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Più dirigenti a tempo negli enti territoriali

MILANO – Niente obbligo di dividere il personale in fasce di merito quando gli enti hanno meno di 15 dipendenti, e innalzamento drastico per il tetto dei dirigenti a tempo nelle amministrazioni locali, che il Governo dovrà indicare entro un limite massimo del 18% degli organici. Sono le due indicazioni chiave emerse dall’esame congiunto delle commissioni Affari costituzionali e Lavoro della Camera, che ieri hanno licenziato il decreto «correttivo» della riforma del pubblico impiego scritta nel d.lgs. 150/2009. Ora manca solo il passaggio in Consiglio dei Ministri, chiamato ad approvare il testo con le integrazioni portate dal lavoro parlamentare. Il correttivo nasce dall’esigenza di blindare la nuova disciplina delle relazioni sindacali, che dalla riforma sono state ridisegnate fissando per legge il codice disciplinare e affidando maggiori poteri ai dirigenti sui temi dell’organizzazione, temi che vengono sottratti alla concertazione con le parti sociali. La nuova geografia dei rapporti sindacali aveva subito più di un infortunio nei tribunali, con alcune sentenze che avevano accolto i ricorsi delle parti sociali. Il correttivo chiarisce che i nuovi poteri datoriali sono entrati in vigore assieme alla riforma e non devono aspettare la prossima tornata contrattuale, e che gli integrativi stipulati dopo il debutto della riforma devono adeguarsi a essa a prescindere dalle intese nazionali a cui si riferiscono, mentre quelli che erano già in vigore devono essere sottoposti ad adeguamento. Dal Parlamento arrivano però anche due buone notizie per le amministrazioni locali. Il tetto ai dirigenti a tempo, che secondo la riforma non possono occupare oltre l’8% degli organici dirigenziali, negli enti territoriali salirà drasticamente, pur senza poter superare il 18 per cento; sarà il Governo a fissare il nuovo limite, ma l’innalzamento sana la situazione di moltissimi comuni. È riservato agli enti più piccoli, della Pa centrale o locale, l’ammorbidimento definitivo delle fasce di merito del personale, che di fatto tramontano nelle amministrazioni con meno di 15 dipendenti. Stralciata dal decreto, invece, la norma sul via libera alla risoluzione unilaterale senza motivazione espressa del rapporto di lavoro nelle amministrazioni che fissano criteri applicativi generali per l’uscita di chi ha raggiunto l’anzianità massima. Cancellato per eccesso di delega, l’articolo è stato riproposto identico nella manovra.

Le indicazioni

01 | DIRIGENTI A TEMPO
La riforma Brunetta impone di non occupare con incarichi a termine più dell’8% degli organici dirigenziali. Negli enti territoriali il Governo dovrà fissare un nuovo tetto, che potrà arrivare al 18 per cento.

02 | FASCE DI MERITO
Sancita l’esclusione degli enti pubblici, centrali e locali, con meno di 15 dipendenti dall’obbligo di dividere il personale in tre fasce di merito, a cui corrispondere un diverso trattamento accessorio.

03 | RAPPORTI SINDACALI
Blindate per i contratti attuali le previsioni della riforma che sottraggono le materie dell’organizzazione degli uffici all’obbligo di concertazione.

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