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Per l’apprendistato bonus di 400 milioni all’anno

ROMA – Una dote di 300-400 milioni di euro all’anno per implementare la riforma dell’apprendistato, finanziata dalle risorse ancora non utilizzate del Fondo sociale europeo (Fse). È questa la notizia che potrebbe arrivare dal tavolo di lavoro strappato l’altro ieri al Governo da Regioni e sindacati sulla verifica dei soldi incassati, ma ancora non spesi del Fondo sociale europeo. Si tratta di risorse comunitarie finalizzate a combattere la disoccupazione e creare nuovi posti di lavoro, che le parti sociali vorrebbero dirottare (in parte) per incentivare le aziende ad assumere apprendisti e far decollare così la riforma dell’apprendistato che ieri ha ricevuto un sostanziale via libera anche dalle Regioni. Per il periodo di programmazione 2007-2013, secondo un’anticipazione di uno studio targato Uil-Adapt che verrà presentato nei prossimi giorni, l’Italia ha ricevuto da Bruxelles un contributo di 15,3 miliardi di euro (ripartito al 50% tra Centro Nord e Mezzogiorno), e al 31 dicembre 2010 ne sono stati spesi appena 2,4. Vale a dire, poco meno del 16%, con una percentuale ancora più bassa al Sud, solo l’11,6 per cento. Insomma l’Italia deve spendere ancora circa 13 miliardi di euro. Secondo la ricerca, una parte se ne andrà per gli ammortizzatori in deroga, un’altra parte per la formazione (compresa quella professionale), ma un’ulteriore fetta, prudentemente stimata in 300-400 milioni di euro l’anno, potrebbe essere dirottata in agevolazioni per le imprese ad assumere apprendisti. Altre risorse (nazionali) potrebbero arrivare dal Fas, da utilizzare per esempio per estendere il beneficio di non computare per un ulteriore anno, in caso di stabilità del contratto, il costo del lavoratore apprendista dalla base imponibile Irap. Sul fronte dell’Fse però bisogna investire i soldi. Se entro fine dicembre infatti l’Italia non riuscirà a spendere almeno 2,5 miliardi, bisognerà restituirne una parte a Bruxelles: «Sarebbe un suicidio», ha commentato Gugliemo Loy della Uil che ha giudicato «un significativo passo avanti» per il decollo della riforma il sì delle Regioni. «Il testo è migliorato», ha spiegato Gianfranco Simoncini, coordinatore degli assessori regionali al Lavoro: «Sono state garantite le competenze delle Regioni sulla certificazione delle competenze e la regolamentazione dell’apprendistato per il conseguimento della qualifica e del diploma professionale». In più: si è concordato l’innalzamento a 25 anni dell’apprendistato per la qualifica ed è stato scongiurato il rischio che venissero scaricati sulle Regioni oneri finanziari non propri. Quella che è mancata invece è la formalizzazione del disco verde regionale in conferenza Stato-Regioni, in calendario ieri, ma saltata e rinviata a luglio. Le Regioni hanno disertato l’incontro con il ministro Raffaele Fitto in polemica con il Governo su altri temi: il federalismo, le prestazioni sanitarie (mancano all’appello 486 milioni che servono a evitare l’arrivo dei ticket) e sui 425 milioni per il trasporto pubblico, ancora in stand-by. E i Governatori torneranno a sedersi al tavolo col Governo solo quando non otterranno un incontro politico che concretizzi gli impegni presi.Vittima di questo stato di cose è la riforma dell’apprendistato, visto che il passaggio in Conferenza Stato-Regioni è fondamentale per proseguire il suo cammino. «Mi auguro che la situazione possa sbloccarsi presto», ha detto Giorgio Santini della Cisl. Fulvio Fammoni della Cgil si è invece soffermato sui tavoli su tirocini e collaborazioni, concordati mercoledì con il Governo, e che devono «viaggiare di pari passo con la riforma». Alle Regioni, Fammoni, ha chiesto poi di aprire un tavolo ad hoc sull’apprendistato a 15 anni e ha riconosciuto i «significativi passi avanti nel testo». Uno su tutti: «L’aver riconosciuto che sull’apprendistato decidono solo i contratti nazionali (e non più anche quelli territoriali e aziendali)».

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