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Per i costi standard pressing sul governo

ROMA – Regioni e province a statuto speciale fanno squadra e aumentano il pressing sul Governo: chiedono garanzie sul federalismo fiscale e l’esclusione dall’applicazione di fabbisogni e costi standard sanitari. E sempre sui futuri costi standard di Asl e ospedali sale la protesta di tutti i governatori, non solo del sud, che attaccano: il benchmark delle regioni modello da prendere come riferimento (tre delle cinque migliori per conti e performance, secondo il decreto del Governo) deve riguardare un pool di realtà locali rappresentative di almeno un terzo della popolazione italiana. Come dire: criteri più larghi, benchmark con obiettivi meno severi. È apertissimo e complicato il confronto tra Governo e regioni su autonomia finanziaria regionale e costi standard sanitari. Ieri il vertice «straordinario» dei governatori non è giunto ad alcun documento conclusivo: conta di arrivarci nelle riunioni convocate in vista della conferenza unificata con il Governo di giovedì 28 ottobre. Ma i governatori non viaggiano all’unisono, non solo per questioni di appartenenza politica, con il sud – alleato col Lazio – che gioca una partita a parte. La sfida per i governatori sta insomma così nel trovare posizioni comuni a fronte di interessi e problemi non sempre coincidenti. Ieri un asse comune è stato assicurato nella ripetuta rivendicazione delle partite «irrinunciabili» strettamente intrecciate all’applicazione del federalismo fiscale nella salsa proposta dai decreti governativi per le regioni: lo stretto raccordo con la manovra d’estate che ha tagliato 4,5 miliardi già dal 2011; la certezza del finanziamento dei Lea e dei Lep, i livelli essenziali di assistenza sanitari e sociali; i costi standard sanitari e l’autonomia delle regioni a statuto speciale. Dura partita, quella della manovra estiva: si parla di un alleggerimento per circa 1 miliardo per il trasporto pubblico locale “su ferro” col decreto milleproroghe di fine anno, che dovrebbe anche indicare i criteri per valutare la virtuosità delle regioni in base alla quale poi spalmare i tagli residui. Intanto regioni e province a statuto speciale tengono alta la bandiera della propria autonomia. Rivendicando come una recente sentenza della Consulta (la n. 201 del 2010) ha riconosciuto che la clausola di esclusione contenuta nella legge delega 42/2009 del federalismo fiscale stabilisce che gli unici principi loro applicabili sono quelli di un pugno di articoli della stessa legge delega. Dunque, meno vincoli per la parte fiscale del decreto legislativo. Ed esplicita esclusione dall’applicazione a loro carico della disciplina su costi e fabbisogni standard sanitari perché «provvedono al finanziamento della spesa sanitaria senza alcun apporto a carico del bilancio dello stato». Un fortino, quello rivendicato dalle speciali (Valle d’Aosta, Trento e Bolzano, Friuli, Sicilia e Sardegna) che il governatore siciliano, Raffaele Lombardo, ha esteso a un’altra richiesta: senza «perequazione infrastrutturale», ha detto, non potrà esserci federalismo. Insomma, fondi in più.

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