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Province, il d.d.l. Delrio incassa la fiducia

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Il Senato ha approvato, ieri sera il d.d.l. di riforma delle province Delrio, dopo alcune ore di difficoltà tra martedì e la prima parte della giornata di ieri, poi definitivamente smorzate con la decisione di porre la questione di fiducia sul testo. Quest’ultimo, dopo la decisione dell’esecutivo, è diventato infine un maxiemendamento, che ora tornerà a Montecitorio per ricevere il via libera definitivo e diventare legge dello Stato.

Palazzo Chigi tira un sospiro di sollievo ed il sottosegretario Graziano Delrio, padre del provvedimento, parla di un grande passo per la riorganizzazione dello Stato verso un paese più semplice e moderno. Eppure, si assicura nell’opposizione, se l’esecutivo non avesse deciso di ricorrere alla fiducia, il testo che di fatto trasforma le province in “enti territoriali di area vasta” affidandone le funzioni alle “città metropolitane” e che ora dovrà tornare alla Camera, difficilmente sarebbe stato approvato.

“Una svolta politica. Un primo passo importante. Un ottimo risultato per l’Anci e per i comuni, che da tempo chiedevano un reale avvio di una nuova e concreta politica riformatrice” sono solo alcuni dei commenti con cui i sindaci dell’Anci hanno accolto la decisione del Governo di porre la fiducia sul d.d.l. Delrio. L’approvazione del d.d.l., si legge in una nota dell’Anci di ieri, consentirebbe di rendere effettive le modifiche all’attuale normativa in tempo utile per la tornata di elezioni amministrative prevista il prossimo 25 maggio.

Soddisfazione anche da parte dell’Unione dei segretari comunali e provinciali: il nuovo testo, infatti, prevede il segretario quale figura obbligatoria, e non più facoltativa, nelle unioni di comuni > leggi il comunicato dell’Unscp.

Ma come cambiano le province con la riforma tanto attesa e contestata? Ci sarà l’abolizione? O solo qualche piccola modifica? E si risparmierà davvero, o aumenteranno i costi, come temuto da più parti, non ultima la Corte dei conti?

Come diventeranno le province
Lo stato attuale delle giunte provinciali, ormai in funzione di commissari pro tempore degli enti in via di smantellamento, viene prorogato fino a fine anno. Quindi, a prendere il posto degli attuali presidenti di provincia sarà un sindaco eletto da tutti i sindaci del territorio: la provincia, come ente territoriale, resterà interamente al suo posto. Le cariche saranno svolte a titolo gratuito.
Ci saranno 16 consiglieri nei nuovi consigli provinciali oltre i 700mila abitanti, dodici tra 300mila e 700mila, dieci per quelle con densità inferiore: resteranno in carica per un biennio.
Non cambia, poi, il numero delle province: 107 erano e 107 rimarranno dopo la riforma Delrio. Però le loro funzioni saranno ritoccate, mantenendo in capo, essenzialmente, quella relativa all’edilizia scolastica, alla pianificazione territoriale, ai trasporti in ambito provinciale, all’ambiente e alle pari opportunità.

Città metropolitane
Vengono istituite a Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, per le regioni a statuto ordinario. Ad adottare le città metropolitane nelle regioni a statuto speciale, andranno presi i medesimi criteri della legislazione nazionale.
Il territorio della città metropolitana coincide con quello della provincia: tra le sue funzioni, anche quella diregolare le unioni di comuni, anch’esse ridefinite dal d.d.l. Delrio.
Qui, i sindaci dei comuni capoluogo prenderanno anche il titolo di sindaco metropolitano. Oltre i 3 milioni di abitanti, saranno 24 i consiglieri, diciotto entro gli 800mila e 14 per le aree meno popolose. I consigli metropolitani saranno composti da sindaci o consiglieri comunali

Cambiano anche i comuni
Aumentano i consiglieri nei comuni tra i 3mila e 10mila abitanti: oltre al sindaco, verranno eletti dodici consiglieri e il massimo degli assessori sarà di quattro. Sotto i 3mila, due assessori e dieci consiglieri, oltre al primo cittadino.

Per saperne di più

Città metropolitane, province e unioni di comuni: cosa cambia
La sintesi della legge

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