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Inserito: 31/01/2012 Letto: 368 volta/e Tag: appalti concorsi pubblici gare

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Stop ai concorsi con il super voto

Il ministro Patroni Griffi: contano la laurea e l’esame, non il 110. Al via la battaglia contro il debito dello stato verso le imprese. Spinta alla selezione della spesa nella p.a.

Stop ai concorsi riservati ai laureati con 110. Debito pubblico verso le imprese da aggredire. Razionalizzazione delle spese da parte della p.a. Parole e musica del ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi. La razionalizzazione delle spese deve uscire “dalla logica lineare, anche perché non è che ci sia più tanto da tagliare in maniera lineare, per calarsi sulla considerazione mirata della spesa pubblica e dei flussi di spesa e conseguentemente dell’apparato amministrativo che presiede quelle funzioni di spesa”. Insomma, finita ml’epoca dei puri tagli ci sarà da spendere bene il denaro pubblico, ha affermato il ministro durante la conferenza di presentazione del Programma strategico di formazione rivolto alle stazioni appaltanti organizzato dalla Scuola Superiore della pubblica amministrazione. Il ministro si è anche detto “soddisfatto” del decreto sulle semplificazioni varato venerdì scorso dal Consiglio dei Ministri ma ha sottolineato che è necessario ora procedere con “l’attuazione e il monitoraggio”. “Ovviamente sono soddisfatto del decreto – ha spiegato nel corso di una trasmissione radiofonica - ma credo che siamo solo agli inizi. La vera sfida ora - aggiunge - è assicurare l’attuazione e il monitoraggio. Ci sono una serie di decreti attuativi e vorrei assicurarne i tempi di emanazione ma accanto a questi decreti serve anche il monitoraggio”. “Sul tema specifico degli appalti - ha proseguito Patroni Griffi - c’è un profilo di efficienza del sistema a partire dalle gare: io confido che la messa a sistema della banca dati appalti e del fascicolo elettronico perché credo che così si vada nell’ottica di una riduzione reale degli oneri informativi sulle imprese”. “Si potrebbe pensare - ha sottolineato - anche a livello periferico ad una maggiore centralizzazione, in genere dei servizi strumentali, e tra questi degli acquisti e dell’affidamento dei lavori. Probabilmente la logica delle centrali uniche di committenza va ulteriormente sviluppata perché consente una maggiore razionalizzazione degli acquisti e una maggiore specializzazione del personale adibito a queste funzioni”.
Per quanto riguarda il debito dello Stato verso le imprese esso è “insostenibile”, ha sottolineato il titolare del dicastero di palazzo Vidoni. Quello dei ritardi nei pagamenti delle Pubbliche amministrazione, ha spiegato Patroni Griffi “è un problema su cui il governo sta mettendo mano ed è un problema prioritario”. Secondo il ministro si tratta comunque di un problema “non semplicissimo perché - ha osservato - una soluzione che costringesse l’amministrazione a contrarre solo con la disponibilità di cassa potrebbe ottenere un effetto recessivo. Bisogna trovare un punto di equilibrio perché ormai il debito dello Stato verso le imprese e tempi di pagamento sono diventati decisamente insostenibili”. Le sanzioni, ha proseguito Patroni Griffi “giocano ovviamente e soprattutto sulla responsabilità dei dirigenti”. Il ministro ha ricordato che “esiste già da un anno nell’ordinamento la responsabilità economica per i ritardi. Abbiamo cercato di considerare il ricorso al giudice come ultima ratio e in quest’ottica va la previsione, molto voluta dal mondo delle imprese, del responsabile dei ritardi all’interno dell’amministrazione che abbia dei poteri di avocazione sostitutivi nei confronti dell’amministrazione stessa per poter emanare egli stesso l’atto se l’impresa ne ha diritto”. Tuttavia, ha concluso, “la responsabilità disciplinare potrebbe non bastare ed è necessario assicurare che queste cose siano realizzate”. Il ministro è anche intervenuto sul particolare capitolo del dl semplificazioni che riguarda il valore della laurea. Il punteggio di laurea non può costituire una “barriera” alla partecipazione ai concorsi pubblici, ha chiarito in merito al dibattito che si è aperto sul valore legale del titolo di studio. “Io penso che nessuno in Italia ritenga - ha spiegato ai microfoni - che l’abolizione del valore legale del titolo di studio vuol dire che qualcuno possa presentarsi a un concorso di Stato per medici senza avere la laurea in medicina. Uno dei problemi da affrontare è che la laurea da qualunque università rilasciata e con qualsiasi percorso di studio ha lo stesso valore formale e questo è un problema e può essere una distorsione”. Secondo il ministro, “Un’altra distorsione è l’uso del punteggio di laurea per l’ammissione ai concorsi pubblici. È una questione opinabile - ha detto - ed è giusto discuterne. Ritengo che il punteggio di laurea non possa costituire una barriera alla partecipazione a un concorso pubblico per esami perché ciò che conta è di superare al meglio la prova concorsuale. Bisogna essere laureati però - ha concluso - non ritengo che si possa dire ‘puoi partecipare a un concorso solo con 110’“.

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