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Regione, manovra da 600 milioni

La manovra correttiva sarà di 600 milioni di euro. Soldi che serviranno a coprire minori entrate, almeno 100 milioni di euro, ma anche spese aggiuntive, dagli sportelli multifunzionali, ai trasporti con le isole minori. L’assessore al Bilancio, Michele Cimino, ha completato il lavoro istruttorio e ha già pronta la manovra correttiva da portare in giunta. Peccato però che l’assessore del Pdl Sicilia non sappia nemmeno se da qui a «qualche giorno» farà parte dell’esecutivo, con Lombardo che ieri avrebbe assicurato temi brevi per il varo della nuova squadra. Così la manovra, nonostante l’urgenza dovuta ai conti in rosso, rimane chiusa nei cassetti dell’assessorato, in attesa che si chiarisca il quadro politico, che Lombardo sembra invece voler confondere. Dopo aver dato fiducia al premier Berlusconi, ieri ha tenuto a precisare il suo dialogo costante con Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini: «Condivido molte delle posizioni di Fini sul Sud – dice il governatore – Dialogo poi anche con Casini, e spero che questo si possa estendere all’Udc siciliana». E sui suoi rapporti con il sottosegretario Micciché, Lombardo assicura che «sono eccellenti». Peccato però che né l’Udc siciliana né il Pdl Sicilia o i finiani vogliano un governo tecnico. Ieri in mattinata in casa Pdl Sicilia si era sparsa la voce di un imminente varo della giunta aperta al Pd. A far scattare l’allarme tra i miccicheiani le parole di Lombardo ma anche la nota del deputato nazionale del Pd Giovanni Burtone che, insieme ai colleghi Bernardo Mattarella e Bartolo Fazio, ha chiesto l’intervento «della segreteria nazionale»: «La questione Sicilia deve essere affrontata senza perdite di tempo in sede nazionale», dice Burtone. In realtà ieri, a parte i nomi sui possibili nuovi tecnici, dal presidente di Giurisprudenza Giuseppe Verde a quello della Legacoop Elio Sanfilippo, passando per l’ex presidente dell’Eni, Guglielmo Moscato, da Palazzo d’Orleans non sono arrivate novità. Lombardo si è limitato ad assicurare tempi brevi, stuzzicando il presidente dell’Ars Francesco Cascio che lo ha invitato a presentarsi già martedì in aula con una proposta. «Caro Cascio, bentornato dalle vacanze», dice. «Con l’ironia non si risolvono i problemi», ribatte il presidente dell’Ars. Intanto ieri a Roma Micciché ha convocato i suoi assessori, Cimino e Bufardeci, e i deputati nazionali. Allo studio l’ipotesi di andare avanti con un partito «del popolo siciliano», alleato con il Pdl lealista. Perché se Lombardo dovesse varare la giunta dei tecnici, i miccicheiani potrebbero davvero uscire dalla maggioranza.

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