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“Pensioni, in Europa bomba a orologeria”

Una vera e propria bomba ad orologeria. Bruxelles non usa giri di parole per sottolineare i rischi legati all’an-damento della spesa pensionistica nella Ue, che ai ritmi attuali viene definita «insostenibile». Una spesa che nei prossimi anni dovrà essere aggredita con decisione dai governi, nel quadro di un’azione coordinata. Pena vanificare gran parte degli sforzi compiuti sul fronte del consolidamento delle finanze pubbliche. Insomma, niente più tempo da perdere per i Paesi che ancora non hanno realizzato adeguate riforme strutturali delle pensioni. Mentre per quelli in regola, come l’Italia, si tratta di attuare pienamente le misure decise, monitorando però costantemente l’andamento della cosiddetta ?gobba’ previdenziale, assicurandosi che nel prossimo futuro non vi siano impennate significative. E dunque che non ci sia bisogno di nuovi interventi. Due le priorità indicate dall’esecutivo europeo, che mercoledì presenterà un Libro verde sul futuro delle pensioni in Europa: l’innalzamento dell’età pensionabile e il rafforzamento della vigilanza sui sistemi previdenziali. Nel testo messo a punto dai servizi dei commissari Ue agli affari sociali, Laszlo Andor, agli affari economici e sociali, Olli Rehn, e ai servizi finanziari, Michel Barnier, si sottolinea come «la crisi ha rivelato la necessità di sforzi supplementari per rafforzare l’efficacia e la sicurezza dei regimi pensionistici europei». Per questo, dopo un decennio di riforme dei sistemi pensionistici in tutta Europa, «si sente il bisgno di rivedere profondamente il quadro europeo, adottando un approccio integrato». Innanzitutto, alzare l’età della pensione. E molti Paesi – come la Francia, la Spagna, la Germania – lo stanno già facendo, per far fronte all’aumento dei propri deficit e debiti pubblici. Del resto, i numeri parlano chiaro: attualmente – secondo i dati di Bruxelles – in Europa (dove l’età pensiobaile media è di 61,4 anni) ci sono quattro persone in età lavorativa (15-64 anni) per ogni over 64, mentre entro il 2060 il rapporto sarà di due a uno. A ciò si deve aggiungere come «la recente crisi economica e finanziaria ha aggravato e amplificato questa tendenza demografica», con tutti gli «effetti negativi del caso sulla crescita economica, sui bilanci pubblici, sulla stabilità finanziaria e sull’occupazione».

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