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Più infrastrutture agli enti virtuosi

ROMA – Più risorse per le opere pubbliche. È il bonus per le amministrazioni locali con i conti in regola che il governo sta pensando di inserire in uno dei prossimi decreti attuativi del federalismo. Coniugando nel medesimo provvedimento le esigenze previste in due articoli diversi della legge delega: premiare gli enti virtuosi (e sanzionare quelli in default); ridurre il gap infrastrutturale dei territori svantaggiati. Sembra dunque aggiungersi un tassello al puzzle di interventi per il sud che l’esecutivo sta mettendo in cantiere con l’attuazione della riforma (su cui si veda Il Sole 24 Ore di domenica). Al fondo sperimentale di riequilibrio che partirà nel 2012 e a quello perequativo in agenda atteso nel 2014 ? contenuti nella bozza di dlgs sull’autonomia tributaria degli enti territoriali ? più avanti si sommeranno gli interventi di perequazione infrastrutturale. Intesa in senso ampio visto che la delega cita «le strutture sanitarie, assistenziali, scolastiche nonché la rete stradale, autostradale e ferroviaria, la rete fognaria, la rete idrica, elettrica e di trasporto e distribuzione del gas, le strutture portuali ed aeroportuali». I tempi non sono però così brevi visto che bisognerà attendere la conclusione del monitoraggio avviato dal ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto sui fondi Fas inutilizzati per conoscere le dimensioni e il peso della “torta” a disposizione. La sede più adatta potrebbe essere il provvedimento a cui l’esecutivo comincerà a lavorare nelle prossime settimane e volto a introdurre un sistema di premi e penalità per gli enti virtuosi e non. Annunciato ieri in un’intervista a questo giornale dal presidente della commissione tecnica partitetica (Copaff) Luca Antonini, il dlgs dovrebbe sancire l’ineleggibilità per i sindaci e i presidenti di provincia che hanno portato al default la propria amministrazione. Per i governatori dovrebbe invece trovare la cosiddetta «emersione delle consistenze» anticipata nei mesi scorsi dallo stesso Antonini: l’obbligo di certificare il bilancio sanitario sei mesi prima della scadenza del mandato, pena l’impossibilità di ricandidarsi. Nel frattempo il governo cercherà di portare in Consiglio dei ministri, per il via libera preliminare, i tre dlgs in rampa di lancio: uno sul fisco regionale e due sui costi standard, dedicati rispettivamente alla sanità e alle altre funzioni fondamentali delle regioni (sanità, assistenza e spese in conto capitale per il trasporto locale). Per tutti e tre il cantiere è ancora aperto vista l’esigenza di confrontarsi con i governatori. Che giovedì si riuniranno a Roma per concordare gli emendamenti da sottoporre all’esecutivo. Le principali perplessità riguardano i costi standard sanitari. Il nodo più rilevante è rappresentato dalle regioni da usare come benchmark. Una prima stesura le individuava in quelle in equilibrio finanziario. Così facendo però si rischierebbe di tagliare fuori sia l’Emilia Romagna, che eroga prestazioni al di sopra degli standard, sia il Veneto. Da qui l’ipotesi circolata alla fine della scorsa settimana di prendere a modello le cinque regioni con i conti in regola e la bollinatura di qualità sui servizi corrisposti. Ma anche quest’ultima strada nelle ultime ore non appare più così sicura.

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