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Poche esperienze private tra i dirigenti degli enti

Uomo, sulla sessantina e senza esperienza fuori dalla pubblica amministrazione. È il ritratto di un alto dirigente “tipo” di un comune italiano, tracciato dal rapporto condotto da Key2people e LGnet con il patrocinio di Anci. Un ritratto poco confortante, perché racconta i dirigenti apicali delle amministrazioni comunali attribuendogli tanti difetti e pochi pregi. Con una sola eccezione: il nordovest, unico a rendere meno avvilente il quadro generale. Il resto del paese arranca. Per condurre la ricerca sono stati analizzati 501 curriculum di dirigenti di 56 capoluoghi. L’analisi della componente di genere fornisce le uniche notizie positive. Le donne sono il 37%, un numero alto se confrontato con il privato. La media tiene dentro il nordovest, con la performance migliore, al 46%, e il sud, con la performance peggiore, al 29,6 per cento. Non fa molto meglio il centro, dove le donne occupano il 32,2% delle posizioni di vertice. Mentre al nord est raggiungono il 37,5%, in linea con la media nazionale. Sorprende la performance delle isole che, con il 39,1% di donne, sono l’area dove le politiche di genere mostrano di aver sortito effetti maggiori, dopo il nordovest. Se, invece, si guarda l’età, si scopre, con poche sorprese, che i livelli apicali delle amministrazioni comunali sono un territorio per vecchi. La media nazionale degli ultra 56enni è del 40,9 per cento. Un numero che sorprende ancora di più se scomposto: i dirigenti con un’età tra i 56 e i 60 anni sono il 26,1%, praticamente uno su quattro, mentre quelli con un’età che supera i 60 anni sono il 14,8 per cento. I quarantenni sono il 28,5%, mentre i dirigenti con età compresa tra i 51 e i 55 anni sono il 27,8 per cento. La presenza di dirigenti con meno di 40 anni è «pressoché irrilevante». Al nord e nelle isole ce ne sono tre ogni 100 posizioni. Al centro appena due. Mentre al sud i dirigenti baby sono una specie protetta: uno ogni cento. Quanto alla composizione geografica di questi dati, soltanto il nordovest abbassa la media con una percentuale di over 56 al 28,9 per cento. Peggio di tutti ancora una volta il sud, che ha una maggioranza assoluta di over 56: il 51,1 per cento. Il centro si ferma al 49,5% e le isole al 44,4 per cento. In sostanza, a parte qualche eccezione isolata, la metà dei dirigenti italiani di comuni ha più di 56 anni. Meno polverizzata a livello geografico la situazione delle lauree. Il 32,5% dei dirigenti viene da giurisprudenza e il 10,9% da scienze politiche. Il 29% ha formazione tecnico-scientifica: si tratta principalmente di ingegneri e architetti. Completa il quadro un 16% di laureati in economia. Quasi nessuno ha avuto esperienze nel privato. Il 28% non si è mai mosso dall’ente nel quale lavora e il 53,5% arriva da altre amministrazioni. Appena il 18,5% ha avuto qualche esperienza in azienda e solo nella metà dei casi si tratta di lavori più lunghi di tre anni. Un panorama preoccupante: al sud il 50% dei comuni non ha dirigenti con esperienze nel privato. Nelle isole questa percentuale è del 44,4%, al nordest del 23% e al centro del 30 per cento. Solo al nordovest non esistono comuni che non abbiano almeno un dirigente con esperienze extra Pa. Questo perché la tendenza generale, nel 35% dei casi, è a premiare i dirigenti costruiti in casa.

 I NUMERI
Le donne 37%
La quota femminile tra i dirigenti di 56 comuni capoluogo: la punta più alta si registra al nordovest (46%)
I quarantenni 28,5%
I dirigenti con un’età compresa fra 41 e 50 anni.
Il numero degli under 40 è «pressoché irrilevante».

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