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Per lo stop alla «Scia» tempo fino a 60 giorni

ROMA – Raddoppiano i termini per bloccare la segnalazione certificata d’inizio attività «Scia». Il maxiemendamento su cui il Senato voterà oggi la fiducia fissa infatti in 60 giorni il tempo che le amministrazioni avranno per stoppare l’iniziativa avviata dal singolo e non più in 30 come previsto nel testo approvato in commissione. Dopodiché scatterà il silenzio- assenso e l’alt potrà arrivare solo in presenza di gravi danni al paesaggio o all’ambiente. Ma non è questa l’unica novità che interesserà il meccanismo messo a punto dai ministeri della Semplificazione e della Pa per snellire il procedimento da seguire per ottenere una licenza, un’autorizzazione o un nulla osta. Cambiano infatti anche i casi di esclusione. La «Scia» non basterà né per «gli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all’immigrazione, all’asilo,alla cittadinanza,all’amministrazione della giustizia, all’amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, nonché quelli imposti dalla normativa comunitaria», né nei «casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali». Per il resto il meccanismo non cambia: la «dichiarazione di inizio attività» (Dia) andrà in soffitta e sarà sostituita dalla «Scia». Per l’esercizio di un’attività d’impresa basterà presentare la domanda corredata dalle certificazioni o asseverazioni richieste dalla legge. Ciò significa che si potrà partire il giorno stesso senza attendere il via libera della (o delle) Pa coinvolte. Che, come detto, potranno eventualmente fermare il tutto ex post. L’effettiva operatività della «Scia» andrà verificata sul campo. Anche perchè la presenza del silenzio-assenso potrebbe spingere le banche a far trascorrere i 60 giorni prima di aprire i rubinetti del credito alla nuova iniziativa imprenditoriale. Qualche perplessità, infine, emerge dalle parti dei governatori. Il rischio è che si inneschi una nuova spirale di ricorsi alla Consulta visto che la sostituzione della Dia con la «Scia» viene sancita anche per la normativa regionale.

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