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Redditometro subito in campo

I controlli su redditi e spese dichiarate quest’anno dovrebbero portare nelle casse dello stato 740 milioni nel 2011, 1,2 miliardi nel 2012 e quasi 1,4 miliardi a regime. Sono i frutti, sperati dal governo, dal nuovo accertamento sintetico messo a punto nella manovra correttiva (approvata ieri definitivamente dalla Camera), che al suo debutto dovrà occuparsi del rapporto fra le spese sostenute e le entrate realizzate dai contribuenti l’anno scorso, e registrate nel modello Unico da consegnare a settembre. Settembre dovrebbe vedere affacciarsi anche i nuovi prototipi con cui l’amministrazione finanziaria cercherà di indovinare i redditi dei contribuenti, anche sulla base delle analisi statistiche che hanno cominciato a confluire alle Entrate. Il principio-cardine del nuovo sistema è la «presunzione» del reddito del contribuente in base alle uscite sostenute per quattro capitoli di spesa: la casa, compresi mutui e bol-lette, i mezzi di trasporto, il tempo libero (speso magari in un centro benessere, in un circolo esclusivo o in un centro ippico), e le «altre voci» che comprendono per esempio le assicurazioni, i movimenti di capitale o i contributi ai domestici. Ognuna di queste uscite si tradurrà in «reddito presunto», sulla base del presupposto che un euro speso per la barca o in una casa d’asta “rivela” un reddito maggiore dell’euro speso per il mutuo o la bolletta della luce. Ognuna di queste spese si trasformerà in reddito presunto grazie a coefficienti che cambieranno in base alla tipologia familiare e alla zona di residenza del contribuente, perché la situazione di un single milanese è diversa da quella di una famiglia con figli in un piccolo centro del Mezzogiorno. L’attenzione sulle spese sostituisce quella sulla disponibilità di beni e servizi che governava il vecchio redditometro, e che per far scattare i controlli imponeva almeno due anni di non congruità per evitare di incappare in redditi occasionali o straordinari. Nel nuovo sistema si suppone che quanto viene speso in un determinato periodo sia finanziato con redditi “contemporanei”, per cui basta un anno di scostamento per far partire la verifica. Scende inoltre dal 25% al 20% la soglia di tolleranza nella forbice fra entrate dichiarate e redditi presunti in base all’accertamento. Si tratta, naturalmente, di una presunzione legale relativa, che lascia nelle mani del contribuente la possibilità di dimostrare che le risorse per alimentare le spese sono arrivate da altre fonti (lecite), come i redditi più vecchi, quelli esenti oppure quelli soggetti a ritenuta alla fonte. Anche le donazioni o i prestiti da parenti e amici possono offrire argomenti al contribuente contestato dal fisco. Con la manovra approvata ieri accertamento sintetico e redditometro cambiano anche le procedure, che inoltre arruolano obbligatoriamente i comuni. Prima di emettere l’accertamento, l’ufficio è obbligato a invitare il contribuente, per fornire dati e notizie rilevanti, dopodiché si può attivare l’accertamento con adesione tramite contraddittorio. Questa previsione si incrocia, con qualche problema, con la “chiamata” alle amministrazioni locali, perché prima dell’emissione dell’atto di rettifica l’Agenzia deve inviare una comunicazione al comune di residenza del contribuente. Il comune, entro 60 giorni, deve rispondere fornendo «ogni elemento utile» alla determinazione sintetica del reddito complessivo. Apparirebbe più logico, in realtà, che l’ufficio senta prima il comune e poi il contribuente, a cui a quel punto potrebbe chiedere conto di tutti gli elementi emersi nell’istruttoria. Resta da capire poi se la partecipazione dei comuni agli accertamenti sintetici alimenterà anche i premi per i sindaci antievasione, che la stessa manovra correttiva alza dal 30% al 33% del riscosso a titolo definitivo grazie al loro contributo. La relazione tecnica non fa cenno all’eventuale versamento del premio, e del resto il coinvolgimento nel redditometro non si concretizza nelle «segnalazioni qualificate», cioè non bisognose di altri elementi a supporto, previste dai primi provvedimenti attuativi della compartecipazione comunale alla lotta all’evasione. Resta il fatto, però, che un nuovo decreto dell’Economia dovrà individuare i tributi che alimenteranno i premi ai sindaci, e la partita del redditometro potrebbe riaprirsi.

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