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Per il caso tangenti il sindaco Vignali rassegna le dimissioni

A meno di un anno dalla fine del suo mandato il sindaco di Parma, Pietro Vignali, si è dimesso consegnando la guida dell’amministrazione comunale a un commissario prefettizio. La decisione è arrivata al termine di una riunione di giunta e dopo l’ennesimo arresto, tre giorni fa, dell’assessore alla Scuola Giovanni Paolo Bernini (l’accusa è di corruzione e tentata concussione) per un presunto giro di affari illeciti e tangenti nelle gare di appalto per le mense scolastiche. Le manette sono scattate, nel-l’ambito dell’inchiesta «green money», che ha portato da giugno ad oggi all’arresto di 15 tra funzionari pubblici e imprenditori per tangenti. La mossa del primo cittadino non è arrivata prima perché solo ieri, come lui stesso ha spiegato in una lettera aperta ai cittadini, dal governo Berlusconi è arrivato l’ok per un finanziamento di 70 milioni dal progetto “Ex metro” che serviranno per saldare alcuni debiti. «Questa non è per me una decisione facile – scrive il sindaco – perché non è semplice cancellare più di 13 anni di vita dedicati a tempo pieno alla mia città, non risparmiandomi mai e mettendoci tutta la mia volontà e le mie capacità. Se avessi compiuto una scelta nel mio interesse personale – continua Vignali – mi sarei dimesso già a giugno: mi sarei risparmiato tre mesi di difficoltà e di pressioni enormi, di estenuanti mediazioni, di attacchi personali». Nella sua lettera Vignali ricorda gli importanti progetti che sono stati realizzati in questi ultimi tre mesi, dopo l’avvio dell’inchiesta da parte della Procura di Parma. Progetti «assolutamente indispensabili» tra cui i piani industriali delle aziende miste pubblico-privato, l’assestamento del bilancio e alcuni cantieri e opere pubbliche. «Altre sarebbero ancora da fare – spiega – ma ora è accaduto un altro fatto grave che vede coinvolto un assessore della mia giunta». Un fatto che ha imposto a Vignali l’assunzione delle sue responsabilità: «che non sono personali – scrive ma politiche». In Italia, secondo Vignali, «nel centrodestra e nel centrosinistra le dimissioni non si danno neppure davanti alle condanne, figuriamoci quando non si è nemmeno indagati. Tuttavia questo non è per me un motivo sufficiente per rimanere. È una scelta dolorosa, amara. Ma un sindaco deve saper fare anche questo».

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