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Regione, pensioni d’oro per i consiglieri

Aumentano del 3,09 per cento «con decorrenza 1 gennaio 2010» gli assegni vitalizi e di reversibilità degli ex consiglieri regionali. Costo dell’operazione: qualcosa come 300mila euro all’an-no. Una somma giudicata «necessaria» e, per questo, «già richiesta alla giunta» visto che «il bilancio di previsione del consiglio non consente l’impegno e il pagamento». Il dirigente del servizio Amministrazione e risorse umane, esattamente due giorni prima di andare in pensione firma la “determinazione” numero 209 che applica una legge approvata dall’Assemblea pugliese il 25 febbraio del 2010, alla vigilia delle ultime elezioni: l’obiettivo era quello di «parificare» i vitalizi appunto, in precedenza «previsti secondo due differenti tabelle». Gli uomini politici che tirano i remi in barca ogni mese guadagneranno, mediamente, 120 euro in più. Sono pochi o tanti? Gli edili e i metalmeccanici – per fare un paio di esempi legati al Paese reale – intascheranno rispettivamente 118 e 112 euro, ma “spalmati” in tre anni. Nell’epoca delle lacrime e del sangue, delle aziende che chiudono i battenti perché la crisi economica non fa prigionieri, di centinaia e centinaia di milioni di euro da risparmiare perché l’assistenza sanitaria pubblica, con l’acqua alla gola, non sia cancellata una volta per tutte, l’ennesimo privilegio che la Casta si concede suona come una nota stonata. Irritante da ascoltare, e da digerire, soprattutto per chi sopravvive con sussidi o cassa integrazione o chissà con quale altro mezzuccio destinato a farti sbarcare il lunario. Ma tant’è. Formalmente, l’adeguamento contrattuale è ineccepibile. Poiché «il procedimento istruttorio è stato espletato nel rispetto della vigente normativa regionale, statale e comunitaria» eccetera eccetera. Procedimento che ritocca, verso l’alto, qualcosa come centocinquanta assegni: centocinquantadue, per la precisione, di cui centodue incassati da altrettanti ex consiglieri e cinquanta dalle vedove dei notabili passati a miglior vita. Tutta gente che non vive di stenti: basta trascorrere una legislatura sui banchi di Via Capruzzi perché alla fine del lustro il vitalizio raggiunga quota 4mila euro (lordi) al mese; dopo dieci anni, gli euro salgono a 7mila; i “veterani” che hanno alle spalle quindici anni di servizio permanente effettivo, intascano 10mila euro. La vecchiaia è tranquilla, non ci sono dubbi. Tuttavia anche quelli che hanno un’età adulta ancorché non sono decrepiti, se la cavano giacché nel favoloso mondo degli Ex è possibile tagliare il traguardo della pensione – cioè beneficiare del sospirato vitalizio – «al compimento dei 55 anni». I pensionati baby sfornati di fresco, sono otto e hanno tra i 55 e i 58 anni; così come tra tutti quelli che solo da una manciata di mesi gli elettori avevano levato dai piedi o che avevano deciso di non volere ancora frequentare il più allettante emiciclo nostrano, appena quattro hanno superato i 65 anni. Né può essere dimenticato che a questi Harry Potter degli emolumenti – maghi, ma tutt’altro che adolescenti, dei conti da fare quadrare – il vitalizio non basta. C’è pure il cosiddetto assegno di fine mandato: sì, insomma, la liquidazione. Al riguardo si cita quella, faraonica, percepita dall’ex vicepresidente del Vendola I, Sandro Frisullo, inciampato in guai giudiziari e finito in cantina: 55 anni ad aprile, quindici anni di militanza accomodato sugli scranni parlamentari del tacco d’Italia, 10mila euro al mese e un “assegno lordo di fine mandato” pari a 388mila 992 euro e 96 centesimi. Prosit.

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