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Pedaggi, vincono gli enti locali

No ai pedaggi autostradali sulle autostrade in gestione diretta Anas nella provincia di Roma (Grande Raccordo Anulare e Roma-Fiumicino) e agli aumenti in alcuni caselli vicino la capitale. Il TAR del Lazio ha annullato il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che lo scorso luglio, nell’ambito della manovra finanziaria, aveva fatto scattare nuovi pedaggi su autostrade e raccordi autostradali Anas. La sentenza del Tribunale amministrativo (la n. 01566/2011) è stata pronunciata su un ricorso della Provincia di Roma con l’intervento del Codacons, di 43 comuni della provincia e della Provincia di Rieti. Il decreto del governo era già stato sospeso lo scorso 29 luglio. Per il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, “con la sentenza il TAR seppellisce definitivamente la volontà del governo di introdurre i pedaggi sul Raccordo anulare e ancora una volta dà ragione alla Provincia di Roma che si è subito opposta a questa tassa iniqua”. “È stata una vittoria dei cittadini contro un grave sopruso – riprende Zingaretti – che avrebbe colpito in modo indiscriminato i lavoratori, il sistema delle imprese e gli studenti in un momento di grave crisi economica. Una tassa ingiusta, che abbiamo subito contrastato un anno fa con la massima fermezza rivolgendoci alla giustizia amministrativa”. “Il governo va avanti. Il pronunciamento del TAR del Lazio è semplicemente la coda di una vicenda già conclusa”, risponde il vice ministro alle Infrastrutture e trasporti della Lega Nord Roberto Castelli: “è veramente inconcepibile che amministratori che dovrebbero essere responsabili assumano posizioni così demagogiche. Gli stessi che si riempiono la bocca con l’Unità d’Italia difendono gli assurdi privilegi per i quali alcuni cittadini possono non pagare ciò che i restanti milioni di italiani pagano”. Oltre al ricorso della Provincia di Roma sull’aumento dei pedaggi per le autostrade Anas e in alcuni caselli, il TAR del Lazio ha accolto anche quello presentato ‘a livello nazionale’ dal Movimento difesa del Cittadino (MdC): il Tribunale ha così annullato in toto il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 giugno 2010 che prevedeva gli aumenti, a prescindere dai singoli territori. Erano stati infatti 8 gli enti locali a ricorrere distintamente ai giudici amministrativi: oltre alla Provincia di Roma, il Comune di Fiano Romano, la Regione Toscana e le Province di Rieti, Pescara, Siena (l’unica sentenza ancora non depositata), Firenze e Ferrara. Un nono ricorso era stato avanzato a livello nazionale dall’MdC, risolto con sentenza n. 01576/2011. Gli aumenti sui pedaggi erano comunque sospesi dal primo settembre 2010, dopo un primo ricorso degli enti locali.

REAZIONI
“La sentenza conferma che il sistema scelto dal governo mascherava una imposta che non si aveva il coraggio di chiamare tale e infatti si faceva pagare anche a chi non usava le autostrade oggetto di intervento mentre che le usava poteva benissimo non essere sottoposto ad alcun pagamento”, dice l`avvocato di MdC Gianluigi Pellegrino: “La sentenza è importante anche per il prosieguo della vicenda, perché impone che pure le tariffe a regime siano sempre parametrate al tratto di strada che si percorre. Quindi nemmeno in futuro il governo potrà fare pagare per l’uso ad esempio del raccordo i Roma, a prescindere da quale tratto del raccordo si percorre”. “Dal TAR è arrivato un segnale molto importante, ma la vera battaglia ce l’abbiamo davanti”. È il commento del sindaco, Gianni Alemanno. “Questo – ha spiegato – è il completamento della sospensione che già era avvenuta. Si tratta di pedaggi messi preliminarmente, in vista delle macchinette. La vera battaglia però è un’altra ossia contrapporsi a queste macchinette, fermo restando che parliamo sempre di pedaggi rispetto a persone che utilizzano le autostrade e non a chi si sposta da una parte all’altra della città di Roma”. “È una vittoria dei cittadini. Le Istituzioni si sono battute contro un provvedimento ingiusto e che avrebbe penalizzato soprattutto i pendolari che si spostano per motivi di lavoro e di studio”, fa eco il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. “La decisione va nella direzione giusta – aggiunge Polverini – la Regione Lazio aveva da subito sostenuto il ricorso presentato dalla Provincia di Roma, a riprova di come, quando si tratta di avere a cuore i bisogni e diritti delle persone, le istituzioni sanno dimostrarsi unite”. “Con l’annullamento da parte del TAR del Lazio del decreto governativo che aveva aumentato i pedaggi la scorsa estate si chiude una pagina davvero imbarazzante per il governo che ha tentato di mettere le mani nelle tasche dei pendolari senza motivo”. Lo ha dichiarato in una nota il capogruppo del Pd in commissione Trasporti alla Camera, Michele Meta. “Si tratta di una clamorosa bocciatura della forzatura dei Ministri Tremonti e Matteoli – ha aggiunto Meta – che avevano pensato bene di scaricare sulle spalle dei cittadini i costi della crisi economica. Non bisogna però perdere di vista l’obiettivo più insidioso ovvero i nuovi pedaggi su 1300 chilometri di autostrade Anas, tra i quali il Gra di Roma ed altri raccordi strategici, che dovrebbero entrare in vigore dal prossimo primo maggio”. Per questo motivo, ha spiegato il deputato Pd, “abbiamo presentato un emendamento al decreto milleproroghe, in discussione alla Camera in queste ore, per chiedere di rinviare i nuovi pedaggi alla fine dell’anno. Questo perché l’intera procedura è viziata da confusione e impantanata sempre per responsabilità del Governo che non ha ancora emanato il decreto per individuare le tratte e le modalità di tariffazione, come prevede la legge. Fermo restando che siamo contrari ai nuovi pedaggi sulle strade Anas e che, alla luce della sentenza del TAR di oggi, c’è bisogno di maggiore chiarezza per evitare altre brutte figure”. Bene il TAR del Lazio sui pedaggi, fanno sapere Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef che, in una nota, affermano: “in questo modo il TAR ha ristabilito giustizia, evitando le pesanti ricadute che queste inaccettabili decisioni avrebbero comportato per i cittadini”. “Come prospettato dai nostri osservatori – si legge – tali ricadute avrebbero pesato soprattutto sulle tasche dei pendolari, ed avrebbero potuto ammontare addirittura a circa 60 euro al mese, per un totale di 720 euro annui. Per non parlare, poi, delle ricadute nella determinazione dei prezzi dei beni trasportati, con importanti effetti inflazionistici”. “Quello che ci auguriamo ora – conclude la nota – è che si rispetti una volta per tutte tali disposizioni, senza inventare trucchetti ed escamotage per aggirarle, a danno dei cittadini”.

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