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Pensioni e digitalizzazione della Pa nel Programma nazionale di riforma

Il governo sta limando il Pnr, il Programma nazionale di riforma che a breve il consiglio dei ministri approverà per poi mandarlo a Bruxelles entro la fine del mese. Il Pnr è uno dei tre documenti fondamentali previsti dalla nuova sessione europea di bilancio. Rispetto alle versioni preliminari inviate dagli stati lo scorso novembre, la commissione di Bruxelles ha chiesto agli esecutivi nazionali di stimare l’impatto in termini di Pil (prodotto interno lordo) delle riforme approvate, in cantiere oppure pianificate. Il Tesoro, dopo aver sentito i tecnici dei principali ministeri economici coinvolti, ha redatto una bozza del Pnr. «L’insieme di tutte le misure prese in considerazione», si legge nel rapporto non pubblico, «determina nel quadriennio 2011-2014 un impatto positivo sul tasso di variazione del Pil pari in media a 0,4 punti percentuali all’anno». Nello stesso periodo, «l’effetto sul tasso di variazione dei consumi, degli investimenti e dell’occupazione è pari in media annua a 0,3 punti percentuali». Questi risultati si confermano nel triennio successivo (2015-2017) con un impatto medio annuo sul tasso di variazione del Pil di 0,3 punti. Nel triennio successivo (2018-2020), secondo le elaborazioni governative, gli investimenti registreranno un forte incremento del loro tasso di variazione (0,7 punti percentuali in media annua), mentre l’effetto sul tasso di variazione del Pil risulta di 0,2 punti percentuali l’anno. La bozza del Pnr, comunque, sottolinea che i risultati macroeconomici delle riforme e il loro grado di efficacia potrebbero risentire della tempistica con cui saranno realizzate e della congiuntura, se espansiva o recessiva. «Questa nota di cautela potrebbe applicarsi all’attuale fase ciclica, caratterizzata da una ripresa alquanto debole dopo la crisi economico-finanziaria», è scritto nel documento. Per queste ragioni, allo scenario di base, il Pnr affianca uno scenario «prudenziale», dove l’entità degli shock simulati attraverso i modelli è stata ridotta del 50 per cento. Fa eccezione la stima dell’intervento legato alla riforma pensionistica dato che questa si può considerare a regime, secondo palazzo Chigi. Proprio il lavoro e le pensioni costituiscono una delle sette aree su cui l’esecutivo, a partire dal ministero dell’economia, pensa di concentrare gli interventi. Si punta tra l’altro «ad ampliare la contrattazione decentrata senza impatto per il bilancio dello stato». Un altro ambito su cui il dicastero retto da Giulio Tremonti punta con particolare attenzione è «l’efficienza amministrativa», insieme con il ministro dell’Innovazione nella pubblica amministrazione, Renato Brunetta: «Sono stati previsti ulteriori interventi diretti al miglioramento dell’efficienza (stanziate risorse pari a 2 milioni di euro per l’anno 2009 e 8 milioni a decorrere dall’anno 2010 per l’istituzione e l’operatività della Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità della amministrazioni pubbliche) e della digitalizzazione della pubblica amministrazione». L’obiettivo delle altre riforme è quello di non incidere eccessivamente sugli equilibri della finanza pubblica. Sono riproposte le innovazioni in fieri del sistema fiscale e contributivo «volte a realizzare una redistribuzione tra tassazione diretta e indiretta e una riduzione del carico tributario per imprese e lavoratori». Per tali riforme in divenire, l’impatto sul bilancio dello Stato non può essere, al momento, quantificato. Maggiori certezze sugli effetti per i conti pubblici arrivano dal «Piano nazionale per le reti di nuova generazione», per il quale sono state predisposte operazioni di partenariato pubblico-privato in cui sarà coinvolta la Cassa depositi e prestiti «ma non ci sarà alcun impatto per i saldi di finanza pubblica».

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