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Piemonte nel mirino dei tagli Accorpato un comune su due

Fonte: Il Sole 24 Ore Nord-Ovest

Difficile che ne fossero del tutto consapevoli, ma quando al ministero del l’Economia si sono messi a scrivere la parte di manovra-bis che ridisegna le strutture dell’amministrazione locale hanno praticamente raso al suolo il sistema dei comuni piemontesi. Nel nome della «razionalizzazione amministrativa», la manovra correttiva che dovrebbe far arrampicare i nostri conti pubblici sulla salita ripida che porta al pareggio di bilancio ha previsto due rivoluzioni per i piccoli comuni. Quelli che non arrivano a mille abitanti dovranno confluire, da metà agosto dell’anno prossimo, in unioni che devono superare la soglia dei cinquemila amministrati (tremila in montagna) e che gestiranno tutte le attività e i servizi pubblici locali, cancellando del tutto le giunte locali (rimane il sindaco, in splendida solitudine); gli enti fra mille e tremila abitanti dovranno invece gestire in forma associata le «funzioni fondamentali» individuate dalla legge sul federalismo fiscale, dall’amministrazione generale alla polizia locale, dai servizi sociali alla viabilità, all’interno di alleanze che dovranno superare i diecimila abitanti. Più leggere le misure pensate per i comuni che da soli ospitano fra i cinquemila e i diecimila residenti: per loro la manovra ha in serbo solo una sforbiciata ai posti in giunta e consiglio. La cura da cavallo imposta all’amministrazione locale sta spingendo la sollevazione dei sindaci in tutta Italia, ma in Piemonte assume un significato particolare per una ragione semplice: dei 1.200 comuni con meno di mille abitanti costretti a dire addio alle giunte e a confluire nelle unioni municipali, 600 sono qui. È piemontese anche oltre un quinto degli enti fra mille e tremila cittadini, e considerando tutte le misure ordinamentali della manovra bis le novità abbracciano complessivamente 1.137 enti locali, il 94,3% di quelli presenti in regione. Nasce da qui la particolare intensità delle proteste messe in campo nelle scorse settimane, che hanno portato 500 sindaci a manifestare a Torino in pieno agosto, ma da questo quadro discendono soprattutto le difficoltà nell’attuazione delle nuove regole. Per capirlo basta gettare un’occhiata sulla cartina del Piemonte: nel Verbano-Cusio-Ossola, per fare solo un esempio, i comuni con meno di mille abitanti sono 45 su 77 (il 58%). In un contesto del genere, attivare un reticolo di unioni in grado di far superare a tutti la soglia minima di abitanti, magari senza unire forzosamente comuni che distano fra loro decine di chilometri, sembra un rebus impossibile. Anche per questo la manovra ha lasciato alle regioni 60 giorni di tempo per individuare limiti demografici diversi da quelli imposti dalla legge nazionale nei territori dove la loro attuazione appare più ostica. Anche così, però, la soluzione è tutt’altro che semplice, a meno di voler introdurre limiti differenziati da area ad area arrivando a soglie talmente esigue da rendere praticamente inutile tutto il lavorìo di ridefinizione dei confini amministrativi. Una situazione del genere, però, un vantaggio ce l’ha, e sta nei numeri offerti all’altare della riduzione dei «costi della politica». La stretta su giunte e consigli dovrebbe produrre, a partire dall’avvio dei prossimi mandati amministrativi, un taglio di 5.826 posti da politico locale solo in Piemonte, quasi un quinto della riduzione prevista a livello nazionale. Quando si passa ai riflessi economici, però, il quadro diventa assai meno “esaltante”, perché negli enti più piccoli la politica coincide spesso con una forma di volontariato civico: il gettone di presenza previsto per i consiglieri è di 17 euro. Ammesso che tutti lo prendano, con cinque-sei sedute di consiglio all’anno servono quasi 1.200 “politici” per accumulare l’indennità prevista per un consigliere regionale senza nemmeno la stelletta di capogruppo o presidente di commissione. Lo stesso problema torna in Valle d’Aosta, dove le indennità locali sono decisamente più pesanti ma l’applicazione della manovra offre un’incognita in più: la legge prevede che le nuove misure si estendano anche ai territori autonomi, ma «in conformità» con i loro Statuti e con le leggi di attuazione. Difficile che una previsione del genere possa superare l’argine che finora ha sempre respinto l’applicazione delle norme ordinamentali nazionali.

POLITICA «LEGGERA»

2.267 In Piemonte
Sono i posti da assessore che decadranno nei comuni piemontesi dopo le elezioni per effetto della manovra. Nel dettaglio, si tratta di 1.794 posti nei municipi sotto i mille abitanti, 366 in quelli fino a tremila e 107 nei centri fino a cinquemila abitanti. Scompariranno inoltre 3.559 posti da consigliere.

381 In Liguria
Sono gli assessori “tagliati” dalla manovra nei comuni liguri, oltre a 643 consiglieri.

159 In Valle d’Aosta
Sono le poltrone da assessore “asciugate” dalla manovra, insieme a 235 posti da consigliere.

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