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Politica, un affare per tutti

Oltre un milione di persone vivono direttamente o indirettamente con la politica. E lo stato spende ogni anno 11,6 miliardi per mantenere in piedi le istituzioni (parlamento, organi costituzionali, regioni, enti locali) ma anche per pagare le consulenze, affidate con sempre grande generosità dalle pubbliche amministrazioni, e gli amministratori delle partecipate pubbliche. A fare il punto sui costi della politica è un’indagine della Uil che ha analizzato i bilanci delle istituzioni e gli elenchi degli incarichi conferiti dalle p.a. Oltre all’esercito di 300 mila consulenti pubblici (si veda ItaliaOggi Sette in edicola da lunedì) pesano sulle casse dello stato: 123 mila tra parlamentari, ministri e amministratori locali; più di 25 mila amministratori di 7 mila tra società e consorzi partecipati dalle p.a. e 8.845 consiglieri circoscrizionali. Ma non è finita. A questi, secondo il sindacato guidato da Luigi Angeletti, va aggiunto tutto il personale di supporto politico addetto agli uffici di gabinetto dei ministri, sottosegretari, presidenti di regione, provincia, sindaci, assessori regionali, provinciali e comunali. E per finire i direttori generali, amministrativi e sanitari delle Asl. Vediamo nel dettaglio le singole voci di spesa. Consulenze e costi. A livello di amministrazioni centrali dello stato, la spesa impegnata per incarichi e consulenze ammonta, secondo la Uil, a quasi 192 milioni di euro. Nella scuola e nell’università a oltre 433 milioni, nel comparto della sanità a oltre 635 milioni e in quello degli enti territoriali a 1,5 miliardi. Per un totale di 2,8 miliardi di euro. A cui vanno aggiunti 6,3 miliardi che rappresentano il costo delle istituzioni e 2,5 miliardi quale costo degli amministratori delle partecipate. In totale, dunque, 11,6 miliardi. La Uil evidenzia come il più alto numero di incarichi e consulenze si registri in Lombardia dove sono stati conferiti oltre 51 mila incarichi con un impegno di spesa di oltre 482 milioni». I costi della democrazia. Nel dettaglio, spiega Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil, «le spese per il funzionamento dei cosiddetti organi della democrazia (parlamento, consigli e giunte regionali, provinciali e comunali), ammontano a oltre 4,6 miliardi di euro l’anno. A cui vanno aggiunti 628 milioni di euro l’anno per il funzionamento della presidenza del consiglio; 473 milioni di euro per gli altri organi costituzionali e 546 milioni di euro per il funzionamento degli altri organi a valenza costituzionale». In particolare, dai dati elaborati sui bilanci dei due rami del parlamento relativi al 2010 si deduce che i costi di funzionamento ammontano a 1,5 miliardi di euro. In pratica 1,6 milioni di euro per ciascuno dei 951 parlamentari. Nello specifico, per il funzionamento della camera dei deputati ogni anno si spendono oltre 993 milioni di euro di cui 94,5 per le indennità dei parlamentari, 72,5 per rimborsi spese, 138,2 per gli assegni vitalizi. Palazzo Madama costa invece complessivamente 520 milioni l’anno di cui 49,9 per le indennità, 23,9 per rimborsi spese e 81,2 per gli assegni vitalizi. Il funzionamento dei consigli regionali costa invece 1 miliardo di euro l’anno, ossia 919 mila euro per ciascuno dei 1.123 tra consiglieri, assessori e governatori. Il funzionamento dei 107 consigli provinciali e delle relative giunte costa alla collettività 459 milioni l’anno (115 mila euro a consigliere), mentre quello dei comuni e delle circoscrizioni 1,5 miliardi (13 mila euro per gli oltre 117 mila amministratori locali).

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