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Piano Casa, le ragioni del flop di domande

Panorama normativo eterogeneo e misure regionali restrittive alla base dello scarso numero di domande per il Piano Casa. Il problema, emerso durante numerosi incontri per chiarire le potenzialità e i dubbi che ruotano intorno alle norme adottate a livello locale, è stato confermato dal presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici.
I vincoli posti dalle leggi regionali hanno trasformato uno strumento pensato per fronteggiare la crisi economica attraverso gli effetti anticiclici sul settore edile generati dall’iniziativa dei privati.
Di fatto quasi tutte le norme ammettono gli interventi di ampliamento solo sugli edifici fino a mille metri cubi, escludendo quindi la possibilità di effettuare lavori negli appartamenti situati in immobili di dimensioni maggiori.
Le disposizioni non si applicano inoltre a soppalchi o chiusure di verande. Interventi che aumentano la superficie di calpestio a prescindere dalla volumetria degli edifici, ma che non possono essere realizzati in deroga agli strumenti urbanistici vigenti.
Un margine di applicazione maggiore dell’ampliamento volumetrico si sarebbe dovuto registrare per le villette, situate in molti casi in zone di pregio escluse dai regolamenti di attuazione comunale. Limiti analoghi sono stati introdotti nelle zone agricole, prive dei vincoli di distanza tra edifici.
Associazioni di costruttori e operatori economici hanno giudicato poco conveniente la sostituzione edilizia attraverso demolizione e ricostruzione. Spesso i premi volumetrici, considerati insufficienti, non riescono a compensare gli oneri per l’adeguamento alla normativa antisismica o la riqualificazione energetica.
Molte leggi regionali hanno escluso dagli interventi gli edifici non residenziali, la cui riqualificazione sarebbe invece utile per l’aumento della produttività. Allo stesso tempo le zone industriali non presentano i vincoli delle aree urbanizzate, nelle quali è importante il rispetto delle altezze massime e delle distanze minime.
A completare il quadro c’è l’incertezza dei privati, che non sono stati incoraggiati ad investire con incentivi studiati ad-hoc.
Molte norme intanto si avvicinano alla scadenza. In Toscana, Emilia Romagna e Umbria è infatti possibile presentare istanza di ampliamento o sostituzione entro il 31 dicembre 2010. Per avere un quadro più completo si dovrà quindi attendere l’inizio del 2011.

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