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Per i demografi intervento corretto

MILANO – Un provvedimento «corretto e tardivo» che prende atto di quello che i demografi sanno da tempo: l’allungamento della vita media deve essere il parametro sul quale calcolare l’età pensionabile. «Finalmente le nostre tavole verranno utilizzate – spiega Antonio Golini, docente di demografia all’Università La Sapienza di Roma e membro del nucleo di valutazione della spesa pensionistica istituito presso il ministero del Lavoro -, negli ultimi cinquant’anni abbiamo assistito a un allungamento della vita di tre mesi e mezzo per ogni anno. È un dato elevatissimo che si ripercuoterà sui giovani». Un po’ come Cassandra, i demografi hanno predetto da tempo la situazione di squilibrio del sistema pensionistico. La soluzione di affidarsi alle statistiche Istat è, secondo Antonio Golini, «l’unica alternativa possibile, oppure le pensioni diventeranno sempre più modeste». I calcoli dei demografi sono «oggettivi», ma questo non significa che non possano essere migliorati ulteriormente. «Potremmo affinare i calcoli – spiega il membro del nucleo di valutazione del ministero – arrivando a stimare non solo la durata della vita ma anche la durata della vita in buona salute, un criterio da non sottovalutare per quanto riguarda la spesa sanitaria e il bisogno di assistenza da parte degli anziani». Il calcolo potrebbe spingersi addirittura fino a elaborare stime di vita differenti in base alla categoria socio-professionale del contribuente. Tutti gli interventi proposti dal governo in materia previdenziale (dalla riduzione dei coefficienti di trasformazione alle nuove finestre) puntano a un unico obiettivo, quello di ridurre il costo della spesa pensionistica «o almeno a stabilizzarne il peso nei confronti del Pil», chiarisce Giampaolo Crenca, presidente dell’Ordine nazionale degli attuari. «Adesso più che mai ? sottolinea ? si rende indispensabile il rafforzamento del secondo pilastro, non ancora decollato nonostante si avverta da anni la necessità di creare una posizione complementare». Il problema riguarda principalmente i giovani, che percepiranno assegni esigui dopo aver per decenni sostenuto le pensioni dei propri padri, «ma anche i cinquantenni di oggi, quelli a metà tra il sistema contributivo e quello retributivo, ne vedranno le conseguenze», secondo il presidente Crenca. I calcoli realizzati sulle tavole di mortalità permettono di stimare, in base ai dati degli anni precedenti, la prospettiva di vita divisa per età attuale, per sesso e anche per area geografica. «Si tratta – spiega Gian Carlo Blan-giardo, docente di demografia all’Università Bicocca di Milano – di elaborazioni oggettive che fino ad oggi l’Inps ha ignorato. Introdurre il criterio di legare l’accesso alla pensione alle aspettative di vita è assolutamente sensato, non è più possibile stabilire l’età pensionabile senza sapere quanto ha davanti quel lavoratore». Stime affidabili ma anche in continua evoluzione. Ecco perché a partire dal 2016, tutti i requisiti di pensionamento, sia anagrafici sia contributivi, saranno aggiornati a cadenza triennale sulla base dell’incremento della speranza di vita calcolata dall’Istat. «Le metodologie demografiche – sottolinea Blangiardo – permetteranno di riequilibrare il sistema senza schiacciare i giovani».

STIME E PREVISIONI
12 milioni
Gli over 65 nel 2010
Secondo i dati Istat sulle previsioni della popolazione, i cittadini con più di 65 anni sono oltre 12 milioni nel 2010 20 milioni
Le stime per il 2050
Tra quaranta anni il numero di over 65 salirà vertiginosamente fino a raggiungere i venti milioni 3 mesi e mezzo L’aumento medio
Negli ultimi cinquanta anni gli studi di demografia dimostrano che la durata della vita è aumentata di tre mesi e mezzo all’anno

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