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Raccolta differenziata, Lazio bocciato

Roma e Lazio bocciate nella raccolta differenziata. A lanciare l’allarme rosso è Legambiente, che ieri ha presentato la sua classifica dei comuni ricicloni. Per entrare in graduatoria era necessario superare la soglia del 50%, obiettivo da raggiungere per legge nel 2011. «Il Lazio invece – spiega la direttrice Cristiana Avenali – è fermo al 12,9 %, Roma al 17,4% secondo i dati Ispra riferiti al 2008, al 21% secondo l’Ama, che fa riferimento al 2009». Nella nostra regione, dunque, solo nove comuni su un totale di 378 superano la prova. E sono tutti piccoli centri, con meno di 10mila abitanti: Oriolo Romano, con una percentuale del 73,7% di raccolta differenziata e a seguire Sermoneta, Roccagorga, Lenola, Acquapendente, Nepi, Monte San Biagio, Trevignano Romano e Monterosi. «La soluzione da perseguire è quella della raccolta porta a porta – dichiara il presidente Lorenzo Parlati – bisogna togliere i cassonetti dalle strade, a Roma come negli altri capoluoghi. Una scelta importante per le tasche dei cittadini, che continuano a pagare inutilmente centinaia di milioni di euro all’anno per vedere seppelliti i propri rifiuti in discarica». Secondo i dati Ispra riportati da Legambiente, l’85,7% dei rifiuti urbani della nostra regione, pari a 2.864.068 tonnellate, sono finiti in discarica con una produzione pro-capite che continua ad essere tra le più alte d’Italia. Situazione grave nella capitale, che contribuisce alla produzione di oltre la metà dei rifiuti della regione. Per Roma, oltre che un problema di gestione, c’è anche una questione politica: mentre il piano del commissario straordinario all’emergenza rifiuti nel Lazio ha fissato per il 2011 l’obiettivo da raggiungere, rifacendosi alla legge nazionale, il Campidoglio e l’Ama hanno ridotto l’obiettivo al 35% nel 2013. «A questo punto l’aumento della Ta.Ri. è una vera beffa per i romani, perché i rifiuti finiscono in discarica», attacca Alessandro Onorato, capogruppo Udc in Campidoglio.

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