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Proroga impossibile nelle città al voto

Quarantanove giorni per fare i conti con la girandola di novità della Tasi, sperare che il Governo chiuda con qualche strumento extrafiscale la falla da un miliardo lamentata dai sindaci, decidere come distribuire l’eventuale aumento aggiuntivo (che deve ancora diventare legge) e a chi assegnare le detrazioni finanziate per questa via, scrivere tutto nelle delibere, approvarle in Giunta e Consiglio e farle conoscere ai contribuenti. Per le amministrazioni locali il debutto della Iuc innesca un tour de force di calcoli e procedure da chiudere entro il 28 febbraio, data entro la quale vanno approvati i bilanci preventivi 2014 alla luce della proroga concessa dal Governo.

Lo strumento per allungare i tempi, in realtà, ci sarebbe. Lo mostra la storia recente: la proroga continua, quella che ha spinto fino al 30 ottobre la scadenza per l’approvazione dei preventivi nel 2012 e l’ha portata al 30 novembre (con possibilità di correttivi ulteriori fino al 16 dicembre) nel 2013.

L’arma, che deroga lo Statuto dei diritti del contribuente dove si impone di far conoscere ai cittadini fin dall’inizio il carico fiscale previsto per tutto l’anno, quest’anno però è spuntata. In primavera, come ricorda l’Anci, vanno al voto 4.084 Comuni, il 50,4% dei municipi italiani, e dove sono attese le elezioni l’attività amministrativa si chiude proprio a fine febbraio. A meno di non voler scaricare la palla sui futuri sindaci ma in quel caso, tra primo turno, ballottaggio, insediamento e inizio dei lavori si dovrebbe rimandare tutto dopo l’estate. Regalando ai contribuenti un altro anno di incertezza sul Fisco locale.

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