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Poltrone a ex sindaci e assessori Gli «incroci» che aggirano i divieti

ROMA – Un annetto l’ha passato a bagnomaria. Poi l’ex consigliere della Regione siciliana Giancarlo Granata, già nazionalalleato traslocato all’Mpa del governatore Raffaele Lombardo, è planato felicemente sulla poltrona di presidente della Multiservizi spa: società controllata al 100% dalla stessa Regione, che gestisce fra l’altro un non indifferente serbatoio di precari della sanità. Roba da leccarsi i baffi, considerando pure lo stipendiuccio da 105.516 euro e 74 centesimi. E leccarseli senza rimorso alcuno. A lui quella sorpresina contenuta in un regolamento in via di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale gli avrebbe fatto, appunto, un baffo. Articolo 8: «Non possono essere nominati amministratori di società partecipate da enti locali coloro che nei tre anni precedenti hanno ricoperto la carica di amministratore negli enti locali che detengono quote di partecipazione al capitale della stessa società». Finalmente, direte. Finalmente si colpisce un sistema che ha consentito di trasformare «le migliaia di società a controllo pubblico», per usare le parole adoperate un giorno dall’ex presidente della Confindustria Luca di Montezemolo, nelle «uniche discariche che funzionano in questo Paese: discariche per politici trombati». Peccato soltanto che mentre qualche porticina si chiudeva, come ha segnalato lunedì 27 settembre Il Sole24ore, il portone restava beatamente spalancato. Perché oltre alle buone intenzioni, le nuove norme che attuano, oltretutto a distanza di ben due anni, la legge dell’agosto 2008 sui servizi pubblici locali, proprio non vanno. Da che cosa si capisce? Semplicissimo. È vero che gli amministratori comunali e provinciali non possono per tre anni occupare un posto in una società partecipata dal Comune o dalla Provincia. Nulla impedisce, tuttavia, che un ex sindaco si sieda su una poltrona di una società della Provincia, della Regione, o magari dello Stato. Come un ex amministratore provinciale potrà benissimo essere cooptato in una municipalizzata. E gli «incroci» sono casi frequentissimi, senza distinzione geografica o di schieramento. Uno al Nord: Giampaolo Chirichelli, ex assessore leghista della Provincia di Pavia, è presidente della Finlombarda, società della Regione Lombardia, nonché presidente dell’Asm di Pavia, controllata dai comuni del Pavese. Uno al Sud: Guglielmo Allodi, ex assessore diessino al Bilancio della Provincia di Napoli è amministratore unico dell’Air Avellino, azienda di trasporto controllata dalla regione. Per non dire di quanti finiscono nelle aziende statali. Senza nemmeno aver bisogno di essere degli «ex». Nel consiglio di amministrazione della Finmeccanica siede il Dario Galli, già senatore leghista ma soprattutto presidente in carica della provincia di Varese. Designato addirittura dall’azionista Tesoro. Tanto basta a far capire quanti buchi abbia un regolamento del genere. A cominciare dal fatto che il raggio d’azione è limitato a Comuni, Province, Comunità Montane, Unioni di Comuni e consorzi vari. Deputati, senatori, presidenti di Regione, assessori e consiglieri regionali sono perciò esclusi dalle incompatibilità. Tanto per fare un altro esempio oltre a quello del siciliano Granata, anche se quel regolamento fosse già stato in vigore niente avrebbe vietato a Riccardo Marone, ex deputato della Quercia, di assumere a due anni di distanza dalla fine del mandato parlamentare, la presidenza di Bagnolifutura, controllata dal Comune di Napoli e partecipata da Provincia e Regione. Né all’ex senatore della lega Nord Dario Fruscio, ora presidente dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, di diventare, poco dopo aver lasciato palazzo Madama, capo del collegio sindacale di Expo 2015. Una spa di cui sono azionisti il Tesoro, il Comune di Milano, la Provincia e la Regione. Ma il divieto non avrebbe avuto effetto alcuno nemmeno in casi ben più eclatanti, quelli dei parlamentari in carica nominati ai vertici di aziende controllate dagli enti locali. Condizione nella quale si trova Vincenzo Speziali, senatore del Pdl e presidente della Sacal che gestisce l’aeroporto di Lamezia Terme, di proprietà della Regione Calabria, delle Province e dei Comuni calabresi: primo fra tutti quello lametino. Non che in questa sterminata casistica manchino situazioni che il nuovo regolamento sui servizi pubblici locali avrebbe impedito. Una di queste, grossa come una casa, si trova a Bergamo. Subito dopo aver lasciato l’in-carico, l’ex presidente della Provincia Valerio Bettoni è stato nominato consigliere di amministrazione delle Autostrade Bergamasche. Società, neanche a farlo apposta, partecipata dalla stessa Provincia. E non è tutto. Perché in quel consiglio di amministrazione, dall’aprile 2010, siede addirittura il suo successore Ettore Pirovano, presidente in carica della Provincia nonché deputato al parlamento italiano.

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