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Prefetti in agitazione contro i possibili tagli

ROMA – Oltre 100 prefetti di tutta Italia riuniti al teatro Capranica a Roma per dire no ai tagli indiscriminati e ai tentativi, più o meno rientrati, di un’abolizione della categoria «con il tratto di penna di un emendamento». In oltre 200 anni di storia non era mai accaduto che i rappresentanti dello stato sul territorio si incontrassero in un’assemblea così numerosa. L’occasione ieri è stata organizzata dal sindacato Sinpref, i toni forse erano più quelli di un convegno, ma il messaggio è stato comunque netto e chiaro: «Chiediamo rispetto» per dirla con le parole di Giuseppe Pecoraro, prefetto di Roma. Parlano Paolo Padoin (Torino), Perla Stancari (Verona), Alessandro Pansa (Napoli), Anna Maria Cancellieri (commissario al comune di Bologna), Carlo Schilardi (Bari), Gian Valerio Lombardi ( Milano). In platea, tra gli altri, il vicecapo della Polizia, Paola Basilone, il capo dei Vigili del fuoco, Paolo Tronca, il responsabile dell’ufficio affari legislativi, Betty Belgiorno, e il capo del personale, Giuseppe Amoroso, ma anche la quasi totalità dei prefetti sul territorio, da Sondrio a Catania. Il malumore è palpabile e i timori numerosi: dalla soppressione al ridimensionamento, dall’accusa – respinta con sdegno e ironia – di essere un fardello costoso per l’erario, all’amarezza di aver visto eliminato d’un colpo anche il rinnovo ormai concluso del contratto 2008 -2009. I toni, tuttavia, rimangono istituzionali e composti: «Chiederemo un appuntamento con il ministro dell’Interno Maroni per difenderci, come ha sempre fatto dice Pecoraro- siamo preoccupati anche se sappiamo che il presidente della Repubblica, il governo, il ministro, il parlamento ci sono vicini così come quasi tutte le forze politiche». Quasi, infatti: al Capranica ci sono diversi leader politici, da Anna Finocchiaro (Pd) a Maurizio Gasparri (Pdl) e Pier Ferdinando Casini (Udc), ma non c’è la Lega Nord. E i prefetti, in realtà, anche se non lo dicono, col loro ministro dell’Interno sono arrabbiati: perché Maroni, dopo aver convocato per la prima volta l’anno scorso la conferenza nazionale della categoria e aver dato più volte segnali rassicuranti, ora sembra aver cambiato posizione. Tanto da aver avuto uno scontro non da poco nell’ultimo Consiglio dei ministri con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che ha difeso a spada tratta la categoria. La riunione di ieri, oltre 500 persone, tra i politici non passerà inosservata.

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