo dei presidenti leghisti Cota e Zaia di Veneto e Piemonte e di quelli Pdl del sud ( si veda articolo in basso ). La speranza è che ci sia un rendez vous col premier in questi giorni, ma l’incontro ancora non è in agenda. E Tremonti minimizza: sulle regioni «la nostra unica preoccupazione riguarda i piani di rientro». L’appiglio è ancora quello di altri cambiamenti al Senato d’intesa tra Governo e maggioranza, come non viene escluso. Sempreché nel maxi emendamento dell’Economia non si trovino improvvise sponde e aperture oggi come oggi impensabili. Altra giornata di fuoco quella di ieri per i governatori, che hanno incontrato comuni e province, poi le parti sociali, incassando massima solidarietà. «Manovra ingestibile », appunto. Alla fine il documento congiunto con comuni e province, che, oltre alla richiesta di un incontro a strettissimo giro di posta col premier, esprime l’«assoluto dissenso » sui tagli della manovra, la necessità di lavorare insieme sul federalismo fiscale (e per la relazione tecnica presentata ieri da Tremonti «non è stato così ») e il rinnovato impegno a costituire unacommissione che fotografi spese e sprechi, ma di tutti. Intanto per oggi è stata convocata un’altra riunione «straordinaria » dei governatori. La giornata tutta sulle spine per i governatori era cominciata con la lettura e la valutazione dell’emendamento depositato al Senato dal relatore alla manovra, Antonio Azzollini (Pdl). Modifica che mantiene intatta la pesantezza dei tagli ? 8,5 miliardi per le regioni a statuto speciale ? lasciando alla stato-regioni entro ottobre di decidere dove trovarli nel segno dello slogan della «flessibilità» e del riconoscimento della virtuosità in base a una serie di parametri (rispetto patto di stabilità interno, incidenza tra spese correnti e spesa per il personale, contenimento dei costi sanitari, lotta ai falsi invalidi). Il peso della manovra, insomma, resta intatto. I tagli ai servizi ci sarebbero comunque. E per il sud e per le regioni con i conti sanitari disastrati, ma non solo, come ha riconosciuto anche Renata Polverini (Lazio, Pdl), sarebbero guai seri. Il primo affondo è arrivato così ieri di prima mattina da Roberto Formigoni. «L’emendamento Azzollini è una pezza peggiore del buco» che vuole aggiustare, ha accusato il governatore lombardo. Che poi non ha rinunciato a sferrare un nuovo affondo verso Tremonti e Bonaiuti che avrebbero aggiustato il tiro sulle dichiarazioni dal Brasile di Berlusconi: «C’è una persona che vale più di un sottosegretario e di un ministro ed è il presidente del Consiglio». Non è dato sapere se Tremonti abbia gradito. E se il premier lo ascolterà.

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