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TIZIANO TESSARO
direttore
COMITATO SCIENTIFICO
Massimiliano Alesio, Maurizio Lucca, Paola Minetti, Alberto Mingarelli, Riccardo Nobile, Luigi Oliveri, Francesca Palazzi, Cinzia Renna, Stefano Usai
COORDINAMENTO REDAZIONALE
Maria Letizia Fabbri
Rivista iscritta al Registro Stampa periodica del Tribunale di Rimini n. 17/2006 in data 6/7/2006
Rassegna Stampa
08/09/2010
Previdenza, più tutele ai precari
Fondi pensione - La giunta regionale vara le nuove regole. Aiuti per chi sceglie linee garantite
BOLZANO - Nuove regole per la previdenza integrativa regionale. Ieri la giunta regionale ha dato il via libera al documento presentato dall'assessora Martha Stocker che facilita il cambio di linea d'investimento per chi è prossimo alla pensione. Ampliato anche il periodo di copertura dei contributi per chi si trova in cassa integrazione. L'assessora alla previdenza integrativa è soddisfatta. «Le modifiche sono state studiate insieme a Pensplan, l'obiettivo è dare maggiori garanzie ai cittadini » dice la Stocker. La proroga. Nella seduta di ieri l'esecutivo regionale ha approvato oggi il nuovo regolamento sulle modalità applicative delle leggi in materia di previdenza complementare. Fra le novità introdotte dal testo, l'adeguamento degli importi delle varie provvidenze, degli incentivi e dei requisiti patrimoniali alle variazioni degli indici Istat e, soprattutto l'estensione della garanzia agli iscritti sulla protezione del capitale accumulato nella fase finale del periodo di accumulo. «Fino ad oggi ? spiega la Stocker ? era possibile sottoscrivere la linea garantita solamente due anni prima della pensione. Adesso il termine è stato spostato a cinque anni. L'obiettivo ? aggiunge ? è mettere al sicuro dalle turbolenze finanziarie il capitale accumulato nel corso degli anni. Una garanzia in più per chi aderisce alla previdenza complementare. La media degli ultimi anni ? prosegue l'assessora ? ci dice che la rivalutazione del Tfr degli iscritti a Pensplan è stata maggiore di quella di coloro che hanno lasciato il Tfr all'Inps anche se purtroppo ci sono stati anche dei rendimenti negativi». Le nuove regole potrebbero anche ampliare il numero di iscritti alla previdenza complementare regionale. L'offerta di un cambio di linea d'investimento potrebbe allettare molti di coloro che sono alle soglie della pensione. Contratti a termine. Tra le altre novità introdotte con il nuovo regolamento una serie di aiuti per chi ha perso il lavoro. D'ora in avanti anche chi lavora a tempo determinato potrà beneficiare della copertura contributiva in caso di disoccupazione. «Una delle nostre preoccupazioni ? aggiunge la Stocker ? è anche tutelare maggiormente i lavoratori precari. Se chi è iscritto ad un fondo regionale rimane senza lavoro avrà garantita la copertura dei contributi fino a tre anni su tutta la durata della carriera lavorativa». Il termine iniziale di 33 mesi è stato dunque portato a 36, aggiornato anche l'importo massimo accantonato che viene portato a 4.600 euro. Un piccola boccata di ossigeno in un momento molto difficile dal punto di vista dell'occupazione. Il comitato. Per semplificare, ma allo stesso dare massima rappresentanza a tutte le parti in causa, è stata inoltre prevista l'unificazione degli attuali due comitati: il comitato di coordinamento e comitato di sostegno contributivo. Dalla loro fusione nascerà il Comitato per lo sviluppo della previdenza complementare che diventerà uno strumento di elaborazione di forme di tutela sociale da realizzare anche tramite il risparmio previdenziale e con funzioni consultive in materia di modifiche normative che riguardino la previdenza complementare regionale. Infine, il nuovo regolamento prevede di rinforzare il supporto ai lavoratori in caso di omissioni contributive da parte dei datori di lavoro.
Fonte: Corriere dell'Alto Adige
08/09/2010
Effetto crisi, cala il bilancio della Provincia
Conti pubblici - La Finanziaria 2011 potrà contare su circa 90 milioni di euro in meno rispetto al 2010: colpa della riduzione del Pil
TRENTO - Il bilancio della Provincia autonoma di Trento cala. Ciò che fino a qualche tempo fa sembrava impossibile è diventato realtà. Si prevede una contrazione di circa due punti percentuali: più o meno novanta milioni di euro in meno a disposizione della giunta per l'elaborazione della Finanziaria 2011. Un'inver-sione di tendenza non drammatica per le casse di Piazza Dante, ma certo significativa: la stagione della crescita costante è finita. Il segretario generale della Provincia, Ivano Dalmonego, precisa che si tratta di «dati provvisori», ma se le cifre potranno variare, la tendenza è chiara e non potrebbe essere altrimenti, visto l'andamento del Pil. «Il bilancio è in contrazione per il semplice motivo che il prodotto interno lordo della Provincia è calato nel 2008 e nel 2009». Una calo contenuto rispetto al crollo nazionale, man on tanto da lasciare invariate le entrate di Piazza Dante. «Nel 2008?spiega il dirigente?siamo scesi dello 0,8%, l'anno peggiore è stato il 2009, che ha segnato un meno 3,5%». Dati negativi, ma ben al di sopra di quelli nazionali. La contrazione del Pil generale nel 2009 è stata del 5,5%. «Se i dati dei primi mesi del 2010 saranno confermati, la riduzione delle entrate - prevede Dalmonego - sarà di circa due punti percentuali. Su un bilancio 2010 di 4miliardi e 650 milioni di euro si tratta più o meno di novanta milioni, anche se in questo momento non è possibile dare una cifra esatta. Non si tratta di un calo sconvolgente - osserva il dirigente -, rispetto a quello che stanno vivendo le altre Regioni è ben poca cosa, ma certo non sarà più possibile accompagnare la crescita della spesa». Significativa, per la realizzazione del bilancio 2010 anche la quota (50 milioni nel 2011, 100 nel 2012) che il Trentino dovrà versare dopo che la manovra correttiva di Tremonti ha imposto 500 milioni di compartecipazione alle speciali. Oltre al calo relativo del Pil trentino rispetto a quello nazionale, per Dalmonego l'altro motivo del mancato tracollo è «il patto di Milano ». «Se non avessimo messo al sicuro le nostre entrate, ora la situazione sarebbe ben più drammatica. Le altre speciali ora ci stanno imitando, ma i tempi sono diversi ». Il patto di Milano da un lato costa cento milioni di euro l'anno alla Provincia, che con quei soldi deve pagare le nuove competenze su università e ammortizzatori sociali, oltre ai progetti di solidarietà per i territori confinanti. Dall'altra, però, Piazza Dante recupererà 267 milioni di euro l'anno fino al 2017 come rimborso della cosiddetta «quota variabile», da anni bloccata a Roma e ceduta in cambio del pagamento degli arretrati e dell'allargamento del principio dei nove decimi. Brutalizzando, il Trentino ha preferito averne pochi, certi e subito che attendere delle calende probabilmente greche. «Abbiamo anche sbloccato cinquanta milioni l'anno per le funzioni delegate» aggiunge il segretario generale. Il dato certo è che, a partire da quest'anno, ci sarà poco da scialare: la crescita fisiologica della spesa non potrà essere assecondata e qualcosa bisognerà anche risparmiare. «Non è un bilancio di crescita, andranno fatte delle scelte. Di buono c'è - conclude Dalmonego - che siamo ancora ancora in grado di destinare 1,8 miliardi in investimenti. Non è poco». Ieri la giunta provinciale si è riunita per una prima ricognizione sul bilancio, ma per le decisioni su tagli e risparmi bisognerà attendere.
Fonte: Corriere del Trentino
08/09/2010
«Scuola, niente mensa per i morosi»
La decisione - Decine di genitori non pagano la retta: non potranno iscrivere i figli
BARI - «Chi non paga non potrà usufruire della mensa». L'assessore alla Pubblica istruzione Fabio Losito ieri ha tracciato insieme ai suoi tecnici un resoconto di quanto le famiglie devono ancora al Comune di Bari: 100mila euro di debiti che l'ammi-nistrazione comunale non ha intenzione più di sopportare. Da qui la decisione di non permettere le iscrizioni al servizio di refezione scolastica alle famiglie che non avranno colmato il debito. «Ieri - spiega Losito - abbiamo tracciato un bilancio delle rette per la refezione che le famiglie devono ancora pagare. E abbiamo riscontrato delle incongruenze: ci sono genitori che non hanno mai pagato le rette, a fronte di altri che sono sempre regolari. E questo non è giusto: 100mila euro di debito su un'entrata di 810mila euro è davvero tanto». Il servizio mensa è affidato in proroga, fino a dicembre, alla ditta Ladisa che ricomincerà a distribuire i 5.500 pasti al giorno a partire dal primo di ottobre. «Ma saremo molto ferrei - prosegue Losito - nei prossimi giorni porteremo avanti una valutazione per capire quali e quante famiglie hanno dei debiti nei nostri confronti e le inviteremo a sanare le rette non pagate. In caso di mancata risposta - aggiunge l'assessore - i loro figli non potranno iscriversi al servizio mensa. Sappiamo che è un momento di crisi finanziaria, ma non possiamo accettare che ci sono genitori che pagano regolarmente ed altri che invece fanno quello che vogliono. Non è un comportamento giusto e per questo invitiamo le famiglie a venire a regolarizzare la loro situazione». Il Comune, dopo aver bandito una prima gara risultata deserta, ha dovuto rivedere le tariffe, stanziando due milioni di euro in più, per un totale di 8milioni e 461mila euro in tre anni, per bandire la nuova gara. Sono state riviste anche le tariffe: l'ammini-strazione pagherà 4 euro e 90 a pasto per le scuole materne (fino all'anno scorso era di 4 euro e 169) e 5 euro per le scuole elementari (fino all'anno scorso 4 euro e 389). «Abbiamo portato a termine - prosegue Losito - una ricerca di mercato per capire i costi del servizio in Italia. E abbiamo dovuto apportare dei cambiamenti». Un aumento che avrà anche ripercussioni sulle rette per le famiglie. «Le fasce deboli saranno tutelate - prosegue Losito - aumenteremo solo quelle che hanno un reddito maggiore». L'appalto (le domande scadono il 14 ottobre) ha durata triennale e si divide in due lotti: il primo che raccoglie le scuole di Santo Spirito, Palese, San Paolo, Marconi, San Girolamo, Fesca, Libertà, San Nicola e Murat e il secondo Madonnella, Japigia, Torre a mare, Carrassi, San Pasquale, Picone, Poggiofranco, Mungivacca, Carbonara, Ceglie e Loseto. In un primo momento questo bando doveva concludersi a settembre, in maniera tale da assicurare l'avvio della nuova gestione fin dal-l'inizio di quest'anno, ma il Comune ha dovuto apportare un altro cambiamento al capitolato d'appalto e questo ha causato un rinvio nelle procedure di gara di un altro mese. «Abbiamo fatto in modo - conclude l'assessore - di garantire la refezione comunque per ottobre. Per la nuova gara si penserà a partire da dicembre». Le famiglie che vorranno iscrivere i propri bimbi alla mensa potranno farlo, consegnando la domanda in assessorato. L'importante è chiarire la propria posizione economica, altrimenti, sul modello di altri comuni di Italia, arriverà lo stop da parte dell'amministrazione comunale di Bari. Non è la prima volta infatti che un comune prende una posizione nei confronti dei morosi per la refezione scolastica: una decisione simile a quella di Bari è stata presa ad esempio a Padova.
Fonte: Corriere del Mezzogiorno, Bari
08/09/2010
"La Regione strozza il welfare comunale"
La metafora più efficace è del vicesindaco Tom Dealessandri: «Non stiamo discutendo se offrire il filetto o il sottofiletto. Oggi riusciamo a garantire l'acqua e il caffè. Il problema e se domani saremo costretti a far pagare pure il caffè». Peccato che non sia una questione di tazzina. In ballo ci sono i servizi sociali e di assistenza del Comune: disabili, anziani, minori, nuclei disagiati e senzatetto. Palazzo Civico ora è chiamato a rifare i conti, non solo per effetto della manovra Tremonti, ma per i tagli decisi dalla giunta Cota: 8 milioni in meno sul 2010. Il punto di arrivo della riorganizzazione che l'assessore all'Assistenza Marco Borgione sta per varare potrebbe avere effetti pesanti sulle tasche dei torinesi, rivedendo rette, prestazioni e riducendo le esenzioni. «È una questione che si deve affrontare in consiglio comunale - aggiunge Dealessandri - ma saremo costretti a riconsiderare le soglie di compartecipazione economica delle famiglie». La discussione in Sala Rossa partirà lunedì, quando l'assessore Borgione presenterà la delibera con cui 50 dipendenti che lavoravano nelle tre case di cura date in gestione alle Asl verranno dirottati verso l'assistenza degli anziani autosufficienti e dei minori. Non solo. Si prevede di dare corso allo scioglimento delle ex Ipab per sfruttare il patrimonio e aumentare le entrate. «Stanno minando il sistema sociale - dice Borgione - il tema delle rette non è all'ordine del giorno, ma se continua così saremo costretti ad intervenire. Nel 2011 saranno dolori». La delibera è già allo studio: un menù con diverse opzioni. Toccherà poi al Consiglio comunale scegliere. «La domanda di assistenza cresce a livello esponenziale - aggiunge Borgione - il Comune si era preparato a riorganizzare il servizio per aumentare l'offerta, ma le soluzioni studiate serviranno solo a contenere parte dei tagli della manovra Ferrero-Cota». E l'assessore al Bilancio, Gianguido Passoni, aggiunge: «La Regione promuove provvedimenti come i pannolini gratis ma mette alle corde il sistema sociale». La questione assistenza è stata l'occasione per discutere dei contributi per la casa, delle grandi opere, della gestione dei fondi commerciali, della scuola, dei soldi per i rom spariti. «La Regione ha lanciato il piano per l'occupazione, ma in realtà è un programma per la disoccupazione - sottolinea l'assessore Roberto Tricarico - tagliando il welfare si riducono pure i posti di lavoro». E il vicesindaco Dealessandri aggiunge: «Hanno messo 300 milioni sul lavoro spostandoli da altri capitoli. Ma è vero? Oppure hanno usato solo i fondi sociali europei?». La querelle esploderà: cooperative, sindacati e lavoratori sono sul piede di guerra. «Sono atti irresponsabili - dice il capogruppo del Pd, Andrea Giorgis - viene il sospetto che ci sia una ritorsione politica nei confronti della città». Per il governatore Cota replica il capogruppo della Lega a Palazzo Lascaris, Mario Carossa: «Spero che non ci sia una rottura nei rapporti istituzionali. Le critiche, più che da Chiamparino, arrivano dai suoi assessori. Forse visto che sta arrivando la campagna elettorale si sono sentiti in dovere di dire qualcosa di sinistra». E aggiunge: «La Regione ha dovuto tagliare, anche la Bresso lo ha fatto e nessuno ha detto nulla. E i problemi seri che l'assessore Borgione deve affrontare sono uguali a quelli che stanno affrontando tutte le amministrazioni locali».
Fonte: Repubblica, Torino
08/09/2010
Cammarata in tribunale contro se stesso
Diego Cammarata contro Diego Cammarata. Il Comune si costituirà parte civile al processo penale contro il primo cittadino accusato di truffa e abuso di ufficio per la vicenda dello skipper assenteista della Gesip. La decisione «a tutela dell'immagine dell'amministrazione» è stata comunicata ieri proprio dal sindaco che ha deciso di firmare di suo pugno la richiesta di costituzione. «Ci costituiamo sempre parte civile quando ci sono procedimenti che possono danneggiare l'immagine dell'amministrazione - dice Cammarata - In questo caso lo faremo a maggior ragione. In ballo c'è anche la mia di immagine. E io sono sereno. Non ho fatto nulla». L'udienza preliminare è stata fissata per l'8 ottobre. Ma non potrà essere l'avvocatura comunale a difendere il Comune per «un palese conflitto di interessi che la legge vieta», come ha messo nero su bianco l'ufficio legale. Un mese fa l'avvocatura aveva rappresentato all'ufficio di gabinetto la necessità che il Comune decidesse come comportarsi in vista dell'udienza preliminare. I legali avevano sottolineato che far firmare l'eventuale richiesta di costituzione di parte civile al sindaco in persona avrebbe potuto configurare un conflitto di interessi. E avevano inoltre rappresentato che se il Comune avesse scelto di costituirsi, avrebbe comunque dovuto rivolgersi a un legale esterno. La richiesta, suggerivano gli avvocati, poteva essere firmata dal vice sindaco o da un altro rappresentante delle istituzioni, mentre il legale poteva essere scelto direttamente dall'Ordine. Ma Cammarata ha deciso di firmare di suo pugno la costituzione: «Nessun conflitto di interessi - ha detto - l'amministrazione comunale deve potere disporre in qualsiasi circostanza della tutela che le compete. Al momento ho solo dato mandato che la costituzione di parte civile venga fatta. Tutte le altre considerazioni tecnico-legali saranno valutate dagli uffici competenti». Per Cammarata la scelta è «doverosa». «Innanzitutto - spiega - per la prevalenza del mio ruolo di sindaco rispetto ad ogni altra motivazione o funzione. Ma anche perché ho l'assoluta certezza di avere operato sempre nel più rigoroso rispetto della legge, delle regole e delle istituzioni. Non ho mai approfittato, in questa come in nessun'altra occasione, della mia funzione e del mio ruolo di capo dell'ammini-strazione comunale e questo emergerà in maniera evidente e chiarissima in sede dibattimentale. Ho sempre pagato Franco Alioto, prima e dopo che venisse assunto alla Gesip. Ho sempre fatto tutto nel rispetto delle regole». Cammarata è difeso dall'avvocato Giovanni Rizzuti. La procura chiede che venga processato insieme con lo skipper Alioto - l'impiegato della Gesip accusato di trascorrere le ore di lavoro a Marina di Villa Igiea per accudire la barca del primo cittadino - per concorso in truffa e in abuso d'ufficio. La richiesta di rinvio a giudizio riguarda anche il direttore generale della Gesip Giacomo Palazzolo. Per i pm Cammarata avrebbe prima fatto assumere Alioto alla Gesip, poi lo avrebbe fatto sistemare in un ufficio dove nessuno avrebbe controllato le sue presenze. Cammarata ha ammesso di aver segnalato Alioto alla Gesip, «era in difficoltà economiche», ma nega di averne mai approfittato durante le ore di lavoro.
Fonte: Repubblica, Palermo
08/09/2010
Certificati medici con pec
Una circolare dell'Istituto fornisce le istruzioni alle aziende e alla p.a.
I datori di lavoro, privati e pubblici, possono ricevere i certificati medici di malattia anche via Pec. Lo stabilisce l'Inps nella circolare n. 119 di ieri di cui dà notizia un comunicato stampa, diffuso sempre ieri, del ministero per la pubblica amministrazione il quale, peraltro, informa che i certificati finora inviati online ammontano a 302.813, con un incremento del 19% nell'ultima settimana. Tutti i servizi a regime. È a partire dal 3 aprile, a seguito della riforma Brunetta (dlgs n. 150/2009) che i medici dipendenti del Ssn oppure in regime di convenzione sono tenuti a trasmettere all'Inps, tramite il Sac (Sistema di accoglienza centrale), il certificato di malattia del lavoratore. Ricevuto il certificato, il Sac lo invia all'Inps che lo mette a disposizione dei datori di lavoro, privati e pubblici, e dei lavoratori sul sito internet. Fino a ieri, i certificati erano consultabili online tramite il codice pin o con l'inserimento del codice fiscale del lavoratore e del numero del certificato. Da ieri è operativa la nuova modalità, mediante la quale i datori di lavoro possono richiedere all'Inps di ricevere nella propria casella di posta elettronica certificata (Pec) le attestazioni di malattia dei propri dipendenti. Una soluzione più efficiente, dal punto di vista delle aziende, perché le libera dall'impegno quotidiano di collegarsi al sito dell'Inps e verificare l'eventuale immissione di un certificato medico. Con la nuova procedura, infatti, sarà direttamente l'Inps, con invii giornalieri, ad inoltrare alla Pec del datore di lavoro tutti i certificati medici eventualmente trasmessi dai medici con riferimento ai rispettivi lavoratori. Le istruzioni operative. Per accedere alla nuova possibilità, spiega la circolare, i datori di lavoro (pubblici e privati) devono trasmettere apposita richiesta all'Inps tramite l'indirizzo di Pec al quale richiedono di ricevere la trasmissione quotidiana delle certificazioni mediche. La richiesta va inviata alle competenti sedi Inps i cui indirizzi sono reperibili su internet (www.Inps.it). Per essere accolta, la richiesta deve contenere le informazioni indicate in tabella. I dati. Il comunicato stampa del ministero, relativamente alla copertura territoriale dell'operatività della trasmissione online dei certificati medici, sottolinea che la media regionale di medici dotati di pin (è la password che serve per l'invio dei certificati) si attesta al 75%. Significa che, dal 27 agosto al 3 settembre, sono stati abilitati altri 8 mila medici di famiglia. In almeno otto regioni il processo si è sostanzialmente completato: Piemonte (84% dei medici abilitati), Valle d'Aosta (99%), Provincia di Bolzano (96%), Veneto (89%), Marche (91%), Basilicata (88%), Calabria (85%), Abruzzo (82%) e Sardegna (89%). Nelle altre regioni, le percentuali di medici abilitati risultano quasi ovunque intorno al 60%. In Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Toscana ed Emilia Romagna, aggiunge il comunicato, i medici sono in possesso di carta nazionale dei servizi (Cns) per l'accesso al sistema. Infine, spiega il comunicato, fino a ieri risultano inviati complessivamente 302.813 certificati, per un incremento del 19% nell'ultima settimana.
Fonte: Italia Oggi
08/09/2010
Il federalismo brucia le tappe
Il cdm ha avviato l'esame del dlgs sull'autonomia fiscale dei governatori. Nella sanità 4 enti modello
Incurante delle turbolenze all'interno della maggioranza (o forse proprio per scongiurarle) il governo accelera sul federalismo fiscale. Con una settimana di anticipo rispetto alla tabella di marcia, Roberto Calderoli ha portato in consiglio dei ministri il decreto sull'autonomia impositiva delle regioni. Che darà ai governatori una quota dell'Irpef, più compartecipazione Iva e ampi margini di manovra su tutti i tributi di competenza regionale. L'Irap potrà essere rimodulata fino a prevederne una completa eliminazione. Le amministrazioni virtuose, per attrarre investimenti e accrescere la competitività locale, potranno decidere di non far pagare più l'odiato balzello a imprese e professionisti. E anche sulla compartecipazione all'Iva le regioni avranno una larga fetta di autonomia perché chi si impegnerà nella lotta all'evasione fiscale potrà trattenere sul territorio la maggiore imposta riscossa. L'intento del governo è chiaro: responsabilizzare le regioni verso comportamenti virtuosi riconoscendo ai governatori che ben amministrano la possibilità di definire una propria politica economica. Il passaggio dal criterio della spesa storica (che fino ad oggi ha premiato le amministrazioni sprecone, contribuendo a creare i buchi nei conti della sanità regionale) a quello dei costi standard, dovrebbe fare il resto consentendo i risparmi di spesa che il governo si attende per ridurre la pressione fiscale. Ormai è certo che saranno Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana le «magnifiche quattro», a cui tutte le altre regioni dovranno guardare per contenere i costi della sanità. I governatori riceveranno dallo stato (attraverso il fondo perequativo) solo quanto speso in media dalle quattro regioni più virtuose. Che costituiranno così il benchmark a cui tutte le altre dovranno adeguarsi. Chi vorrà spendere di più dovrà provvedere con risorse proprie. Il che significherà alzare le tasse ed esporsi al giudizio dei cittadini. Questi, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, gli ultimi orientamenti che stanno emergendo all'interno della commissione paritetica sul federalismo fiscale. L'organismo tecnico guidato da Luca Antonini, abbandonata l'idea di calcolare la media dei costi standard per singole funzioni, guarderà al sistema di finanziamento messo a punto col patto per la salute siglato tra governo e regioni nell'ottobre del 2009 (si veda ItaliaOggi del 24/10/2009). Un accordo tormentato (per mesi ha tenuto in stallo i lavori della Conferenza unificata e della Conferenza stato-regioni) che ha portato nelle tasche dei governatori 106,2 miliardi di euro per quest'anno a cui andranno ad aggiungersi 2,439 miliardi nel 2011 e 3 miliardi nel 2012. Il lavoro sui costi standard sta procedendo di pari passo con quello sui bilanci regionali, redatti in modo talmente eterogeneo lungo lo Stivale da rendere praticamente impossibile un'analisi comparativa dei conti delle singole regioni. Giulio Tremonti sta cercando di mettervi ordine e per farlo ha affidato a un gruppo di lavoro costituito presso la Ragioneria dello stato il compito di elaborare i nuovi principi contabili che dovranno far parlare un linguaggio comune ai bilanci dei governatori.
Fonte: Italia Oggi
08/09/2010
Tariffa rifiuti pesante sulle case vacanze
IMPOSTE E TASSE
Tariffa rifiuti pesante sulle case-vacanze. A rilevare è l'effettiva destinazione dell'immobile e non la sua classificazione catastale. Se un comune articola la propria Tarsu per fasce di utenza, distinguendo tra utenti domestici e utenti non domestici, è quindi soggetto passivo Tarsu secondo la tariffa non domestica il proprietario di un immobile, pur accatastato come abitazione civile, che presti al locatario servizi eccedenti la locazione e propri dell'attività di affittacamere o alberghiera. È quanto ha affermato la Cassazione con la sentenza n. 18501/2010, depositata il 10 agosto scorso, che ha ribaltato la pronuncia n. 66/13/05 della Ctr Emilia-Romagna. Una società aveva ricevuto dal comune un avviso di rettifica Tarsu, contro il quale presentava all'ente locale per due volte un'istanza di ricalcolo. A seguito del rigetto da parte del municipio, la srl ricorreva presso la Ctp di Bologna, lamentando, con riferimento agli immobili di proprietà, un errato calcolo delle superfici e un errato classamento ai fini della determinazione della tariffa. Il comune resisteva ritenendo i locali adibiti a casa per vacanze e dunque ad attività alberghiera. La Ctp bolognese respingeva il ricorso, ritenendo che, in quanto utilizzati ai fini turistico-alberghieri, i locali «non potevano essere considerati ad uso domestico di civile abitazione». Un verdetto però ribaltato in secondo grado, ove la Ctr emiliana accoglieva la difesa della società. Quest'ultima evidenziava di essere una società immobiliare dedita alla gestione della locazione di immobili di proprietà, accatastati in categoria A3 (abitazione civile) e destinati a soggetti, in prevalenza studenti e operai, alla ricerca di un soggiorno temporaneo in zona, avendo «nulla a che vedere con un'attività alberghiera dove si prestano altri servizi». Una tesi accolta dalla Ctr ma non condivisa dalla Cassazione. Secondo cui laddove un comune stabilisca una tariffa differenziata per fasce di utenza (domestiche o non domestiche), «non è logico che, per stabilire se l'uso che si fa di un immobile sia di abitazione civile od alberghiero, ci si basi, come ha fatto la Ctr nel caso in esame, sulla classificazione catastale o sulla natura del contratto», dovendosi invece considerare «la natura effettiva del rapporto tra il proprietario dell'immobile e la persona cui l'immobile è dato in uso». Da qui la cassazione della sentenza impugnata, con rinvio della causa ad altra sezione della Ctr Emilia Romagna, che dovrà ora pronunciarsi alla luce dell'interpretazione della Suprema corte.
Fonte: Italia Oggi
08/09/2010
Interessi di mora alleggeriti
Provvedimento delle Entrate sui pagamenti tardivi delle cartelle esattoriali
Gli interessi di mora perdono un punto. Dal 1° ottobre 2010 infatti per i pagamenti tardivi delle cartelle di pagamento verrà applicato un interesse moratorio del 5,7567% su base annuale anziché l'attuale 6,8358%. La nuova misura degli interessi di mora è fissata nell'apposito provvedimento firmato ieri dal direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, pubblicato sul sito internet dell'Agenzia ai sensi e per gli effetti dell'articolo 1, comma 361, della legge 24 dicembre 2007, n. 244. Gli interessi di mora, come si legge espressamente nel provvedimento testè citato, sono quelli dovuti dal contribuente che provvede al pagamento della cartella esattoriale dopo il decorso dei 60 giorni dalla data di notifica della stessa. In questa ipotesi l'interesse moratorio è calcolato a decorrere dalla data di notifica della cartella esattoriale e fino al giorno del suo pagamento. La revisione annuale della misura degli interessi di mora è prevista espressamente dall'articolo 30 del dpr. 602/73 ai sensi del quale, nella fissazione del tasso, si deve far riferimento alla «media dei tassi attivi bancari». Ed è proprio alla media dei tassi attivi bancari, fissata recentemente dalla Banca d'Italia, che il provvedimento direttoriale di ieri ha fatto espresso riferimento nel determinare la nuova misura ridotta degli interessi di mora. Nel provvedimento si illustra infatti come proprio a seguito della flessione dei tassi attivi bancari registrata nel corso dell'anno 2009 venga ritenuto congruo diminuire la misura degli interessi di mora di oltre un punto percentuale (esattamente del-l'1,079%). Tecnicamente la misura dei nuovi interessi di mora per ritardato pagamento è determinata maggiorando di un punto percentuale la media dei tassi attivi bancari individuata dalla Banca d'Italia per il periodo 1/1/2009-31/12/2009. Il provvedimento di ieri ricorda come la fissazione della misura degli interessi moratori, in maniera differenziata rispetto agli altri interessi di natura fiscale, si renda altresì opportuna per tenere in debito conto le diverse condotte dei contribuenti. Quindi mentre la misura degli interessi fiscali è attualmente fissata al 4,5% su base annua per le ipotesi di rateazione o sospensione della riscossione tramite ruolo, il tardivo pagamento è «punito» con un maggiorazione di tasso di interesse di circa 1,25 punti percentuali. La nuova misura degli interessi moratori per ritardato pagamento scatterà dal prossimo 1° ottobre, mentre fino al 30 settembre la misura degli interessi di mora rimarrà quella fissata lo scorso anno nel 6,8358%. Naturalmente le due misure potranno anche essere applicate anche in maniera combinata qualora il ritardo nel pagamento abbia inizio prima del 1° ottobre prossimo, con la notifica della cartella esattoriale, e si concluda con il pagamento della stessa, oltre il sessantesimo giorno, in epoca successiva.
Fonte: Italia Oggi
08/09/2010
L'Anas studia i pedaggi on-line
Dopo lo stop ai rincari autostradali l'a.d. di Api annuncia la restituzione degli extra-pagamenti
Lo stop agli aumenti dei pedaggi autostradali sul tutto il territorio nazionale, deciso dalla prima sezione Tar del Lazio lo scorso 4 settembre su ricorso del Movimento per la difesa dei cittadino, non fermerà i rincari decisi dalla manovra economica. L'Anas sta studiando metodi alternativi alla soluzione della prima ora che ha scatenato la valanga di polemiche da parte degli enti locali, comune e provincia di Roma in testa, e delle associazioni dei consumatori. Il nuovo sistema di esazione, fanno sapere dall'Anas, potrebbe essere quello del pagamento del pedaggio in modalità elettronica, detto «free-flow» (flusso libero). Lungo le autostrade in gestione, grande raccordo anulare compreso, potrebbero essere dunque installati dei portali che registrino l'attraversamento senza fermare il flusso di traffico, come accade ai varchi Telepass. In attesa delle decisioni dell'Anas, i rincari decisi dalla manovra economica del governo sono bloccati dalla giustizia amministrativa che, pur non avendo ancora pronunciato una sentenza sul merito, ha in via cautelativa bloccato gli extra pedaggi applicati dal 1° luglio al 5 agosto, giorno della sospensione del provvedimento da parte dell'Anas. Alle associazioni dei consumatori che reclamano ora i rimborsi il presidente Pietro Ciucci risponde chiaramente che la società affronterà la questione nel momento in cui il Tar dichiarasse illegittime le norme sui nuovi pedaggi autostradali con un provvedimento definitivo di merito. Parlando a margine della presentazione del bilancio sull'esodo estivo 2010, che si è svolta ieri a Roma, il presidente Ciucci ha dichiarato: «Noi abbiamo attuato le disposizioni di legge: abbiamo introdotto tariffe forfettarie cercando di contenere l'impatto sui pendolari e su chi percorre brevi tratti. Ci sono state alcune sentenze del Tar e del Consiglio di stato che hanno sospeso e non annullato gli effetti del decreto. Ad ogni modo noi ci siamo adeguati il più rapidamente possibile». Sulla questione è intervenuto anche l'amministratore delegato di Atlantia spa, Giovanni Castellucci. «Qualora l'Anas decidesse di rimborsare, Autostrade provvederà in tempi brevissimi per i clienti del Telepass; per gli altri utenti i tempi saranno più lunghi e se ne occuperà l'Anas». È chiaro infatti che, nel caso dovesse procedere ai rimborsi, Anas richiederebbe la ricevuta del pagamento, cosa agevole nel caso dei clienti Telepass, meno nel caso di coloro che hanno pagato in contanti ai caselli: questi ultimi avrebbero diritto al rimborso solo nel caso possano esibire la ricevuta del pagamento. «Ad ogni modo, vorrei che fosse ben chiaro che nella stragrande maggioranza dei casi si tratterebbe di rimborsi di minima entità, di poche decine di centesimi di euro», ha sottolineato Pietro Ciucci. «Si è creata una straordinaria mole di problemi per pochi crediti davvero significativi». Sulla class action ipotizzata dal Codacons nei giorni scorsi il presidente dell'Anas dà un giudizio netto: «Mi sembra un'ipotesi fantasiosa: noi ci siamo limitati ad applicare un decreto, che a sua volta dà applicazione ad una legge. Su quale base si può dare il via ad una class action?». Lo stesso Codacons propone una soluzione per risarcire gli utenti Anas: ridurre temporaneamente le tariffe autostradali per un importo pari agli aumenti annullati e per un periodo di tempo identico a quello in cui sono stati in vigore i rincari, ossia 36 giorni. «Così facendo», ha dichiarato il presidente dell'associazione, Carlo Rienzi, «l'Anas assicurerebbe un indennizzo equo e omogeneo su tutto il territorio, evitando ben più costose procedure di rimborso ai singoli utenti e soprattutto non sarebbe costretta ad affrontare la class action del Codacons che, vista l'ultima sentenza del Tar, avrebbe esito positivo scontato e rappresenterebbe una sciagura per le casse della società». La risposta di Ciucci al Codacons è netta: «Anche questa mi sembra una soluzione fantasiosa, che incontrerebbe ostacoli di ogni tipo e non potrebbe essere equa: sarebbe una lotteria tra chi ha pagato e chi ne trarrebbe vantaggio».
Fonte: Italia Oggi
08/09/2010
Il processo al Tar taglia i tempi
Giustizia amministrativa. Dal 16 settembre entrano in vigore le nuove regole che dimezzano i termini per le parti
MILANO - Dal 16 settembre i contenziosi davanti al Tar e al Consiglio di Stato dovranno seguire la "bussola" del Codice, ossia della raccolta di disposizioni che regolano la materia. Arriva alla conclusione il processo messo in moto dalla delega contenuta nella legge 69/09, che affidava al governo il compito di mettere insieme le norme sparse in diversi testi. Il nuovo processo amministrativo - che stabilisce tra l'altro l'inderogabilità della competenza territoriale dei Tar - dovrà garantire una ragionevole durata e la razionalizzazione dei termini processuali (si veda il grafico a fianco). Le nuove tempistiche non si applicano ai processi in corso prima dell'entrata in vigore del Codice (per il principio del tempus regit actum). Per le scadenze che cadranno dopo il 16 settembre, invece, bisognerà applicare il nuovo calendario. Un aspetto delicato del passaggio tra procedure riguarda l'onere della prova: nel ricorso (articolo 40) devono essere indicati anche i mezzi di prova e quindi i procedimenti già pendenti alla data del 16 settembre 2010 dovranno adeguarsi ai nuovi meccanismi previsti dagli articoli 63 e seguenti. Alla prova testimoniale, che assume rilievo notevole per l'accertamento delle responsabilità e delle omissioni, si aggiunge un'ampia serie di mezzi di prova, descritti come chiarimenti, esibizioni in giudizio, ispezioni, verifiche, consulenze tecniche, acquisizioni di informazioni. Fino a oggi - tranne che nei ricorsi elettorali - il peso delle dichiarazioni di terzi era minimo, mentre ora, per assimilazione dal rito civile, aumenta la credibilità sia della parte sia dei terzi. Per la dimostrazione e la quantificazione dei danni il giudice amministrativo potrà utilizzare gli stessi strumenti adottati dal giudice civile. In particolare, per verificare l'entità effettiva del danno subìto, l'eventuale concorso del danneggiato, la perdita delle chance o probabilità di risultato favorevole, potrà ricorrere anche a dati di comune esperienza o attingere a tabelle e valutazioni coniate per i giudizi civili. La prossima entrata in vigore ha, però, messo in allarme i magistrati dei Tar che hanno indetto uno sciopero bianco a oltranza per protestare contro quella che definiscono una «incongruenza». Secondo l'Anma, l'associazione che rappresenta i giudici amministrativi, «di fronte ai pensionamenti anticipati particolarmente favoriti dalla recente manovra economica, alle competenze derivanti dalla nuova direttiva ricorsi e dalla class action, alle carenze d'organico strutturali sia nel personale di magistratura che in quello di segreteria l'entrata in vigore del nuovo Codice del processo è quasi una provocazione». La comunicazione è arrivata via telegramma al presidente del consiglio, al sottosegretario alla presidenza del consiglio, al presidente della commissione parlamentare per l'attuazione della delega relativa alla riforma del processo amministrativo, al presidente del Consiglio di Stato e al consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa. L'astensione a oltranza dei magistrati amministrativi da qualsiasi collaborazione straordinaria fino a ora prestata in aggiunta agli ordinari doveri d'ufficio andrà avanti «sino a che perdurerà l'attuale assenza di qualsiasi attenzione da parte del governo per i complessivi, gravi problemi della categoria», spiegano dall'Anma. Secondo i magistrati l'attuazione del Codice comporterà un ulteriore aggravio dei problemi organizzativi e ordinamentali che si ripercuoterà anche sui cittadini, per i quali sarà sempre più difficile ottenere giustizia. L'allarme dell'associazione dei magistrati amministrativi era stato lanciato già nel 2009, e poi di nuovo nel luglio 2010 quando i vertici dell'associazione hanno chiesto un incontro urgente ( mai avvenuto) a governo e parlamento. Per i giudici «l'incongruenza è rafforzata dal fatto che alla vigilia dell'entrata in vigore, il giorno 15 settembre, la Commissione di studio per le modifiche al Codice stesso darà avvio ai lavori per introdurre modifiche che evidentemente sono da considerarsi necessarie a causa della fretta con la quale il Codice è stato approvato».
Fonte: Il Sole 24 Ore
08/09/2010
La grande famiglia dei politici «slow»
La preferenza bipartisan per la comunità che ama il territorio e i prodotti tipici
ROMA - Politicamente Slow food potrebbe essere definita «un partito degli ex». Ex militanti che hanno sostituito l'impegno civile a quello partitico oppure ex amministratori locali che hanno voluto dare un seguito alle battaglie avviate nel corso del loro mandato. A spiegarlo è Roberto Burdese, presidente dell'associazione fondata nel 1986 da Carlo Petrini per difendere il piacere legato al cibo e tornata agli onori della cronaca negli ultimi giorni perché il compianto sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, era anche vicepresidente delle «città slow»: una rete di 70 municipi selezionati lungo lo Stivale per rispetto dell'ambiente e qualità della vita. La sinergia con Vassallo, spiega Burdese, era nata sul campo. Dalla «condivisione degli stessi valori» e dall'intento comune di difendere alcuni interessi legati al territorio come la piccola pesca o i prodotti tipici. Come avvenuto con tanti altri primi cittadini, a prescindere dallo schieramento di appartenenza. Due gli esempi citati:l'ex primo cittadino di Francavilla a Mare (Chieti), Roberto Angelucci, di centro-destra; l'ex vicesindaco di San Miniato (Pisa), Raffaella Grana, di centro-sinistra. Entrambi, aggiunge, hanno continuato ad abbracciare la causa di Slow food anche dopo aver riposto nell'armadio la fascia tricolore. Eppure tra gli amici o i compagni di strada di Slow food non mancano politici di primo piano. Come Gianni Alemanno che è intervenuto a ben tre congressi nazionali di Slow food: nel 2002, nel 2006 e nel 2010 quando era, rispettivamente, ministro delle Politiche agricole, semplice esponente dell'opposizione e sindaco di Roma. Oppure il governatore della Puglia Nichi Vendola che ha partecipato di recente alla presentazione a Bari dell'ultimo libro di Petrini. Più conflittuale, invece, il rapporto intessuto con il presidente della regione Veneto Luca Zaia. Se è vero che l'esponente del Carroccio si è dimostrato vicino all'associazione sulla lotta agli Ogm allo stesso modo non si può negare che ne è rimasto ben lontano quando si è discusso di quote latte o del panino McItaly. Tra i sostenitori di Slow Food si può certamente annoverare anche il coordinatore piemontese del Pdl Enzo Ghigo. Il quale nel 1995, da governatore, condivise l'idea di organizzare a Torino il salone del gusto e 10 anni dopo sponsorizzò il meeting mondiale Terra madre. Un'iniziativa, quest'ultima, confermata negli anni seguenti dalla democratica Mercedes Bresso.
Fonte: Il Sole 24 Ore
08/09/2010
«Voleva vederci chiaro sulle attività nate vicino al porto»
Giuseppe Cilento. Sindaco di San Mauro
SALERNO - «Stiamo pazziando su un vulcano acceso. Se continua così tra 5 anni ci ritroveremo che quelli hanno comprato tutto ». Quelli, è chiaro, son i clan camorristici. Giuseppe Cilento, 63 anni, sindaco eletto il 7 giugno 2009 con una lista civica a capo del Comune di San Mauro Cilento, 1.117 anime residenti, d'inverno arroccate a 700 metri di altezza e una lunga propaggine alla marina, non usa mezzi termini per descrivere la situazione di queste ore. È stato per moltissimi anni compagno di battaglie per la legalità e la difesa dell'ambiente di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica ucciso con 7 colpi di pistola. E non potrebbe essere diversamente. I due comuni non hanno soluzione di continuità e condividono molte cose: la polizia municipale, le fognature per le quali sono stati programmati investimenti per 3,5 milioni, il sistema di depurazione, il servizio di raccolta dei rifiuti e la segreteria comunale. Nonostante l'amicizia di lunga data, Vassallo non ha mai manifestato paure o timori. Spiega Cilento: «Mi diceva sempre, se hai problemi non devi confidarli neppure a me. Vai direttamente dalle Forze dell'Ordine». Il sindaco Cilento, nomen omen, un lungo passato di impegno civico e amministrativo, è la memoria storica della costa e del suo sviluppo, fino a qualche tempo fa scandito da regole e trasparenza. Poi, di colpo, qualcosa è cambiato. «Le banche tagliano le risorse e chiedono di rientrare dai crediti erogati- spiega- e la Regione Campania non paga le opere pubbliche realizzate perché, ieri come oggi, è incapace di programmare e selezionare gli obiettivi. Noi sindaci ci ritroviamo con le imprese, sulle quali effettuiamo controlli rigorosi, che bussano per i pagamenti che accumulano enormi ritardi e noi non sappiamo cosa rispondere. In questa danza su un vulcano acceso che sta per esplodere chi vuole che ne approfitti comprando e investendo senza problemi di liquidità?». La domanda del sindaco è retorica: la camorra. Cilento non fa mistero del fatto che l'area ha vissuto uno sviluppo costante in tempo di crisi. «Quest'anno ? afferma ? abbiamo avuto un'impennata delle presenze turistiche, rifiuti aumentati del 40% e consumi idrici cresciuti del 50%. Siamo in controtendenza e sa, oltre a Vassallo, qual è stato il motore di questo sviluppo?». Lo sanno tutti: il porto. Su questa struttura ruota anche il ragionamento del sindaco di San Mauro, che ricorda i frequenti scontri avuti da Vassallo con chi si è insediato lungo le banchine e nei pressi. «Alcune strutture commerciali dice Cilento hanno avuto bruschi passaggi di mano e lui voleva vederci chiaro. Anche le persone che frequentavano la zona non avevano più le caratteristiche di un tempo». Il paradosso è che al crescere dell'importanza economica dell'area, lo Stato è arretrato senza seguirne i flussi. «Una volta - afferma il sindaco nell'area portuale avevamo Guardia di Finanza e Carabinieri. Ora niente». Una cosa è chiara per Cilento. Ad aver armato la mano dei sicari sono stati i soldi. «Tanti soldi - conferma - e per pianificare un omicidio così c'è un ragionamento di prospettiva, cioè la voglia di speculare sul turismo non senza aver prima abbattuto il pilastro della legalità. Ora sta a noi reagire. Lo scriva che non è vero che il sogno è finito».
Fonte: Il Sole 24 Ore
08/09/2010
Vassallo capofila dei sindaci coraggiosi
L'omicidio di Pollica. Da due anni pellegrinaggio di amministratori alla Procura di Vallo della Lucania per denunciare e chiedere aiuto
SALERNO - Negli ultimi due anni la fila degli amministratori pubblici alla Procura di Vallo della Lucania non è stata una processione ma un costante pellegrinaggio. Non era solo Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica trucidato tre giorni fa dai sicari, a bussare alla porta del procuratore Alfredo Greco. Lui era l'unico ad avere il coraggio di sfondare il muro dei crescenti interessi camorristici. Gli altri no: si affacciavano e chiedevano aiuto perché non avevano la stessa forza per dire no senza l'aiuto dello Stato. Alberghi ed esercizi commerciali passati di mano e in odore di camorra, immobili e terreni acquistati cash senza battere ciglio sul prezzo: ecco cosa raccontavano gli amministratori. Greco è pragmatico come l'amico sindaco che ieri è stato ricordato con una fiaccolata nell'area portuale di Acciaroli. Al termine della riunione con la Procura distrettuale antimafia di Salerno, racconta che i sindaci ma anche gli amministratori delle Asl e degli enti pubblici dei 54 comuni del Cilento che ricadono sotto la sua giurisdizione avevano trovato la forza di seguire l'esempio di Vassallo e testimoniare, raccontare e denunciare. «In alcuni casi - spiega Greco - non siamo riusciti a spezzare la catena perché ci siamo trovati di fronte all'infernale meccanismo delle aste giudiziarie. Altre volte, come nel caso delle Asl, abbiamo avuto la denuncia di in-filtrazioni nella fornitura di beni e servizi ma non siamo riusciti a incidere immediatamente perché i vertici aziendali ruotano velocemente e inseguire gli affari sporchi è un'impresa. Molte volte, grazie al loro fiuto e alla loro vigilanza, siamo invece intervenuti in tempo ». Molte ville sono passate nelle mani di gente chiacchierata e se si chiede al Pm Greco cosa se ne fa la camorra delle ville, risponde serafico: «È il segnale. Siamo arrivati. Siamo qui. Anche qui». Analoga, serafica risposta Greco dà quando gli chiedi se i clan non abbiano commesso un tragico errore a uccidere Vassallo. «Si sbaglia- afferma Greco - i clan se ne fregano (usa una terminologia più colo-rita, ndr) del clamore, sanno che hanno fatto crollare la diga che trascina a valle tutto. Proveranno poi a ricostruire il futuro di quest'area, con le loro regole, ma Vassallo non ci sarà più e, con lui, l'esempio che dava a tantissimi amministratori». Ieri, mentre da Roma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che proprio il 14 settembre sarà a Salerno ospite del sindaco Vincenzo De Luca spediva un messaggio al comune di Pollica affinchè «tutte le istituzioni si stringano intorno alla famiglia della vittima e alle forze dello Stato chiamate ad affermare le ragioni della giustizia», le indagini sono passate dunque di mano: dalla Procura di Vallo alla Distrettuale antimafia di Salerno. Sul fatto che sia un omicidio di camorra pochi nutrono dubbi anche se nel pomeriggio è circolata la voce di affari privati del sindaco da radiografare. Forse una voce messa in giro dagli stessi che hanno reso note le denunce per estorsione contro Vassallo che in realtà, spiega Greco, «sono state archiviate da tempo». Le piste sono quelle delle prime ore. Innanzitutto il porto turistico sul quale il comune stava puntando per far attraccare le barche oltre 40 metri. Conquistato quello, chi aveva interesse, avrebbe avuto probabilmente via libera per gestire e monopolizzare il turismo sul litorale più bello e meglio conservato d'Italia secondo Legambiente. «Il porto - spiega il vicesindaco di Pollica Stefano Pisani- era vissuto visceralmente da Vassallo, che aveva scatenato anche guerre in tribunale perché, a suo giudizio, l'unico gestore paga cifre irrisorie fissate dalla Regione. Il contratto è scaduto e lui voleva portarne la gestione in mano comunale ». La Procura distrettuale antimafia ha acquisito tutte le delibere, le bozze e gli atti amministrativi per le opere pubbliche, compresi quelli per la gara del primo lotto delle infrastrutture portuali per 4,5 milioni, aggiudicata a un'associazione temporanea d'impresa tra una ditta di Salerno e una di Napoli. Il porto quest'estate era stato anche terreno di scontri personali tra il sindaco e spacciatori di droga, che aumentavano, presi persino a schiaffi. Alcune proprietà di esercizi commerciali, inoltre, non lo convincevano. Scontri dialettici hanno invece coinvolto l'Arma dei Carabinieri alla quale Vassallo spediva lettere in continuazione. Forse anche questo è all'origine della denuncia, che sarà verificata nelle prossime ore dalla Procura antimafia, del fratello di Vassallo, Claudio, che ha parlato di possibili collusioni tra uomini in divisa e ambienti malavitosi.
Fonte: Il Sole 24 Ore
08/09/2010
Intesa più lontana per i comparti degli statali
Pubblica amministrazione. Presentata la bozza per il riordino delle aree di contrattazione. Nuova convocazione per venerdì
ROMA - Viene prima la definizione dei nuovi comparti di contrattazione previsti dalla riforma Brunetta o il rinnovo delle rappresentanze sindacali del pubblico impiego? Il nodo è aperto da qualche mese e le due riunioni convocate dopo la pausa agostana dal commissario dell'Aran, Antonio Naddeo, non sono servite a scioglierlo. Ieri Naddeo ha presentato una bozza di ipotesi di accordo, una base di partenza per cercare di arrivare a una rapida conclusione della trattativa. Dagli 11 comparti attuali si passerebbe a quattro capaci di raccogliere 2,5 milioni di dipendenti pubblici (restano esclusi gli addetti dei settori sicurezza e difesa) con la conferma di una divisione verticale delle vecchie aree. Al centro verrebbero definiti due grandi comparti con il personale delle Agenzie fiscali, dei ministeri, degli enti pubblici non economici, delle istituzioni e degli enti di ricerca e sperimentazione e delle Università da una parte, e del personale della scuola e delle istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale dall'altra. In periferia, invece, la razionalizzazione porterebbe a un comparto unico per i dipendenti delle autonomie locali e a un comparto unico per il personale delle Regioni e del Servizio sanitario regionale. Questa mappa semplificata non convince i sindacati. Ma mentre Cgil e Uil, oltre a diverse sigle minori, si son dette disponibili ad approfondire il confronto per arrivare comunque al rinnovo delle Rsu entro fine anno, la Cisl chiede che all'interno dei quattro comparti stabiliti siano individuati settori contrattuali con le stesse prerogative dei vecchi comparti. In pratica una conferma dell'arcipelago attuale. Alla vigilia dell'incontro di ieri il segretario confederale della Cisl, Gianni Baratta, aveva chiesto una modifica del decreto legislativo 150, di attuazione della Brunetta, per addolcire una razionalizzazione giudicata troppo drastica, mentre ieri in una nota il sindacalista ha precisato che la Cisl non vuole fare ricatti ad alcuno, «quello che chiediamo è una rivisitazione del sistema delle relazioni sindacali, che partendo dall'accordo del 30 aprile 2009, consenta con uno sforzo congiunto tra pubbliche amministrazioni e sindacato il rilancio e il recupero di efficienza ed efficacia». La prospettiva di una modifica del decreto non è stata commentata dal ministro, mentre il commissario dell'Aran s'è limitato a una presa d'atto: «Non compete all'Agenzia modificare decreti ? ha detto Naddeo ? informeremo della richiesta Cisl il ministro ma in ogni caso il confronto prosegue e abbiamo già convocato un nuovo incontro tra venerdì e lunedì prossimo sulla base del testo consegnato oggi ». Vale ricordare che il dlgs 150/2009 non affronta (né potrebbe visto che la legge delega non lo prevede) il tema delle rappresentanze sindacali ma solo gli aspetti organizzativi del nuovo ordinamento del lavoro pubblico. Inoltre, anche se il blocco del contratto consente ampi margini di manovra e anche se il ministro ha 24 mesi per eventuali decreti correttivi, è difficile immaginare una disponibilità di Renato Brunetta a rivedere uno dei punti di maggior semplificazione della sua riforma, revisione che lo obbligherebbe ad affrontando un nuovo passaggio in Conferenza stato-regioni e nelle commissioni parlamentari. La Cgil, con il segretario confederale, Nicola Nicolosi, e il responsabile settori pubblici, Michele Gentile, sono entrati nel merito della proposta Aran chiedendo la costituzione di un comparto della conoscenza e un comparto regioni- enti locali. Ma hanno insistito per procedere in vista del rinnovo delle Rsu, posizione non lontana da quella della Uil che con il segretario Paolo Pirani è tornata a chiedere l'apertura di spazi negoziali nel settore pubblico. Per il rinnovo delle Rsu entro novembre «come stabilisce la legge» è anche l'Ugl.
DA UNDICI A QUATTRO
La bozza Aran
I dipendenti delle amministrazioni pubbliche attualmente suddivisi in 11 comparti, altre aree minori di contrattazione e otto aree dirigenziali verrebbero raggruppati nei seguenti comparti di contrattazione collettiva:
A) comparto del personale delle Agenzie fiscali, dei ministeri, degli enti pubblici non economici, delle istituzioni e degli enti di ricerca e sperimentazione e delle Università ( circa 300mila addetti);
B) comparto del personale delle Autonomie locali ( circa 700mila addetti);
C) comparto del personale della scuola e delle istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale (circa 900mila addetti );
D) comparto del personale delle Regioni e del Servizio sanitario nazionale (circa 600mila addetti).
Le aree dirigenziali sono a loro volta raggruppate in quattro aree autonome di contrattazione collettiva. Restano esclusi da questa ripartizione i comparti della Sicurezza e della Difesa.
Fonte: Il Sole 24 Ore













