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Proroga al piano casa toscano

Prorogata alla fine del prossimo anno la legge regionale della Toscana (la 24/2009 sul cosiddetto piano casa) che concede incentivi e premi in volumi e superfici per gli interventi di ampliamento e demolizione e ricostruzione di immobili. È una delle disposizioni contenute nella legge regionale del 5 agosto 2011, n. 40 (Burt n. 41 dell’8 dello stesso mese) con la quale è stato dato attuazione all’articolo 5 del d.l. 70/2011 (decreto sviluppo), che impone alle Regioni di legiferare (salvo l’applicazione secca delle norme statali) per semplificare il procedimento di rilascio, anche in deroga alle previsioni dei piani regolatori, del permesso di costruire con la formazione del silenzio assenso, per l’estensione della Scia (segnalazione certificata di inizio attività) e per incentivare la riqualificazione delle aree urbane. Tra le Regioni del Centro-Nord la Toscana è stata la prima a dotarsi di una sua legge. «Volevamo evitare – ha dichiarato l’assessore, Anna Marson – che scattasse l’applicazione della normativa nazionale in deroga, che avrebbe consentito cambi di destinazione d’uso, premialità e delocalizzazioni fuori da qualunque regola». La riforma della legge regionale sul piano casa rende ora possibile realizzare interventi di ristrutturazione e sostituzione edilizia con un incremento del 20% della superficie lorda anche dei capannoni industriali e artigianali ubicati in aree produttive. Per promuovere gli interventi di rigenerazione delle aree urbane viene modificata la legge regionale sul governo del territorio (la n. 1/2005), per permettere ai Comuni di dotarsi di un apposito piano strutturale con la possibilità di concedere premi fino al 35% della superficie lorda esistente nell’area da riqualificare. Per evitare l’immediata applicazione delle misure sull’edilizia privata del decreto legge sviluppo, anche il parlamentino umbro ha approvato delle proprie norme all’interno di un ampio provvedimento di semplificazione amministrativa e di formazione sull’ordinamento regionale e degli Enti locali territoriali (lr n. 8 del 21 settembre 2011, Bur n. 41 del 21/09/2011, s.o. n.1). Una grande innovazione viene introdotta in fatto di premesso di costruire con la riformulazione dell’articolo 7 della legge 1/2004 sull’attività edilizia. La versione originaria di quella norma prevedeva che alla fine di tutto l’iter se, entro 15 giorni, il responsabile comunale dello sportello unico non avesse adottato il provvedimento finale sulla richiesta del permesso di costruire operava il silenzio-rifiuto, cioè l’istanza sarebbe dovuta essere considerata rigettata. Con la nuova legge il ribaltamento è di 180 gradi: decorsi quei 15 giorni senza che il responsabile comunale del procedimento «abbia adottato un provvedimento di diniego, il permesso di costruire si intende assentito». La Regione Emilia-Romagna ha ritenuto sufficiente fornire, con la deliberazione della Giunta n. 1281 del 12 settembre 2011, alcune indicazioni applicative della legislazione regionale di settore che aveva anticipato le norme statali, in alcuni casi migliorandole anche. Succede, ad esempio, per la formazione del silenzio assenso per il rilascio del permesso di costruire: per la legge regionale 31/2002 sono sufficienti 75 giorni nei Comuni fino a 100.000 abitanti e 135 in quelli oltre questa soglia, a fronte dei 90 e dei 150 previsti dal decreto sviluppo. La scelta di Viale Aldo Moro è in buona parte condivisa anche dalle imprese di costruzione. «Su un solo aspetto esprimiamo disaccordo, quello della mancata applicazione del permesso di costruire in deroga agli interventi privati di modifica delle destinazioni d’uso – afferma Gabriele Buia, presidente regionale dell’Ance -. Riteniamo che tale scelta sia stata un errore, soprattutto in questo momento di particolare crisi. Alcuni micro e piccoli interventi sarebbero divenuti immediatamente realizzabili con il parere positivo del Comune. Confidiamo che si possa trovare a breve una soluzione». Nella Marche la normativa per dare attuazione al decreto sviluppo è ancora in formazione. La Giunta regionale ha trasmesso all’Assemblea una proposta di legge recante “Norme in materia di riqualificazione urbana e assetto sostenibile”. I Comuni potranno riqualificare parti del loro territorio approvando un Poru, un Programma Operativo per la Riqualificazione Urbana.

Fonte: Il Sole 24Ore

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