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Per il piano Sud scatta la «tagliola» di Fitto sui fondi Ue non spesi

ROMA – Una quota dei fondi comunitari Fesr e Fse assegnati ai programmi regionali che non raggiungono gli obiettivi di impegno o di spesa saranno ridestinati a grandi progetti nazionali e a programmi di spesa che tirano. La tagliola messa a punto dal ministro delle regioni, Raffaele Fitto, per punire chi non spende risorse assegnate, scatterà dal prossimo maggio: la rivoluzione è in quella disposizione che preleva automaticamente risorse, crescenti al crescere dello scostamento dall’obiettivo, per destinarle alle priorità nazionali. La bozza di direttiva messa a punto da Fitto e discussa dal ministro con il commissario alle politiche regionali, Johannes Hahn, nell’incontro della settimana scorsa, andrà all’esame delle regioni domani, per poi andare al comitato nazionale competente il 29 e 30 marzo. Il testo è stato però in parte concordato con i governatori nel giro di incontri che Fitto ha avuto nell’ultimo mese. La direttiva non si applicherà a Basilicata e Sardegna, regioni in regime di sostegno transitorio, né all’Abruzzo, per tenere conto «della particolare situazione determinata dal sisma del 2009». Le scadenze fissate per la verifica degli obiettivi diventano tre, una più di quanto prevedesse la delibera Cipe 1/2011, che ha avviato la riprogrammazione. Alle scadenze del 31 maggio di verifica degli impegni e del 31 dicembre per verificare i pagamenti effettivi, ne è stata aggiunta un’altra, al 31 ottobre, per «introdurre una misura in grado di incidere direttamente sull’accelerazione dei pagamenti». Al 31 maggio l’obiettivo è il 100% degli impegni fissati per i programmi avviati nel 2009. Al 31 ottobre si dovrà arrivare al 70% del livello di impegni fissato per il 31 dicembre 2011 sui programmi avviati nel 2009. Al 31 dicembre 2011 gli impegni dovranno raggiungere la soglia del 60% di quanto si dovrebbe spendere al 31 dicembre 2012 sui programmi avviati nel 2010. Cosa accadrà se gli obiettivi non saranno raggiunti? Qui è la novità. Se lo scostamento sarà inferiore al 10%, la sanzione consisterà nella riprogrammazione di una quota dello 0,25% del costo totale del programma interessato. Se lo scostamento sarà tra il 10 e il 20%, la quota da riprogrammare sarà dello 0,50 per cento. Se lo scostamento sarà compresa fra il 20 e il 30%, la quota riprogrammata sarà dell’1 per cento. Infine se lo scostamento supererà il 30%, il “sequestro” di risorse per finanziare grandi progetti e altri programmi veloci sarà dell’1,50 per cento. Che cosa sarà finanziato con le risorse derivanti dalle sanzioni? «L’eventuale mancato raggiungimento dei target, singolarmente considerati – afferma lo schema di direttiva – comporterà la quantificazione dell’importo da riprogrammare in favore di altri programmi, rispettando, per quanto compatibile, il vincolo di destinazione territoriale». La destinazione territoriale non è quindi vincolante in modo assoluto. Certo è che le deroghe alle nuove regole saranno ammesse soltanto per i grandi progetti prioritari su scala nazionale, proprio sulla base della nuova programmazione sancita dalla delibera Cipe 1/2011. Una corsia preferenziale sarà quindi per questi grandi progetti, che riguarderanno prevalentemente grandi opere infrastrutturali. La bozza di direttiva si spinge a segnalare due programmi nazionali che potrebbero beneficiare delle risorse precettate. Il primo è il Pon Ricerca e competitività, per cui sono arrivati progetti per 6 miliardi a fronte di una disponibilità del bando per 465 milioni. Di questi 533 progetti, 300 sono stati dichiarati ammissibili, ma i fondi bastano per soli 80 progetti. I 220 progetti rimanenti – dice la bozza di direttiva – «potrebbero essere finanziati nell’ambito del Por Convergenza», a condizione che tutte le regioni rendano operativa questa azione. La seconda indicazione di possibile priorità riguarda le scuole: in particolare l’acquisto di attrezzature e tecnologie e gli interventi di riqualificazione degli edifici scolastici.

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