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Per la nuova Finanziaria un’agenda in chiave Ue

Parte la nuova governance economica europea e il governo, su input del Parlamento, riscrive l’agenda annuale della politica economica. Sembra un atto formale, in realtà l’anticipo al mese di aprile dell’intero corpo dei documenti programmatici sui quali si costruisce la manovra e la successiva legge di stabilità (la ex Finanziaria) offre nuove, concrete opportunità per una «decisione di bilancio» il più possibile concertata e condivisa. Questa volta ci si muove a pieno nel processo di coordinamento e vigilanza previsto dal «semestre europeo»: entro il 10 aprile di ogni anno andranno approvate con il nuovo «Def» (il vecchio Dpef) le linee programmatiche, mentre per la fine di aprile il ministro dell’Economia dovrà inviare a Bruxelles il piano nazionale di riforme e l’aggiornamento del programma di stabilità. Sulle linee portanti della strategia di politica economica del governo si pronuncerà la commissione europea, e successivamente il consiglio Ecofin. Raccomandazioni che andranno recepite nella messa a punto della manovra correttiva di giugno e nella legge di stabilità. La legge bipartisan di iniziativa parlamentare che rivoluziona il timing degli impegni programmatici del governo – primi firmatari Giancarlo Giorgetti (Lega), Gioacchino Alfano (Pdl), Pier Paolo Baretta (Pd) – è in dirittura d’arrivo. La commissione bilancio della Camera ha deciso infatti di non apportare alcuna modifica al testo approvato in seconda lettura dal Senato, e dunque già in settimana il Ddl dovrebbe ricevere il via libera definitivo. Il varo del provvedimento sarà accompagnato dall’approvazione di un ordine del giorno, messo a punto da maggioranza e opposizione, che impegna il governo a discutere il piano nazionale di riforme in Parlamento, prima di inviarlo a Bruxelles. La proposta di legge modifica in alcune parti rilevanti la riforma della contabilità pubblica approvata nel dicembre del 2009, quella, per intenderci, che ha spedito in soffitta la vecchia Finanziaria. Al «documento di economia e finanza» seguirà il bilancio di assestamento (la scadenza è fine giugno), e a seguire la nota di aggiornamento del Def (20 settembre), il disegno di legge del bilancio e la legge di stabilità (15 ottobre) e gli eventuali disegni di legge collegati (entro gennaio). Al di là delle modifiche al calendario, sono in arrivo importanti novità sotto il profilo dei contenuti. La prima è che viene formalizzato ufficialmente il principio che le maggiori entrate eventualmente disponibili nel corso dell’anno non potranno più essere utilizzate per coprire spese correnti. Contribuiranno direttamente «al miglioramento dei saldi di finanza pubblica». La seconda è che si mette in moto un processo, sulla carta più virtuoso, di maggiore coinvolgimento del Parlamento e di diversi enti istituzionali (tra cui l’Istat) nella fase di predisposizione dei documenti di finanza pubblica. Entro il 30 giugno di ogni anno, il ministro dell’Economia dovrà trasmettere alle Camere «un apposito allegato» per dar conto degli effetti sui saldi di finanza pubblica «derivanti dalle manovre di bilancio adottate anche in corso d’anno». Tutte novità interessanti, in grado, almeno sulla carta, di aprire una nuova stagione per la finanza pubblica del nostro Paese.

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