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Pensioni, il conto va ai giovani

La manovra correttiva grava sulle spalle dei giovani lavoratori. Almeno per la voce previdenza, per la quale prevede un’energica (e importante) riforma delle pensioni. Una riforma che allontana l’accesso al pensionamento, con un’elevazione del requisito d’età mediante nuove finestre e con l’introduzione dell’agganciamento continuo (triennale) alla speranza di vita. Risultato: chi oggi lavora andrà in pensione più tardi, così compensando una parte degli oneri che oggi servono a far quadrare i conti del bilancio pubblico. Riforma pensioni «zoppa». Quella delle pensioni (si vedano pagine seguenti) è certamente una delle principali novità della manovra correttiva. Tre i capitoli portanti, come si vede in tabella; ma il grande assente è il quarto capitolo: la previdenza integrativa (i fondi pensione). Nessun intervento è stato messo in cantiere, perdendo un’occasione di intervento per stimolare il risparmio previdenziale privato (soprattutto se con incentivi) che, oggi più di ieri, si profila necessario e indispensabile per «adeguare» i futuri assegni pensionistici. Le altre novità. Accanto al capitolo pensioni, di particolare rilevanza soprattutto per le imprese è la riforma della riscossione dei contributi Inps. Dall’anno prossimo, infatti, per tutti i debiti contributivi, le aziende riceveranno dall’Inps un «avviso di addebito» a fronte del quale avranno 60 giorni per regolarizzare, pena l’espropriazione forzata. La sicurezza sul lavoro, invece, ottiene una proroga per l’imminente adeguamento delle misure contro il rischio stress lavoro correlato (doveva scattare il 1° agosto ma slitta al 31 dicembre). Scongiurato, inoltre, l’aumento del costo del lavoro che sarebbe dovuto salire dello 0,09% dal prossimo 1° gennaio. Infine il capitolo invalidità: prosegue la lotta ai falsi invalidi, con misure (per esempio quelle a carico dei medici) che incrementeranno l’effetto deterrente per chi voglia fare il furbo accaparrandosi una rendita sulle spalle dello stato.

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