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Peri rifiuti rispuntalaTarsu

Indietro tutta sulla Tares, che dopo mesi di contorcimenti normativi rischia di sparire ancora prima di essere applicata. Con l’emendamento al decreto «Imu-2» (Dl 102/2013) approvato alle commissioni Bilancio e Finanze della Camera (primo firmatario Luca Pastorino) che riesuma le vecchie Tarsu e Tia si apre un’autostrada per i Comuni che intendono buttare a mare tutti i problemi del nuovo tributo e tornare al prelievo utilizzato fino all’anno scorso, nell’attesa che esca dalle nebbie la service tax prevista nel 2014. Nei 6.700 enti che applicavano la Tarsu, questo significa rinunciare anche alla copertura integrale dei costi del servizio, imposti dalla Tares, per tornare alle vecchie forme di finanziamento. Con un unico vincolo: la Tarsu o la Tia riesumate dall’emendamento dovranno essere accompagnate dalla maggiorazione da 30 centesimi al metro quadrato, perché vale un miliardo, va allo Stato e da questo punto di vista la condizione del bilancio centrale non ammette ripensamenti.

Per artigiani, ristoratori e in genere per le attività commerciali più colpite dagli aumenti imposti dal nuovo tributo è un’ottima notizia, naturalmente. Per le amministrazioni locali si tratta invece di rifare per l’ennesima volta i calcoli, su un tributo che sta contendendo con successo all’Imu il record delle modifiche in corso d’opera. «Siamo esterrefatti e ammutoliti, ci arrendiamo», spiegano le aziende pubbliche del settore riunite in Federambiente in una nota che la butta sull’ironia (amara).

Proprio la confusione costante che circonda il tributo spingerà moltissimi Comuni a tornare sulla vecchia strada di Tarsu o Tia. Un altro emendamento al decreto «Imu-2», che nella sua versione originaria impone agli enti di spedire ai contribuenti modelli (F24 o bollettino postale) precompilati con l’importo da pagare, ha appena stabilito che in caso di mancato invio del modello non si applicano le sanzioni per «insufficiente versamento». Una regola di favore per venire incontro ai contribuenti disorientati, che però rischia di “sanare” ex ante tutti i versamenti insufficienti e aprire buchi nei conti di Comuni e aziende. Le amministrazioni infatti hanno parecchi problemi già con la prima rata, assai meno complicata rispetto al saldo, come mostrano i casi di città che non sono ancora riuscite ad avvertire tutti i contribuenti sull’importo da pagare: è accaduto per esempio a Milano, dove il Comune ha avvertito che in questi casi non ci saranno sanzioni per i versamenti in ritardo (la scadenza era al 30 settembre), senza ovviamente parlare di quelli insufficienti.

I tanti correttivi piovuti sulla Tares, inoltre, non si sono occupati di altri problemi ancora aperti sul tributo. È il caso, per esempio, delle forme di pagamento: l’ultima rata rimane ancora vincolata a F24 e bollettino postale, e quindi non permette di utilizzare Mav, Rid e le altre modalità automatiche impiegate finora. Restano tutti da chiarire anche i criteri di calcolo “alternativi” al metodo normalizzato introdotti dallo stesso decreto «Imu-2».

Tra nodi applicativi irrisolti e rischi di aumenti a grappolo, saranno quindi moltissimi i Comuni che torneranno alla Tarsu, anche se la sua mancata armonizzazione con i principi Ue (prima di tutto quello del «chi inquina paga») ne richiedono l’abolizione dal lontano 1997.

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