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Piano casa, si riaprono i cantieri

Per il piano casa è già l’ora del restyling. Se alcune regioni sono arrivate solo di recente a definire la propria normativa in materia, per quelle che si sono mosse tempestivamente è il momento di un primo bilancio: l’attesa spinta alla ripresa del mercato immobiliare non si è verificata, tanto che da più parti si pensa già a riaprire il cantiere normativo per allargare le maglie degli interventi. Evidentemente i cittadini continuano a reputare troppo restrittive le normative adottate o, quanto meno, troppo complesse da seguire. Se a questo si aggiungono le difficoltà economiche in cui versano molto famiglie italiane, si comprende il perché degli scarsi risultati ottenuti finora. La parola d’obbligo è semplificazione. La revisione delle normative regionali interesserà soprattutto le giunte di centrodestra. A indicare la tendenza è il governatore del Lazio, Renata Polverini, che negli ultimi giorni ha ribadito a più riprese la volontà di rivedere il piano casa (approvato con la legge n. 21 del 2009) e attuarlo entro fine anno. La giunta punta a rivedere alcuni aspetti della normativa approvata dal precedente esecutivo guidato da Piero Marrazzo, che frenerebbe le iniziative delle famiglie. A cominciare dalla limitazione degli ampliamenti alle nuove normative antisismiche, che secondo i proprietari di casa comporterebbero costi esorbitanti e disparità tra coloro che possono ingrandire la propria casa seguendo le norme urbanistiche e quelli che invece vorrebbero farlo sfruttando il piano casa. Chi punta a creare una nuova stanza, ma non ha cubatura a disposizione, deve seguire la legge regionale e farsi carico dell’adeguamento alla normativa antisismica dell’intero edificio, chi invece lo esegue secondo le norme urbanistiche, perché ha ancora cubature a disposizione, deve adeguare alla normativa antisismica solo i nuovi spazi. L’assessore all’urbanistica Luciano Ciocchetti a breve dovrebbe annunciare il progetto, che prevede accanto alla possibilità di ristrutturazione e ampliamento, interventi sul fronte dell’housing sociale, per rispondere alla domanda abitativa a costo sostenibile. La situazione è particolarmente critica nella città di Roma e per questo motivo l’assessore al patrimonio e politiche abitative della capitale, Alfredo Antoniozzi, ha presentato la richiesta di moratoria degli sfratti per due anni agli enti di previdenza e al governo. Una scelta dettata dal fatto che questi enti hanno avuto per decenni la natura di soggetti pubblici, usufruendo così di finanziamenti per l’acquisizione del patrimonio immobiliare destinato a finalità sociali. Dal 1994, molti di questi enti sono stati privatizzati e i canoni applicati agli inquilini, per lo più appartenenti al ceto medio, si sono progressivamente alzati. Così, ora l’amministrazione comunale chiede loro di contribuire a fronteggiare l’emergenza abitativa. In Campania la legge ha nove mesi, ma è già vecchia. In Piemonte, la nuova giunta guidata da Roberto Cota punta a rivedere la legge n. 20/2009, intitolata «Snellimento delle procedure in materia di edilizia urbanistica». Un obiettivo che non è stato raggiunto, anche perché non tutti i comuni hanno collaborato nell’attività, loro assegnata, di individuare gli edifici interessati. Il rilancio dell’edilizia dovrebbe passare anche attraverso una semplificazione della normativa per i piccoli interventi e per le manutenzioni straordinarie che non cambiano il volume dell’immobile Novità in vista anche per la Campania: la riforma, allo studio della commissione urbanistica, prevede diverse semplificazioni procedurali, misure per abbreviare i termini di concessione del certificato antisismico e un nuovo sistema di verifica delle condizioni urbanistiche e strutturali delle abitazioni in corso di costruzione. Oggi passano mediamente otto mesi tra la domanda di interventi e il via libera da parte del genio civile. L’obiettivo è di tornare alla normativa che stabiliva il solo deposito da effettuare presso lo stesso genio civile, dopodiché i lavori potevano iniziare a distanza di una settimana. Per accorciare ulteriormente i tempi, considerata la carenza di figure professionali in grado di effettuare le verifiche, si punta a convenzioni con gli atenei del territorio. In questo caso la legge non è attribuibile al passato esecutivo, considerato che la legge in materia (n. 19/2009 è stata approvata lo scorso 28 dicembre). Ci si è comunque resi conto che, così com’è scritta, non funziona. Intanto in regione si lavora per accogliere le richieste dei costruttori, che invocano l’adozione del project financing per gli interventi urgenti in materia di edilizia scolastica. Una serie di interventi che avrebbe il duplice beneficio di migliorare la sicurezza degli edifici e rilanciare l’economia locale.

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