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Per gli enti tagli solo rimandati

Uno sconto una tantum (per il solo 2014) da 1,5 miliardi e un aggravio a regime (a decorrere dal 2016) per 344 milioni all’anno. È in chiaroscuro il bilancio degli interventi sul Patto di stabilità interno degli enti locali contenuti nel disegno di legge di stabilità che, dopo essere stato definitivamente licenziato dal governo, si appresta a iniziare il suo iter parlamentare.

Come già sottolineato su ItaliaOggi del 18/10/2013, le aspettative di molti sindaci e presidenti di provincia per un significativo alleggerimento dei vincoli del Patto sono rimaste in gran parte deluse. Le sole buone notizie riguardano la previsione di un fondo da 1 miliardo per consentire maggiori pagamenti in conto capitale e la destinazione di ulteriori 500 milioni all’estinzione dei debiti certi, liquidi ed esigibili al 31/12/2012.

Entrambe le misure, tuttavia, sono esplicitamente circoscritte al 2014, così come i bonus del Patto «regionale incentivato» (già previsto dalla legge di stabilità dello scorso anno e rafforzato dal dl 35/2013), che valgono circa 2,1 miliardi.

Per gli anni successivi, invece, non solo non sono previste ulteriori premialità, ma fra le pieghe delle nuove norme si nasconde addirittura un aggravio. A prevederlo è l’art. 14, comma 1, che dispone una revisione della base e dei coefficienti per il calcolo degli obiettivi. Al di là dei tecnicismi, il risultato del maquillage è chiarito dalla relazione illustrativa, che quantifica, a decorrere dal 2016, «un contributo ulteriore degli enti locali alla manovra di finanza pubblica per 344 milioni di euro».

La stessa relazione precisa che tale contributo è conseguente ai risparmi realizzati «mediante l’attività di revisione della spesa, di ridimensionamento delle strutture, di riduzione delle spese per beni e servizi, nonché di ottimizzazione dell’uso degli immobili». La nuova sforbiciata è imposta, non solo alle province e ai comuni con più di 5 mila abitanti, ma anche a quelli al di sotto di tale soglia demografica, che invece speravano nell’introduzione di misure di favore (se non nella totale esclusione dal Patto).

Sarà interessante vedere le reazioni degli interessati, a partire dai sindaci, che oggi aprono l’assemblea nazionale Anci a Firenze proprio con la convention dei primi cittadini dei mini-enti. Ma è facile prevedere che a camera e senato arriveranno numerose richieste di correttivi.

Per il resto, il disegno di legge conferma le altre novità già contenute nelle bozze circolate nei giorni scorsi, fra cui l’assoggettamento ai vincoli di finanza pubblica delle partecipate (società in house, aziende speciali e istituzioni) e l’anticipazione delle scadenze dei cd Patti di solidarietà.

A questo proposito, è da segnalare anche la previsione (art. 13, comma 11) che per il 2014 estende a regioni e province autonome una sorta di Patto «orizzontale», finora consentito solo alle amministrazioni locali. In pratica, anche i governatori potranno scambiarsi spazi finanziari nell’ambito del Patto, mediante un accordo da raggiungere in Conferenza Stato-regioni entro il 30 aprile (scadenza che non pare raccordata con quelle relative a province e comuni).

Lo scambio, tuttavia, non sarà libero, ma potrà avvenire solo fra le regioni a statuto ordinario, da un parte, e quelle a statuto speciale, dall’altra e non all’interno dei due «blocchi». Le speciali, inoltre, potranno anche cedere le somme ad esse dovute per effetto della sentenza n. 248/2012 della Corte costituzionale (ovvero quelle recuperate dagli agenti della riscossione nei confronti di coloro che hanno aderito al condono fiscale senza versare quanto dovuto).

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