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Perchè il Piano casa è fallito

Il Piano casa che, nell’intento originario del governo, doveva costituire uno strumento di vastissima portata anticiclica, si sta rivelando, come temevamo, una misura di limitatissima portata. Occorre infatti avere presente che il cosiddetto piano-casa, che permette interventi in deroga alle previsioni ed alle prescrizioni urbanistiche comunali, ha un duplice contenuto.

Primo, PER LE FAMIGLIE: la facoltà, in deroga ai piani urbanistici, di ampliare le case che non superino una determinata dimensione volumetrica ( villette mono o bifamiliari ). Preclusi tutti gli interventi negli appartamenti situati in immobili oltre i 1000-1200 metri cubi di volume. Le norme di legge in questione, nazionali e regionali, non si applicano, come sarebbe stato più logico e più produttivo, a tutto quel vasto campo di interventi relativi agli incrementi di superficie utile di calpestio, pur non comportanti aumenti volumetrici (ad esempio soppalcature, trasformazioni interne di superfici e volumi, chiusure di verande) ed indipendentemente dal volume complessivo dell’edificio. Sicchè non sono ammessi, se da attuarsi in condomini di dimensione che superi la prescritta volumetria massima, interventi edilizi tendenti a realizzare, in via di ampliamento, stanzette,gabinetti, ripostigli,chiusure di balconi, verande e tettoie anche se si dispone di un terrazzino proprio o di una superficie adatta, prima inutilizzata, soppalcature che comportino incremento della superficie utile di pavimento, utilizzi di scantinati; qualora tali interventi non siano di per sè ammissibili in base allo strumento urbanistico vigente nel comune.

Secondo, PER GLI OPERATORI ECONOMICI: la facoltà, sempre in deroga ai piani ed alle norme urbanistiche comunali e regionali-statali, di compiere operazioni edilizie anche rilevanti, interessanti la cosiddetta «sostituzione» di interi edifici: svuotamenti e traformazioni di interi palazzi con incremento volumetrico e sopraelevazioni annesse. Nel redigere i nuovi strumenti urbanistici (piani regolatori o piani di governo del territorio) i comuni devono valutare, in termini di impatto, quale sarà l’incidenza del piano casa il quale rimarrà in vigore più o meno fino alla prossima primavera (18 mesi dalla data degli ultimi atti attuativi, che sono intervenuti tutti più o meno nello scorcio di fine 2009).

QUELLO CHE AVREBBE DOVUTO rivelarsi l’ambito di maggiore applicabilità della normativa, cioè l’ampliamento delle villette, ha avuto scarsissimo esito: perchè regioni e comuni hanno fatto a gara per escludere dalla applicabilità della norma proprio quelle zone in cui è presente la tipologia delle villette; anche perchè motivi di salvaguardia ambientale hanno suggerito tale scelta, essendo le villette presenti sovente in zone di un certo pregio. Inoltre, i comuni non hanno dato adeguato rilievo in termini di comunicazione alla facoltà stessa laddove ammissibile. Ancora. La crisi economica ha dissuaso le famiglie dall’attingere ai risparmi tenuti in banca i mezzi finanziari per realizzare laddove possibile gli ampliamenti della casa; nè sono stati introdotti dal governo incentivi economico-finanziari per tali interventi. E d’altra parte l’erogazione del credito bancario in tale settore sappiamo in che stato versa. Quanto agli interventi di «sostituzione» gli operatori, dato il momento di crisi economica in atto, presumibilmente sono rimasti e rimarranno «alla finestra» fino al termine ultimo di presentazione delle domande in comune; che andrà a scadere l’anno venturo dopo i 18 mesi di cui dicevamo. E’ dunque probabile che il grosso delle segnalazioni ai comuni interverrà nei primi mesi dell’anno venturo.

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