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Permessi a extraUe, procedura unica

Permesso di lavoro unico per i lavoratori stranieri che vengono a lavorare nell’Unione europea. Il Parlamento europeo ha infatti approvato ieri, in prima lettura, con 311 voti a favore, 216 contrari e 81 astensioni, la proposta di direttiva che consentirà una volta in vigore agli immigranti legali provenienti da paesi esterni all’Ue di ottenere i documenti necessari al soggiorno e al lavoro con un’unica procedura per tutto il territorio europeo. In ogni caso, la decisione di ammettere i lavoratori extracomunitari sul territorio nazionale, cosi come il numero d’immigrati autorizzato, resterà prerogativa dei governi degli stati membri, i quali dovranno indicare nei permessi di residenza anche le informazioni relative al permesso di lavoro, con il divieto però esplicito di esigere ulteriore documentazione alla persona che richiede il permesso. In base al testo approvato, i governi nazionali avranno la possibilità di restringere l’accesso alla sicurezza sociale nazionale solo ai lavoratori extracomunitari che lavorano o hanno lavorato per almeno sei mesi e che sono registrati come disoccupati. Mentre per il sostegno familiare, i governi nazionali potrebbero scegliere di garantirlo solo ai lavoratori in possesso di un permesso di lavoro valido per più di sei mesi. Inoltre, i lavoratori extracomunitari, sempre secondo il testo emendato dal Parlamento, avranno anche l’accesso ai servizi pubblici quali alloggi sociali, lasciando ai governi nazionali la possibilità di limitare tale diritto ai soli immigrati che hanno già un’occupazione. Sul fronte della formazione professionale e dell’istruzione, invece, tale diritto potrebbe essere limitato solo ai lavoratori stranieri che hanno o hanno avuto un lavoro, cosi da escludere chi è nell’Ue per motivi di studio Le nuove regole europee, se approvate in via definitiva, si applicheranno agli extracomunitari che richiedono un permesso di residenza e di lavoro in uno stato membro o che già vi risiedono legalmente. Il progetto di direttiva non si applicherebbe invece ai lavoratori extracomunitari in trasferimento all’interno di società multinazionali, né a quelli stagionali, due categorie che saranno presto oggetto di un intervento legislativo ad hoc. Esclusi dalla direttiva anche gli immigrati extracomunitari che hanno ottenuto un permesso di residenza a lungo termine, i rifugiati e i lavoratori distaccati.

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