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Quel referendum è acqua passata

Concorrenza ed efficienza resteranno le basi per una buona normativa sui servizi pubblici locali, nonostante l’esito del referendum sull’acqua dello scorso giugno. È questa la convinzione di Assonime che si rintraccia in un’analisi che guarda oltre il responso delle urne sui quesiti referendari sul servizio idrico. Insomma, la tanto sbandierata ripubblicizzazione dell’acqua è soltanto uno slogan che non potrà essere realizzato. «Il punto da cui ripartire sono le regole europee, che restano ferme», è la premessa dello studio redatto dai ricercatori dell’associazione presieduta da Luigi Abete che riunisce le grandi società per azioni. In particolare, «l’affidamento diretto secondo il modello in house è consentito solo nel rispetto dei vincoli posti dal diritto europeo e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia; per gli altri affidamenti bisogna seguire procedure a evidenza pubblica», ricorda la ricerca dell’associazione guidata dal direttore generale, Stefano Micossi. I principi europei per l’affidamento delle concessioni di servizi (trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento) sono espressamente richiamati dall’articolo 30 del Codice dei contratti pubblici, ricordano Ginevra Bruzzone, Raffaella Marzulli e Virginia Dagostino, autrici del paper. L’abrogazione del richiamo all’adeguata remunerazione del capitale investito tra i criteri per la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato, secondo Assonime, «non fa venire meno il principio europeo del full cost recovery, in base al quale la tariffa deve tendere alla copertura dei costi, incluso il costo degli investimenti». Gli stessi giudici costituzionali, secondo le ricercatrici di Assonime, nella sentenza in cui hanno dichiarato ammissibile il quesito referendario hanno riconosciuto il carattere essenziale della copertura dei costi. «Occorre peraltro tenere presente», si legge nell’analisi , che il percorso di consolidamento degli equilibri di finanza pubblica a tutti i livelli di governo esige che le scelte degli enti locali riguardo alla gestione dei servizi vengano compiute secondo le modalità più efficienti, minimizzando il ricorso alle risorse pubbliche». Anche per questo motivo, «l’affidamento dei servizi con procedura a evidenza pubblica resta un’opzione importante per gli enti locali”. Le conclusioni sono confortanti, nonostante la propaganda dei vincitori del referendum tenuto il 12 e 13 giugno scorso: «È importante chiarire che una completa esclusione delle imprese private dal settore idrico non appare una via percorribile nei prossimi anni», sostiene Assonime. Infatti le perdite delle attuali reti idriche superano il 30%, con situazioni ben più gravi in alcune regioni; gli investimenti necessari per mantenere e completare le infrastrutture ammontano a 64 miliardi di euro nei prossimi trent’anni. Così, «data la scarsità di risorse a disposizione per la spesa pubblica e i limiti a un aumento del debito pubblico derivanti dal Patto di stabilità e crescita e dal Patto di stabilità interno, senza il contributo dei capitali privati realizzare gli investimenti necessari appare difficile». Sui criteri di determinazione delle tariffe, sia per il servizio idrico che per la gestione dei rifiuti, le direttive europee richiedono agli Stati membri di orientarsi al principio della piena copertura dei costi, inclusi i costi ambientali e i costi delle risorse. Ma «l’obiettivo della piena copertura dei costi, inclusi i costi di investimento, è ancora lontano, in Italia più che in altri paesi, e si può senz’altro ritenere opportuno che una parte degli investimenti sia a carico della spesa pubblica». Tuttavia, il principio di politica tariffaria sottostante non deve essere abbandonato, consiglia l’associazione presieduta da Abete non si tratta solo di un obbligo europeo, ma è anche fondamentale per evitare comportamenti scorretti di spreco delle risorse idriche: «Sia nello scenario della gestione diretta che in quello dell’affidamento con procedura a evidenza pubblica è prevedibile che nei prossimi anni le tariffe medie in Italia aumenteranno per avvicinarsi alla media europea».

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