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Progettazioni, gare in estinzione

Il mercato delle gare dei servizi di ingegneria e architettura rischia di sparire dopo le recenti modifiche normative che cancellano le gare nazionali (fino a 193 mila euro) a vantaggio di affidamenti diretti e trattative private; viceversa viene rafforzato lo spazio operativo delle progettazioni interne alle stazioni appaltanti. Ed è allarme rosso fra i progettisti. Tutto ciò accade dopo il varo delle modifiche al Codice di luglio e la recente approvazione al Senato del disegno di legge «Statuto di impresa» in attesa dell’approvazione, in terza lettura, della Camera (ma dovrebbe trattarsi di una formalità). Con quest’ultimo provvedimento si porta a 125 mila euro (per le amministrazioni centrali dello Stato) e a 193 mila per tutte le altre stazioni appaltanti, la soglia fino alla quale è ammesso scegliere i progettisti con una gara informale previo invito di cinque soggetti. Si va, quindi a toccare, l’articolo 91, comma 2 del Codice che rinvia all’articolo 57, comma 6 del Codice per la scelta dei progettisti quando un incarico risulti di importo inferiore a 100 mila euro e, quindi, ammette la scelta con una sorta di gara informale con invito a cinque soggetti scelti a seguito di indagine di mercato, ma in pratica fortemente discrezionale e senza trasparenza successiva. La materia è disciplinata anche dal regolamento del Codice (dpr 207/2010) nel presupposto, però che vi sia anche una fascia di incarichi (da 100 mila a 193 mila) affidabile con ordinaria gara, senza inviti limitati a pochi soggetti. Invece con la norma approvata in Aula (dopo che in Commissione industria era stata soppressa) si cancellano di fatto le gare nazionali (sotto la soglia dei 193 mila euro di importo stimato) e si rende obbligatorio il ricorso alla procedura negoziata con invito a cinque da 40 mila a 193 mila. Questo recente intervento normativo si somma infatti al precedente ritocco apportato dal decreto-legge 70/2011 che ha portato da 20 mila a 40 mila il tetto fino al quale le stazioni appaltanti potranno sceglie addirittura fiduciariamente, in via diretta, l’affidatario dei servizi. Dietro ad entrambe le operazioni c’è lo zampino della Lega che ha caldeggiato la modifica di luglio e che, con il disegno di legge «Statuto di impresa», ha portato a compimento un vero e proprio blitz con un emendamento in Aula (del senatore Luciano Cagnin) approvato nella quasi indifferenza generale. Ma non è tutto: di recente anche la Corte dei conti, con la delibera n. 51 del 4 ottobre, ha escluso gli incentivi per la progettazione interna di opere pubbliche (che vanno al Rup, stazione unica appaltante, e ai tecnici comunali) dal tetto di spesa per il personale degli enti locali. Al riguardo la magistratura contabile sembra essere stata chiara: gli incentivi sono «destinati a remunerare prestazioni professionali tipiche di soggetti individuati o individuabili e che peraltro potrebbero essere acquisite attraverso il ricorso all’esterno dell’amministrazione pubblica con possibili costi aggiuntivi per il bilancio dei singoli enti». Per il Centro studi del Cni, Consiglio nazionale ingegneri, (dati riferiti al 2009) si tratta dell’8,7% del mercato complessivo, per un valore di 1,48 miliardi di corrispettivo sottratto al libero mercato. Le prospettive sono quindi fosche, tanto che l’Oice, con il presidente Gabriele Giacobazzi, ha sottolineato come la recente norma approvata al Senato «renda discrezionali il 92% degli affidamenti e incentiva fortemente il processo di suddivisione degli incarichi di rilievo comunitario e oltre, con un quasi certo e annunciato azzeramento delle gare comunitarie». Senza parlare dei costi, dal momento che in una trattativa privata, di norma, il prezzo è più alto di almeno il 15-20%.

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