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Primi conti sul nuovo fisco municipale

Primi conti sul nuovo fisco municipale. L’aliquota del 7,6 per mille sull’Imposta municipale unica garantirà ai comuni un gettito complessivo di circa 11,57 miliardi, calcola la Ragioneria generale dello Stato, che ha inviato alla Bicamerale la relazione tecnica al decreto legislativo per il federalismo municipale come modificato ieri dal governo.
La precedente relazione, depositata il 25 gennaio, non conteneva previsioni sull’Imu perché l’aliquota veniva rinviata a un successivo provvedimento. Il gettito stimato equivale a quello di tutte le imposte che l’Imu sostituirà dal 2014 (addizionale regionale e comunale Irpef, Irpef su redditi fondiari di immobili non locati e Ici) “pertanto – si legge – appare neutrale”.
Cambia la cedolare secca sugli affitti, con le aliquote che scendono al 21% per i canoni liberi e al 19% per i canoni concordati, ma per la Ragioneria generale dello Stato la misura è ugualmente ‘coperta’ ai fini dell’andamento di cassa. La nuova relazione tecnica vede stime ‘ribassate’, sia per quanto riguarda l’emersione del nero che per quel che riguarda il gettito complessivo della norma, scontando ovviamente la riduzione delle aliquote. Tuttavia, per i tecnici del Tesoro la misura – ai fini della cassa – è coperta “già a partire dal primo anno di applicazione”, grazie alla percentuale di acconto della cedolare secca, pari all’85% (l’acconto Irpef era del 75%), che non era calcolata nelle precedenti stime. In termini di competenza, però, si perdono 216 milioni nel 2011.  La precedente relazione computava il gettito di competenza della cedolare secca a 3,414 miliardi nel primo anno, 3,814 nel secondo e 4,213 a decorrere dal terzo anno. Grazie anche ad un recupero di gettito di competenza annua dovuto all’emersione del ‘nero’ di 599 milioni il primo anno, 999 milioni nel secondo anno e di 1.398 milioni il terzo anno. I nuovi dati con le aliquote ridotte, sempre in termini di competenza, fissano invece il gettito a 3,194 miliardi nel 2011, 3,558 nel 2012, 3,923 a decorrere dal 2013. Cala di conseguenza anche la stima del recupero dell’evasione: 548 milioni il primo anno, 912 milioni il secondo anno, 1.277 milioni a decorrere dal terzo anno. La perdita di gettito, sempre in termini di competenza, è di 3,410 miliardi nel 2011, con una ‘scopertura’ di 216 milioni. Ma in termini di cassa il discorso cambia: tra Irpef e imposte di registro e di bollo, la perdita di gettito è di 2,689 miliardi, mentre dalla cedolare dovrebbero arrivare – nel 2011 – 2,715 miliardi. Con un ‘guadagno’ per la cassa di 26 milioni di euro, che sale a 98 milioni nel 2012 e a 75 nel 2013.
Intanto la tassa di soggiorno si avvia a un nuovo restyling. Il Ministro del turismo, Michela Vittoria Brambilla, è intervenuta venerdì durante il Consiglio dei Ministri, a sostegno delle imprese ricettive italiane rispondendo alle loro preoccupazioni in merito alla tassa di soggiorno, il cui inserimento fra i tributi di scopo previsti nel decreto sul federalismo municipale è considerato dall’Anci, Associazione dei comuni italiani, condizione imprescindibile per il consenso al testo. Il Ministro Brambilla, dopo aver illustrato la situazione di difficoltà in cui versa il settore da oltre due anni e aver sottolineato la necessità di un sostegno che possa in parte colmare lo svantaggio fiscale che grava sulle imprese turistiche nel nostro paese rispetto ai concorrenti europei, ha chiesto che fosse riconosciuto il ruolo centrale di queste aziende in un comparto produttivo strategico come il turismo. Le modifiche concordate dal Ministro Brambilla con il collega Roberto Calderoli, che saranno inviate al relatore della commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale perché siano recepite nel parere che verrà formulato, prevedono specifiche misure di sostegno alle strutture ricettive, incluse esenzioni ed agevolazioni riservate a questa particolare categoria produttiva, oltre agli investimenti per finalità turistiche e di valorizzazione del patrimonio artistico ed ambientale ed i relativi servizi, quale esclusivo impiego del gettito del nuovo tributo, che si configura in effetti come una vera e propria tassa di scopo. Anche l’altra novità rispetto alle precedenti formulazioni è volta a riconoscere il ruolo delle imprese e delle associazioni di categoria nel determinare i criteri di attuazione del provvedimento. Le associazioni saranno coinvolte in sede di emanazione dei regolamenti di attuazione di tale tassa di scopo sia a livello nazionale, sia in particolare a livello comunale. I comuni che intenderanno istituire la tassa di soggiorno dovranno discutere con la rappresentanza degli imprenditori delle strutture ricettive della loro città le modalità relative alla sua applicazione ed agli interventi da finanziati con i relativi proventi.

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